Panzer baltici

Il fianco orientale della NATO si rafforza con il dispiegamento di truppe tedesche in Lituania, mossa che va inquadrata nella strategia di contenimento nei confronti di Mosca e delle sue mire geopolitiche, con l’obiettivo di preservare lo status quo nello spazio post-sovietico.

Dopo la globalizzazione

E se sotto il caos voluto del Presidente americano si celasse una certa chiarezza, dimostrata dalle ultime iniziative dell’Amministrazione, sulla metamorfosi indispensabile nella strategia e sul divario tecnologico americano che in un futuro più o meno prossimo possa garantire l’egemonia? La politica americana spasima di capire cosa avverrà dopo la globalizzazione classica. E il mondo con essa. Cercare di fare un bilancio di questi primi mesi di nuova amministrazione statunitense, dunque, non è solo utile, è anche fondamentale per capire dove andrà l'Italia.

L’interdipendenza come arma

A differenza delle previsioni teoriche sull’embedded liberalism, le interdipendenze tra economie non hanno generato una stabilità permanente, ma piuttosto moltiplicato le fonti di rischio e ampliato la sfera della sicurezza nazionale.

Il 2025 è un nuovo 1971

Gli Stati Uniti scelgono di riscrivere le regole prima che siano le regole a travolgerli, riaprendo con i dazi una fase di riordino industriale e riequilibrio macroeconomico. Trump, voce del disagio produttivo, traduce il malcontento in un cambio di rotta che mette in discussione il libero scambio come dogma.

L'insostenibile ottusità del riarmo

Aumentare la spesa militare, come sostenuto dalla Premier, per sostenere sull’asse geopolitico il ruolo del nostro Paese nel caos mondiale (segnato dalla rimonta delle politiche di potenza degli Stati Uniti e il consolidarsi dei loro rivali) è davvero una scelta previdente o corre il rischio di trascinarci in una spirale fatale con una guerra ai confini che avremmo tutto l’interesse a disinnescare?

La manifattura italiana è in allerta rossa

Il declino industriale ha compiuto due anni a gennaio. La guerra russo-ucraina ha soltanto un mese in più. Il calo procede ad un ritmo che ignora la successione delle maggioranze politiche e dei governi. I caratteri problematici durano da lungo tempo.

Motoseghe e bisturi

Intervenire sull’economia di un Paese, per di più complicato e in difficoltà come l’Argentina, può essere un intervento delicato. Ecco perché forse occorrerebbe usare il bisturi invece della motosega. Milei alla prova della sua credibilità.

Le scritture nascoste nell'epoca digitale

La crittografia ha attraversato millenni come strumento di potere e ribellione, evolvendosi da codici spartani a software rivoluzionari. In bilico tra sicurezza nazionale e privacy individuale, rappresenta oggi il cuore della battaglia tra controllo statale e libertà civili nell'era digitale.

Putinomics in chiaroscuro

Sanzioni e previsioni degli esperti davano (e danno) l'economia russa come prossima al collasso. La crescita del 3,6% sarebbe così "drogata" dalla guerra in Ucraina, mentre altri comparti starebbero soffrendo la conversione del Paese alle contingenze belliche. La realtà, però, è molto più complessa, e ci parla di un Paese che potrebbe essere molto più produttivo, ma che allo stesso tempo non soffre di molti dei mali delle economie occidentali.

Il senso di Helsinki per la guerra

I rumori ovattati dalle distese innevate non allontanano i pericoli incombenti di un rinnovato conflitto. Epigoni dei combattenti degli anni Quaranta, i finlandesi si preparano al peggio e, prima che il sole sorga, si accingono a difendere per l’ennesima volta la loro terra dal nemico di sempre, la Russia.

Il protezionismo d'acciaio di Biden

Con un colpo di coda, il presidente americano uscente ha deciso a gamba tesa di fermare il processo di fusione tra il colosso dell’acciaio Nippon Steel e il produttore statunitense US Steel di Pittsburgh, invocando la difesa della sicurezza del Paese da influenze esterne. Tutto il contrario di quanto avvenuto in Italia negli ultimi decenni.

Lagardenomics, o della liquidazione totale

Hanno fatto discutere le parole della Governatrice BCE Christine Lagarde, che ha proposto di rispondere alle future politiche economiche trumpiane incoraggiando un maggiore consumo americano. Una contrarietà a dinamiche di tit-for-tat, ossia ‘occhio-per-occhio’, che in mancanza di reciprocità è difficile pensare non andranno comunque a concretizzarsi.
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