Non fare nulla e vincere

Nella terza guerra mondiale a pezzi, i cui frammenti si richiamano e si saldano l’uno all’altro, la Cina offre a Taiwan una pace con la pistola sotto il tavolo, valida solo finché le condizioni della riunificazione le decide la madrepatria, che resta “pacifica” soltanto se a stabilirne tempi, forme e limiti è Pechino. Intanto Washington, nonostante l’impegno in Medio Oriente, continua ad armare la deterrenza di Taiwan, che non appare affatto un corpo docile da traviare per l’Impero del Cielo. Vale la lezione di Sunzi: piegare l’avversario prima ancora della battaglia.

Dai libretti rossi al male di vivere

La Cina sempre più mostra fratture interne che indeboliscono il legame tra Partito e società. I giovani smettono di credere nel futuro promesso e si ritirano dalla competizione economica e sociale. Il potere risponde con controllo e retorica mobilitante ma senza una visione capace di rigenerare fiducia. Ne risulta un sistema formalmente stabile che però consuma capitale umano, motivazione collettiva e capacità di adattamento nel medio periodo.

Un mare sempre più Nero

Le dichiarazioni del leader turco Tayyip Erdogan e del Ministro degli Esteri Hakan Fidan testimoniano la percezione di insicurezza di Ankara, vittima collaterale degli scontri bellici marittimi tra Russia e Ucraina che si stanno consumando nel Mar Nero. La Turchia tenta di scongiurare un’ulteriore escalation, che minerebbe i suoi interessi vitali nell’area.

La dinastia Marcos al capolinea

Dopo la fuga a Madrid del faccendiere Zaldy Co, anche la Iglesia ni Christo ritira l’appoggio al Presidente delle Filippine, rendendo il finale di legislatura sempre più teso e problematico.

Il desiderio di una pace ingiusta

Con l’uscita dell’ultima proposta di pace americana è calato il gelo tra i commentatori europei. L’impressione è che questa volta la realtà non sia più rimandabile, gli equilibri sul campo e le posizioni diplomatiche non più dissimulabili. La pace ingiusta non è più rifiutabile perché l’alternativa è una ancora più ingiusta. Per i massimalisti più irriducibili sono tutti traditori: americani voltagabbana, europei troppo timidi, ucraini che attaccano il leader per un innocuo malcostume (pertanto, sicuramente imbeccati da nemici esterni). Cosa attende invece chi accetta la realtà?

L’eredità invisibile di Shinzo Abe

Il mare, più della terra, definisce l’identità strategica del Giappone. Sotto la nuova guida di Sanae Takaichi, Tokyo rilegge l’eredità di Abe e prepara un nuovo ciclo di assertività militare per contenere l’espansione cinese. Tra demografia in declino, turismo soffocante e un sistema internazionale instabile, riemerge un Paese che non vuole più limitarsi alla difesa passiva, ma ritrovare centralità nel grande equilibrio indo-pacifico.

Il sogno cinese è appena iniziato

Saggio denso e visionario, "La Cina ha vinto" di Alessandro Aresu (Feltrinelli, 2025) invita a guardare oltre i pregiudizi occidentali per comprendere la logica profonda del potere cinese. Attraverso la figura di Wang Huning, teorico del "Partito-Impero", Aresu mostra come conoscenza, pazienza e armonia sociale abbiano reso la Cina un attore indispensabile dell’equilibrio mondiale contemporaneo.

Revisionismo all'orientale

Cina e Giappone si fronteggiano da secoli, acuendo differenze e punti di faglia che, malgrado le razionali liaison politiche, continuano a manifestarsi. Gli imperi non finiscono: la Cina ha solo cambiato il colore dal celeste al rosso, mentre il Giappone, conscio di dover rivedere criticamente il pacifista articolo 9 della sua Costituzione, si riarma. La storia, pur procedendo, continua a proporre scene già viste.

Il costo della mediazione

L’8 agosto del 2025 segna un punto di svolta nelle relazioni fra Azerbaijan ed Armenia. L’intesa raggiunta fra i due Stati sembra porre finalmente fine al conflitto del Nagorno Karabakh, che incessantemente dal 1988 ha tenuto i due in aperta ostilità. A mediare le richieste e le pretese è Donald Trump, o meglio: gli Stati Uniti. Il prezzo della mediazione è caro per tutta la regione: è in atto una trasformazione che modificherà radicalmente gli assetti geopolitici del Caucaso meridionale.

Pechino è pronta

Per la Cina, la parata militare ha un duplice obiettivo: mostrare le proprie capacità militari e la compattezza del suo popolo, così come la possibilità di far affidamento su partner strategici per sviluppare il progetto geopolitico orientale, che mira a creare un nuovo sistema internazionale in cui l’Occidente sarà costretto a subire la storia, invece di farla.

Una successione contesa

Con l’avvicinarsi della fine della vita di Tenzin Gyatso, 14° Dalai Lama, la questione della sua successione riapre uno dei fronti più delicati della geopolitica asiatica. Il recente annuncio del leader spirituale, che ha riaffermato l’autonomia della sua reincarnazione dal controllo cinese, ha sollevato nuove tensioni tra Pechino e la diaspora tibetana.

L'Est è il nuovo mondo

Viene riaperto il dialogo riguardante il RIC, meccanismo trilaterale tra Russia-India-Cina ormai inattivo dal 2020. I ministri degli Esteri dei rispettivi paesi, in modo diverso tra loro, esprimono il loro interesse al possibile ritorno di tale formato. In ambito commerciale e politico sarebbe un grande balzo in avanti, ma rimane la criticità nei rapporti bilaterali tra Pechino e Nuova Delhi che, nonostante il miglioramento, sono ancora in uno stato grigio. Le tariffe aggressive di Trump hanno senza dubbio favorito il ritorno di questa opzione, che nelle intenzioni dei tre paesi rappresenterebbe un ulteriore avanzamento per arrivare a costruire un sistema geopolitico multipolare.
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