L'escalation incontrollabile

La designazione da parte di Putin del governo ucraino come "terrorista" apre a nuovi scenari operativi e indebolisce le possibilità di negoziato. Parallelamente, gli Stati Uniti, apparentemente in fase di ridimensionamento in Europa, sono in realtà impegnati in una ricalibratura strategica contro la Cina. Il rischio di una crisi di fiducia tra potenze nucleari potrebbe minare l’equilibrio MAD e alimentare dinamiche tutt'altro che desiderabili.

I predatori che spiano

Nel cuore dell’Unione Europea si espande silenziosamente un’infrastruttura di sorveglianza globale, gestita non da governi, ma da aziende private con legami militari e diplomatici. Dallo scandalo Pegasus ai più recenti Predator Files, emergono prove di una rete industriale che, attraverso società di comodo, fondi offshore e triangolazioni legali, consente la diffusione di spyware come Predator, usato per spiare politici, giornalisti e diplomatici. Al centro di questa rete c’è Intellexa, consorzio franco-israeliano con base a Cipro e ramificazioni in tutta Europa. Il vuoto normativo dell’UE, l’ambiguità politica e l’opacità giuridica hanno trasformato l’Europa da vittima a complice.

Il nuovo impero della cocaina

Il traffico di cocaina ha assunto nel XXI secolo una dimensione profondamente diversa rispetto al passato. Il Venezuela, ormai considerato un “narcostato”, utilizza infrastrutture civili e militari per facilitare l’esportazione verso l’Africa Occidentale, che funge da zona cuscinetto grazie alla debolezza istituzionale. Da lì, la cocaina prosegue verso i porti turchi, in particolare Mersin, sempre più citati in indagini internazionali. Per opporsi a un sistema così radicato servirebbe una risposta internazionale coordinata, che ad oggi manca. Il fenomeno del narcotraffico è ormai logistico e geopolitico, non più soltanto criminale.

Geopolitica del sottosuolo

Il vero volto dell'accordo fra Washington e Kiev sulle terre rare è politico, non economico. L'obiettivo, infatti, non è più la vittoria totale, ma una gestione razionale del territorio ucraino. Territorio che sarà parzialmente integrato nell’economia occidentale, mentre una sua fetta resterà sotto controllo russo.

Un esempio di guerra ibrida

Il 6 dicembre 2024 la Corte costituzionale della Romania ha annullato le elezioni presidenziali: un gesto straordinario da un’ampia interferenza straniera. Il beneficiario di questa manipolazione, Călin Georgescu, candidato ultra-nazionalista e apertamente anti-NATO, aveva inaspettatamente conquistato il primo turno. L’annullamento, pur giustificato sul piano legale, ha evidenziato una verità più profonda: la democrazia rumena è diventata l’anello debole nella catena di sicurezza dell’Alleanza Atlantica. Nel cuore del fianco orientale della NATO, ogni instabilità a Bucarest diventa una questione transnazionale. E la Romania, oggi, è tutto fuorché stabile.

La Serbia in un limbo geopolitico

Tra i grandi stravolgimenti mondiali è passata un po’ in secondo piano la questione Balcanica. Lo scorso 15 marzo è in andata in scena a Belgrado la più grande protesta della storia del Paese. Ma per quale motivo? Al di là di tifoserie e campanilismi, può realmente cambiare qualcosa?

Sei mesi d'autonomia

Le notizie principali di questi giorni sono legate alla sospensione degli aiuti Usa all’Ucraina e alla continuazione dell’impegno militare da parte dell'Unione Europea: gli scenari possibili del conflitto danno a Kiev un tempo limitato per cercare di compensare il congedo del suo primo sostenitore. Il tempo scorre inesorabile e la Permanent Structured Cooperation (PESCO) voluta da Bruxelles potrebbe non essere sufficiente.

Un losco affare serbo

Il primo novembre alle ore 11:33 è crollato il tetto della stazione di Novi Sad in Serbia provocando 14 vittime. L’episodio pone nuova attenzione sulla situazione dell’edilizia pubblica serba, sempre più lontana dalle normative europee e sempre più vicina alle mafie. Le proteste di massa che sono seguite all'incidente hanno visto la partecipazione di una fascia trasversale della popolazione, oltre a violenti disordini sedati dalla polizia.

Pechino, una potenza sul mare

Lo sviluppo della Marina Militare della Repubblica Popolare (PLA Navy) è un tema di crescente interesse geopolitico. Il rapporto del 16 dicembre 2024 del Dipartimento della Difesa USA ha evidenziato come tale flotta sia destinata a divenire la più numerosa e potente del mondo in brevissimo tempo.

Un regalo di Natale anticipato

Dopo l’elezione del futuro Presidente degli Stati Uniti d’America molte cose per l’Ucraina e Zelensky stanno cambiando e i negoziati si fanno sempre più vicini. Ma Biden lascia al futuro inquilino della Casa Bianca l’autorizzazione all’utilizzo di missili a lungo raggio in territorio nemico. Un lascito che potrebbe complicare la strada verso il tavolo delle trattative.

Il piano utopistico

Il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha da poco illustrato i punti fondamentali del Piano per la vittoria ucraina presso il Consiglio Europeo. Leggendo quelli resi pubblici ci si rende immediatamente conto della loro irrealizzabilità, a partire proprio dai rifornimenti militari. Si può dunque ancora concretamente parlare di un piano per la vittoria?

L’esercito fantasma

È dal 2022 che velatamente si sente parlare del fenomeno delle defezioni ucraine, la cui supposta marginalità è sovente smentita dai fatti: gli ucraini in poco più di due anni di guerra hanno visto defezioni e fughe dalla leva per un ammontare di circa cinquecentomila unità. Un'emorragia devastante di circa settecento uomini al giorno.
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