OGGETTO: La guerra cognitiva si combatte con il Fentanyl
DATA: 12 Maggio 2026
SEZIONE: Società
Dal papavero sumero al soma di Huxley, dall'eroina usata dai servizi di intelligence negli anni Settanta al Fentanyl dei cartelli messicani: il rapporto tra potere e sostanze che alterano la mente è antico quanto la civiltà. Ogni epoca ha il suo veleno. La nostra ne ha trovato uno che arriva a domicilio come un pacco Amazon e colpisce la volontà prima ancora del corpo.
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Lo scorso 15 dicembre il Presidente Trump ha emanato un decreto che inserisce il Fentanyl e i suoi principali precursori tra le Armi di Distruzione di Massa, designandoli ufficialmente una “potenziale minaccia per la sicurezza e il benessere della nazione, assimilabile ad un attacco terroristico su larga scala”. Il potentissimo antidolorifico che ha sconvolto intere aree del paese – dalla ricchissima California all’America profonda e deindustrializzata della “rust belt” – esce dunque dal dominio della salute pubblica e delle analisi sociologiche per entrare formalmente in quello della geopolitica, ponendosi come un’arma ibrida capace di erodere il capitale umano di una nazione e la sua stessa sovranità.

Nuova frontiera del narcotraffico, il Fentanyl sfrutta le vulnerabilità delle frontiere esistenti per creare una rete di distribuzione globale, mutevole e sfuggente: facile da produrre, occultare e diffondere attraverso “proxy” criminali, la dose arriva direttamente a domicilio come un bene di consumo qualsiasi. Come fa notare Mario Caligiuri, il rischio è di relegare una sostanza illecita a semplice strumento di profitto criminale, quando invece assomiglia sempre più ad un attacco biochimico di massa. Che, in quanto tale, deve essere inquadrato nell’ambito di una vera e propria Guerra Cognitiva: il cui l’obiettivo non è più occupare territori, ma occupare menti.

D’altronde, il rapporto tra l’essere umano e le sostanze che alterano la percezione è antico quanto l’umanità stessa: e con esso il dualismo costitutivo del fenomeno. Già nella cultura greca, la parola “Pharmakon” sanciva questa ambivalenza, qualificando contemporaneamente il “rimedio” e il “veleno”. E se è vero che è la dose a fare il veleno, saggiamente il suo utilizzo fu in origine mediato e guidato, di norma all’interno di rituali collettivi: se il papavero da oppio era già Sumeri la “Pianta della Gioia”, gran parte delle civiltà storiche testimoniano l’uso di droghe per accedere a stati di percezione superiore. Una costante antropologica che Emil Cioran ha espresso mirabilmente: “L’uomo è un animale che adora gli dèi; quando non ha gli dèi, adora le droghe”.

È stata la modernità a spezzare questo equilibrio: il rito collettivo si è trasformato in consumo, e, come osservava Jung, con la marginalizzazione del sacro “gli Dei sono diventati malattie”. Fuori dal contesto cerimoniale, la spinta ad uscire dal mondo per attingere al metafisico è diventata una vana fuga dal mondo, verso la solitudine e l’abbandono: per Elémire Zolla, nella società moderna la promessa di comunione con il divino diventa un’estasi fallita, una protesi per delle anime che non sanno più né stare al mondo, né navigare nell’invisibile.

Lo capì tra i primi Charles Baudelaire, che cercò nei Paradisi Artificiali dell’hashish e dell’assenzio la reazione all’alienazione e alla noia indotte dalla prima rivoluzione industriale: le sostanze diventano per lui un moltiplicatore della percezione e degli spazi creativi, mentre il poeta maledetto diventa l’archetipo di un nuovo rivoluzionario decadente. Ciò ha delle precise ricadute sociali, perché l’uso ludico della droga può portare ad una limitazione della volontà e dell’autogoverno di sé, con il rischio che il processo diventi irreversibile e renda l’individuo disorientato e facilmente manipolabile. E così che nel Novecento – parallelamente alle tendenze autocratiche, al progresso tecnologico e alle dinamiche del controllo sociale – irrompe sulla scena una nuova funzione sociale delle sostanze stupefacenti. Se in Baudelaire prevaleva una dimensione individuale nel rapporto tra uomo e sostanza – “Il vino somiglia all’uomo: non si saprà mai fino a che punto lo si possa stimare o disprezzare.” – nel Nuovo Mondo di Huxley si compie a livello letterario la completa distorsione del paradigma antropologico. Offerto liberamente dal Governo, il Soma è una droga perfetta e gradevolmente euforizzante, “con tutti i vantaggi del cristianesimo e dell’alcool e nessuno dei loro difetti”: la sostanza psicoattiva, nata per aprire all’uomo le porte di un altro mondo, diventa in questa prospettiva strumento per governare le masse, favorendo il conformismo e addomesticando la conflittualità sociale.

