Un regalo di Natale anticipato

Dopo l’elezione del futuro Presidente degli Stati Uniti d’America molte cose per l’Ucraina e Zelensky stanno cambiando e i negoziati si fanno sempre più vicini. Ma Biden lascia al futuro inquilino della Casa Bianca l’autorizzazione all’utilizzo di missili a lungo raggio in territorio nemico. Un lascito che potrebbe complicare la strada verso il tavolo delle trattative.

Elon Musk è la chiave

Donald Trump ha vinto le elezioni e la Casa Bianca si prepara ad un ritorno al futuro su posizioni più conservatrici. Tuttavia, per Giorgia Meloni, è ancora presto per festeggiare. Protezionismo ed una politica estera più assertiva potrebbero rendere i rapporti con gli Stati Uniti meno facili del previsto. Così il ruolo di Elon Musk, con cui la nostra Premier condivide una "special relationship", potrebbe risultare fondamentale.

«Questo secondo mandato salda quel rapporto consolidato tra ideologie anarco-capitaliste, individualismo economico, libertarismo sul tema dell’espressione e conservatorismo sociale che Elon Musk, con X, propaganda». L'elegia trumpiana secondo Andrea Muratore

«Questa crescente consapevolezza politica necessita ora di concretezza: se i fatti non seguiranno le parole, l’Europa rischia di subire direttamente le fragilità e i conflitti di una superpotenza che deve capire il rapporto futuro tra sé e il resto del mondo. Una domanda che va oltre Trump e parla all’essenza strategica dell’America.»

La politica americana è una grande metafora

Il tentativo di decodificare l'incomprensibile dibattito pubblico d'oltreoceano non può fare a meno degli studi linguistici, solo apparentemente avulsi da significati politici e filosofici. Secondo George Lakoff, ad esempio, l’intera analisi filosofica va ricostruita tenendo conto dei risultati sperimentali delle neuroscienze e della psicologia cognitiva. Allo stesso modo, i suoi studi sulle "metafore concettuali" potrebbero rappresentare un valido aiuto per capire come mai nel 2024 il Paese più importante del mondo si ritrovi a dover scegliere fra Kamala Harris e Donald Trump.

Riscossa redneck

Il Sud degli Stati Uniti, da tempo ritenuto la provincia rurale e retrograda dell’America, sta invece emergendo come il nuovo centro pulsante del potere economico e politico del paese. La ristampa de "I terroni dell’impero. Viaggio nel profondo Sud degli Stati Uniti" (Marietti 1820, 2024) approfondisce il suo capitalismo iper-competitivo, privo di vincoli sindacali e sostenuto da incentivi fiscali, che permette di capire come questo “New South” riesca a sfidare la Rust Belt del Nord, ormai in declino.

Il trumpismo con altri mezzi

Leggere Hillbilly Elegy di JD Vance, candidato vicepresidente per Donald Trump, è il modo migliore per arrivare all'essenza delle istanze che il Partito Repubblicano vorrebbe far proprie in un prossimo futuro, cavalcando la decadenza della classe operaia bianca e l’ascesa al potere di una classe politica populista. Strizzando così l'occhio a proposte che lo avvicinano più al socialismo di Bernie Sanders che non ai neo-con al potere vent'anni fa.

Ipnosi e depauperamento

Ridurre il fenomeno delle elezioni americane ad un tentativo decostruttivo dei moventi psicosociali - deducibili dalle parole ben calibrate dei candidati - è l’inizio di un romanzo giallo sulle metodologie del potere. Onde discostarci da tale prospettiva, dovremmo accostarci al riscoprire alcune strutture su cui soggiace il partito Repubblicano. Quali sono i fondamenti di riferimento della struttura filosofica repubblicana, o almeno alcuni di essi? Forse prima ancora conviene partire da un obiettivo che accomuna le parti repubblicane e democratiche: la perpetrazione del potere e il depauperamento ideologico.

Il Deep State non si nasconde più

Un Joe Biden al tramonto lascia la corsa per la Casa Bianca. Il re è nudo, ma a prescindere da chi porti la corona lo Stato profondo continua ad esistere e a resistere. Ormai alla luce del sole. Contemporaneamente i repubblicani chiedono a gran voce una presidenza “imperiale”, slegata dai vincoli, formali ed informali, che hanno finito per soffocare la ribellione populista del 2016.

Lo Zar americano dell'antiterrorismo

In un periodo di feroci critiche verso l’intelligence Usa, Brett Holmgren è stato chiamato a dirigere il National Counterterrorism Center (NCTC), che collabora con l’FBI per la gestione delle minacce interne. Vicino al Partito Democratico, Holmgren dovrà agire durante quello che Michael Morell - ex Direttore della CIA - ha definito “il periodo più pericoloso dal 2001”. All’orizzonte preoccupano le Olimpiadi e il voto di novembre.

L'eredità di Biden nel Mar Nero

Joe Biden lavora a una nuova strategia per il Mar Nero, di concerto con i suoi partner regionali. Luminita Odobescu, ministro degli esteri rumeno, ha firmato con Anthony Blinken un accordo di cooperazione che passa anche da una convergenza militare, d’intelligence ed energetica. L’obiettivo è combattere l’influenza russa e cinese, aumentata esponenzialmente negli ultimi anni.

Il metodo Burns

Il 30 gennaio 2024 William Burns, Direttore della CIA, ha scritto un articolo intitolato "Spycraft and Statecraft" in cui delinea le sfide principali che attendono l'intelligence americana nei prossimi anni. L'America non è più l'incontestata superpotenza - scrive - ma è minacciata nei suoi interessi da Cina e Russia: per questo nuove e più raffinate metodologie d'approccio sono necessarie.

L'oppio del popolo americano

Capire la crisi degli oppioidi significa capire uno degli aspetti più oscuri dell’anima americana. Un'anima violenta, triste e solitaria, figlia del medesimo spirito che ne ha caratterizzato il successo. Oggi l'America profonda si ritrova a fare i conti con un male inedito o quasi, che inevitabilmente si riflette in politica, con tutte le conseguenze del caso.
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