"Ho amato molto Céline".
"Tutti hanno discusso con Bene! Litigai perché lui voleva provocare una crisi; mi chiedeva, durante le prove di uno spettacolo, cose impossibili. Dopo una discussione molto “accesa” me ne andai. Lui, ovviamente, andò su tutte le furie perché gli tolsi il ruolo di decisore. Non ci lasciammo, però, definitivamente, perché di lì a poco dovevo tornare in scena, al teatro Argentina, nel ruolo di Fatina, nella ripresa del suo Pinocchio".
"Se per cinismo significa rinunciare ai luoghi comuni, allora sono una persona molto cinica. Sui sentimenti fondamentali, non credo di essere un uomo cinico".
“Non voglio morire, mai. Le cose migliori devono ancora arrivare”
“Un grave errore è stato quello di aver preso per oro colato la versione dei magistrati negli anni di Mani Pulite. Santificai Di Pietro, che non se lo meritava, e anche Borrelli”
"Mi spaventa sentirmi soggetto, personaggio, macchietta".
"Se Dio esiste, parla con la musica. La Lacrimosa di Mozart, tanto per dirne una, è un pezzo che ti porta quasi al Paradiso".
"Vivo qui perché ho un territorio enorme come Los Angeles dove perdermi. Una selva di città e cittadelle che si aprono come quinte teatrali. La grande città è una grande prigione. Poi considera che io faccio poca vita mondana. Sono un monaco e pellegrino. Comunque, sì, detesto che i Castelli siano diventati una cartolina turistica da fine settimana".
Il potere, come un sovrastare gli altri, non mi ha mai attirato. Non credo, poi, di meritare riverenza. Mi bastano stima e fiducia. La riverenza è nel mio animo, verso i maestri di ogni stagione e l’eredità formativa del passato
"Come vorrei essere ricordato? Uno che nella vita ha fatto tanta fatica, e ha sempre cercato di essere leale".
"Distruggo in continuazione: da un materiale che in potenza contiene tutte le forme, io ne tiro fuori solo una e lì c'è la responsabilità dell'artista".
"Essendo stato a scuola dai gesuiti, mi è impossibile non credere in Dio".