"Mi innamorai di Majakovskij, il grande illuso. Il tema, più che la gelosia, riguardava in realtà il mondo in cui è vissuto il poeta russo; un mondo fatto di utopie, dove i grandi delle avanguardie raggiunsero la massima felicità artistica".
"Il mio nome da adulto è Rabdo Man. L’uomo che trova l’acqua o i metalli preziosi sotto la superficie".
"Come vorrei morire? Non sta a me deciderlo, ma a Dio".
"Per fare lo sceneggiatore bisogna conoscere la storia della letteratura. E questo vale anche per la pittura e la musica, che ti aiutano a ricreare le immagini, i personaggi e i movimenti".
"Quando Vittorio leggeva man mano il mio lavoro, mi diceva: ma tu scrivi in versi! Io mi stupivo, credevo mi prendesse in giro, naturalmente aveva ragione lui. Da quel viaggio iniziatico e disgraziato, a Meana, che mi è quasi costata la vita, e dalla conseguente insonnia, ho scoperto di scrivere seguendo i ritmi e il canto di un poeta".
Le canzoni più belle, che siano di cantautori o di autori puri, restano per generazioni, le altre no.
"Io sono un polimaniaco dunque non sono contrario alle manie, che aiutano a vivere, ma sono contrario ai contesti monomaniaci. Ne trovo in ogni ambito, politico, religioso, artistico, ogni tanto ci capito in mezzo e dopo mezz'ora comincio a dare segni di asfissia".
"Ho nostalgia del cielo terso di fine giugno, delle chiacchierate infinite davanti al tè o alla vodka. Ho nostalgia del treno, sono stato due volte in treno in Urss, due volte in nave. Da Odessa c’era un servizio di linea Odessa-Venezia. Era impressionante ai tempi fare quella lunga traversata, con quegli ambienti e quelle situazioni quasi da romanzo. Ho nostalgia del treno, di quei tempi lunghi, come di quei sapori e odori che sono spariti anche nella Russia di adesso. Ho nostalgia dell’odore di quelle Papirosi (marca di sigarette, ndr), con quel tabacco di infima qualità che era diffusissimo nel Paese. Un Paese al quale sono indissolubilmente legato, e di cui continuo a studiare la storia".
"È inimmaginabile pensare che un qualunque indianino che arrivi a Londra, a Parigi, a New York, a Mosca, non abbia la consapevolezza del Bhagavadgita. Ce l’ha. Mentre qualunque piccolino della provincia o delle città italiane non sa neppure dell’esistenza dell’Iliade, manco se la immagina".
“Ogni imposizione scatena in me l’impulso alla trasgressione, e certo non sono di quelli che credono che l’importante è vivere. No, importante è come scegli di vivere”.