Il teatro invisibile della guerra

Giugno 2025 ha segnato una nuova fase del confronto israelo-iraniano, caratterizzata non da una guerra tradizionale ma da una forma di conflitto sospesa, verticale, asimmetrica e fortemente tecnologica. Il campo di battaglia non è la terra, ma il cielo – e, sempre più, il cyberspazio e lo spazio dell’informazione. Droni, missili di precisione e operazioni di guerra elettronica sostituiscono le truppe; la deterrenza si manifesta non con invasioni ma con dimostrazioni psicologiche calibrate al millimetro.

Dopo l'Iran c'è la Turchia

Le recenti dichiarazioni di Erdogan testimoniano la chiara intenzione turca di non volersi limitare ad osservare dall’esterno gli scontri che stanno avvenendo nella regione mediorientale, ma di volersi inserire con prontezza nella diatriba, cercando di scongiurare un’ulteriore escalation e la conseguente distruzione della potenza iraniana.

Il controspionaggio come forma di dialogo

Oltre le alleanze ideologiche, Mosca e Pechino celebrano un matrimonio di necessità sotto il sipario multipolare. Tra brindisi e contro-spionaggio, costruiscono una diplomazia fatta di dissimulazione e calcolo. L’asse sino-russo non nasce dalla cieca fiducia, ma dall’equilibrio tra dipendenza e controllo. Non è da leggersi come una rottura che incombe, si tratta di una sfida: rendere stabile una cooperazione imperfetta.

L'escalation incontrollabile

La designazione da parte di Putin del governo ucraino come "terrorista" apre a nuovi scenari operativi e indebolisce le possibilità di negoziato. Parallelamente, gli Stati Uniti, apparentemente in fase di ridimensionamento in Europa, sono in realtà impegnati in una ricalibratura strategica contro la Cina. Il rischio di una crisi di fiducia tra potenze nucleari potrebbe minare l’equilibrio MAD e alimentare dinamiche tutt'altro che desiderabili.

Israele è sempre più un ostacolo

Nel cuore di un Medio Oriente in trasformazione, le crescenti divergenze tra Stati Uniti e Israele minacciano di bloccare la regione, mettendo a rischio sia la stabilità locale che la costruzione di un nuovo ordine globale.

Smettiamola di morire di quorum

L’Italia in maggioranza ha smesso di scegliere da anni. Vuole solo essere lasciata in pace e spesso in panciolle, accettando anche di subire in silenzio. E se è vero, come ci hanno insegnato, che l’individuo è sacro, autonomo, responsabile delle proprie azioni e di quelle dei propri consimili, non è scritto da nessuna parte che queste ultime debbano ispirarsi ai più nobili intenti. Né che un’azione sia sempre preferibile, per convenienza, a una non-azione.

L'accelerazionismo frena

Elon Musk rompe con Trump e abbandona formalmente il DOGE. Dalla tecnocrazia alla deflagrazione: la faida si fa pubblica, e non si torna indietro. L’egemonia MAGA non è più unitaria, le fazioni si cannibalizzano. Musk lancia accuse gravi: Trump ha legami oscuri. È la fine dell’alleanza più ambigua del decennio.

La terza guerra dell'oppio

Il disavanzo commerciale alle origini del conflitto anglo-cinese e la nascita della sinofobia, a distanza di 150 anni, sembrano ancora influenzare i rapporti tra Cina e Occidente. Non è un caso che la guerra dei dazi e la guerra al Fentanyl siano così strettamente collegate.

Speculazioni sulla via della seta

Due nazioni un tempo unite nella “Madre India”, come la chiamava Gandhi. Antichi rancori religiosi, risalenti ai tempi delle incursioni e dei sultanati, poi saturati dall’era Moghul. Un piccolo Pakistan che si fa forte grazie alla competizione del suo avversario con veri e propri giganti, che non vedono l’ora di superare il Bharat nella corsa all’oro, ora che i suoi vecchi alleati si fanno più vulnerabili.

Breve storia trentennale degli Houthi

La situazione nello Yemen è calda, anzi caldissima. L’Operazione Aspides viene prorogata, e ci sono stati ulteriori attacchi e contrattacchi tra i ribelli Houthi e Israele. La regione rimane affacciata su un crocevia di primaria importanza per l’intero commercio navale internazionale, e quindi tutte le potenze con interessi nella regione sono in allerta. La crisi umanitaria è tragica, e non sembra esserci abbastanza spazio per una risoluzione nel breve termine.

La Libia è fondamentale

Fra la presenza di migranti pronti a lasciare il Paese per partire verso l’Europa e una forte crisi politico-economica, la Libia diventa terra fertile per i progetti delle grandi potenze, che mirano a sfruttare le debolezze delle élite politiche dell’area per insediarsi nelle dinamiche di potere dello spazio nordafricano. In questo quadro l'Italia rimane a guardare, in una stasi frutto della propria impotenza.

La Polonia decide il proprio futuro

Mentre il Primo Ministro polacco Donald Tusk va a Kiev per incontrare Zelensky, la Polonia si prepara per le elezioni presidenziali del 18 maggio, e sono molte le incognite sull’approccio che verrà adottato dal futuro Capo di Stato che ne uscirà, specialmente in termini di politica estera. Le formazioni storiche si scontrano mentre nuovi attori si aggirano nell’elettorato acquisendo sempre più popolarità, e anche in queste elezioni gli Stati Uniti si trovano tirati in mezzo più o meno indirettamente.
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