Quello di Beirut era molto più di un porto

Il terminale della Mezzaluna Sciita, quel corridoio politico, strategico e trans-confessionale che collega l'Iran al Libano passando per l'Iraq e la Siria, garantendo dunque uno sbocco fondamentale ai cosiddetti "mari caldi" del Mediterraneo, è stato sabotato, o semplicemente messo fuorigioco dal caso.

Passaggio in Persia

Il viaggio di Alessandro Di Battista nella civiltà del Sacro.

Lezioni di geopolitica dall'acquisto dell'Alaska

Ci fu un tempo in cui l'Alaska parlava il russo, ma gli zar decisero di venderla agli Stati Uniti. Quell'affare ha cambiato profondamente il corso della storia, in favore degli Stati Uniti.

La guerra di Mr. Bannon

Dopo un periodo di relativa quiete, la crisi pandemica ha rilanciato la figura dell'ex capo stratega della Casa Bianca Steve Bannon che si è reso protagonista di alcune iniziative (il lancio del “marchio” New Federal State of China su tutte) che meritano particolare attenzione.

La sinofobia è un pranzo di gala

Secondo i nuovi complottisti l’operazione messa in campo dalla Cina per aiutare Italia avrebbe l’obiettivo di costruire l’immagine di un Paese responsabile e generoso per camuffare la vera finalità: penetrare le nostre industrie strategiche, le telecomunicazioni e perfino la nostra intelligence.

Solo Assad può salvare Erdogan

Il presidente turco, sempre più isolato sul piano internazionale e sempre più vicino ad essere inserito nella black list occidentale, di questo passo, rischia di suicidarsi nell'ultimo santuario di Al Qaeda in Siria. Ora gli resta solo un modo per sopravvivere politicamente: rispettare gli accordi di Astana e fare pace con Assad.

Geopolitica del coronavirus

Perché dietro l'allarmismo e il terrorismo mediatico che si sta facendo sul coronavirus si nasconde un altro capitolo dello guerra fredda contro Pechino.

L'egotismo dell'America first

Gli Usa si sono sempre approcciati in modo collerico alle questioni internazionali, un modo di fare dovuto alla fusione innaturale di nazionalismo e imperialismo universalista. Mentre l'impero americano si contorce su se stesso per colpa di uno scontro tra l'entourage di Donald Trump e i neocon più conservatori, il resto del mondo è vittima della perenne aggressività a stelle e strisce.

Convulsioni imperiali

Gli Stati Uniti sono nel bel mezzo di una guerra interna, tra centri di potere che vogliono imporre la loro visione del mondo e coinvolgono a forza l'intero sistema; una lotta che si trascina da anni e vede contrapposti l'entourage di Donald Trump e i neocon più conservatori: due fazioni che lottano per la sopravvivenza e mescolano pericolosamente la politica interna a quella globale.

Nella mente di Papa Francesco

Sulle spalle del pontefice argentino pesa come un macigno l'enorme responsabilità di evitare la dissoluzione della chiesa cattolica e guidarne la rinascita nelle periferie del mondo.

La politica neo-ottomana nuoce all'Europa

La strategia geopolitica di Erdogan mette a repentaglio gli interessi italiani ed europei. La colpa, però, è la mancanza di una strategia europea equa e condivisa, che ha sfavorito i Paesi meridionali tagliando fuori la Russia dalla partita energetica, e favorito le azioni sconsiderate della Francia e degli Usa per l’eliminazione di Gheddafi.

Nella mente di Macron

La visione del mondo di Parigi è senz'altro una delle più ricche e affascinanti, ma è anche quella che ha prodotto più vittime insieme a quella statunitense.
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