Roma, Aprile 2026. XXXIII Martedì di Dissipatio

Come spesso succede all’arte autenticamente ispirata, la profezia distopica di Huxley non si rivela lontana dalla realtà, perché con la generazione psichedelica il consumo di stupefacenti si diffonde massicciamente nella controcultura e nei movimenti di protesta giovanili ed operai. Dagli anni ‘70 le droghe entrano ufficialmente nell’arsenale delle minacce ibride: attività coordinate e sinergiche, solitamente difficilmente attribuibili, mediante cui si cercano di colpire le debolezze dei Paesi target, con l’intento di danneggiarli, destabilizzarli e indebolirli. Nel caso dell’eroina, che diventa il vettore principale, la sostanza diventa sia strumento offensivo, sia fonte di finanziamento per operazioni coperte. In questo contesto, la storia ha ricostruito molteplici attività da parte di molti servizi di intelligence, rivolte sia contro le minoranze e i movimenti di protesta interni, sia contro il nemico, per colpire fasce specifiche della popolazione, gruppi e singoli individui. Il disagio psichico e lo sviluppo delle dipendenze diventano quindi una potente leva geopolitica.

Tornando ai giorni nostri, e al decreto del Presidente Trump, il Fentanyl è il frutto avvelenato di un abbraccio mortale: da una parte una droga sintetica molto potente e dall’altra una società depressa e medicalizzata, che diventa il terreno perfetto per un attacco non convenzionale sotto forma di “sballo” a basso costo. Il tutto grazie alla presenza sulla scena di una serie di attori statuali e non statuali, che hanno trovato rapidamente la sintesi dei rispettivi interessi: dai produttori cinesi ai cartelli messicani, dagli intermediari del trasporto globale ai singoli corrieri locali. Fino al consumatore finale, che costituisce il vero anello debole della catena.

In un mondo dove l’individuo è già vulnerabile a causa della stimolazione continua della tecnologia e della dipendenza digitale — i loop di dopamina indotti dai social media sono da tempo oggetto di attenzione — il Fentanyl rischia di essere il colpo di grazia all’autodeterminazione della volontà e allo sviluppo del pensiero critico. L’uomo contemporaneo diventa così un nodo di una rete, un ibrido uomo-macchina la cui percezione è costantemente manipolata da stimoli chimici o digitali. Siamo lontanissimi dalla Mente Estesa di Aldous Huxley, che immaginava un uso controllato della mescalina per spalancare le Porte della Percezione e superare i condizionamenti della mente che limitano la pienezza della Coscienza. Così come sembrano orientarsi nel senso più sinistro le riflessioni di Zolla sui paradisi artificiali e i bit: “Se si combineranno le visioni alterate da allucinogeni alle percezioni virtuali, tutti potranno disporre di ogni tipo di realtà: nella misura più ampia possibile, con l’intensità più esasperata e continua”.

L’Intelligenza Artificiale rischia di agire come acceleratore di questo processo, permettendo di elaborare meccanismi di dipendenza sempre più insidiosi e di profilare i consumatori con precisione chirurgica. La sfida del futuro non è dunque solo doganale o medica, ma riguarda la nostra sovranità cognitiva: il rischio è la creazione di una società di “zombie” funzionali, sedati da paradisi artificiali di varia natura.

L’unico antidoto è ridare centralità e dignità ad un paradigma educativo che restituisca al cittadino gli strumenti per decodificare la realtà, proteggendo la propria mente dall’aggressione simultanea della chimica sintetica e dell’algoritmo. Nel mondo di oggi, difendere la stabilità sociale significa comprendere che la guerra si combatte anche e soprattutto nel dominio della mente e della percezione: dobbiamo passare dall’essere consumatori passivi di allucinazioni collettive a navigatori consapevoli, capaci di distinguere tra la ricerca del piacere e l’anestesia indotta dal controllo. Senza un esercizio costante e coraggioso del pensiero critico, infatti, chi controlla la sostanza o l’algoritmo finirà per controllare la nostra realtà.

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