OGGETTO: La vittoria della realpolitik
DATA: 15 Settembre 2025
SEZIONE: Politica
FORMATO: Analisi
La politica, così come il pensiero politico stesso, sono stati caratterizzati, in quest'ultimo ventennio, da una prospettiva e un agire dettati non già da principi, idee, visioni e narrazioni, bensì dalla necessità di soddisfare unicamente necessità contingenti. Un processo, questo, non frutto della casualità degli eventi o persino della volontà degli uomini, ma conseguenza di una forte ingerenza, da parte della storia, nelle vicende umane.
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Dopo la conclusione del secondo conflitto mondiale e con la spartizione del mondo in due macro-blocchi, de iure ideologicamente contrapposti, due furono le conseguenze che scaturirono: la polarizzazione del conflitto e la monopolizzazione della politica da parte di sempre meno ideologie sempre più in competizione fra di loro. Caratteri che seguirono le tendenze della fine dell’influenza e dell’importanza delle alternative filosofico-politiche al liberalismo e al socialismo (come il pensiero tradizionale o fortemente conservatore di matrice monarchica o religiosa, oppure il pensiero dei fascismi e delle “terze vie”, o anche quello delle utopie radicali anarchiche e libertarie), e, dunque, anche con la fine dei pensieri e dottrine legate al movimento Romanticista. E, oltre a ciò, quei caratteri seguirono anche la tendenza del rafforzarsi dei due figli più maturi dell’Illuminismo: il liberalismo capitalista e il comunismo.

Rafforzamento non solo e non più di due ideali politici e filosofici, ma soprattutto di due visioni che condividono la medesima origine razionalista, universalista e, in un certo senso, utilitaria. Così, con la fine della seconda guerra mondiale, l’ultimo conflitto in cui persisteva ancora una sorta di “multipolarità delle idee” e ancora influenzato dal senso della “volontà di destino”, e con l’inizio dello scontro fra due forze che volevano predominare sul mondo, la storia e il tempo, venne segnato il punto in cui la politica avrebbe perso la propria origine mitico-ideale.

Ciò, comunque, non è dovuto principalmente alle filosofie del liberalismo e del marxismo in quanto tali, bensì al fatto che, con la polarizzazione estrema del clima geopolitico e ideologico che si andò a instaurare dalla seconda metà degli anni Quaranta fino al 1991, ogni possibilità e necessità di creare un sistema e, così, una visione alternativa a quella dei due blocchi vennero quasi completamente soppresse o sempre reindirizzate a sostegno dell’una o dell’altra visione. In sintesi, la politica si stava meccanizzando, si stava rendendo sempre più simile a una macchina che aveva solo bisogno di essere alimentata e nel modo più efficace possibile, pur con la soppressione di ogni ordine e movimento differente da quello liberale e comunista. La politica si trasformò in economia, e la lotta si combattè unicamente fra due visioni economiche e meccanicizzate in contrapposizione.

Non è il primo caso, nella storia, in cui la politica smise di essere il catalizzatore dei desideri e dei miti sistematicizzati di una civiltà e un’epoca. Già in secoli precedenti anche il romanticismo, come il XVII e XVIII, vi furono delle polarizzazioni atte a garantire stabilità e continuità dei sistemi politici stessi.

Con l’espansione dell’influenza del Regno di Francia sotto Luigi XIV, e con il coinvolgimento di quest’ultimo nella Guerra di Successione Spagnola, le vecchie e nuove potenze europee dovettero intervenire per ristabilire l’equilibrio d’influenza e dominio dei vari imperi. Cosa che avvenne con la sconfitta della Francia nel suo intervento in Spagna e nella spartizione e indebolimento di quest’ultima.

Questo percorso di meccanizzazione politica, oltre ad essere antecedente al XVIII secolo, è anche una costante all’interno della storia stessa e del suo divenire. Una costante che, in certe epoche, va ad acuirsi talmente tanto da creare un vero e proprio monopolio politico e amministrativo da parte di una cerchia sempre più ristretta di potenze. E tale monopolizzazione ha visto, all’inizio dell’epoca contemporanea, un ulteriore rafforzamento tramite lo sviluppo sempre più intensivo di tecnologie utili a soddisfare le esigenze del consumo di massa e del controllo globale. Internet e l’IA oggi sono esempi di tale scomparsa, virtuale, di qualsiasi frontiera. E fino agli anni Dieci del XXI secolo, il monopolio di tali tecnologie e così dell’egemonia e del controllo amministrativo-politico era in mano alla potenza vincitrice della Guerra Fredda: gli USA.

Per circa un ventennio, la storia poteva dirsi effettivamente considerarsi come finita, poiché tutti i conflitti fra grandi narrazioni e potenze contrapposte erano rimasti sopiti: con una Russia alle prese con una ripresa lenta e a tratti farraginosa, e con una Cina ancora in via di sviluppo, agli Stati Uniti non rimaneva più alcun reale contendente e competitore politico e statale che potesse sottrargli influenza, egemonia e, così, indebolire la stabilità nazionale americana e del suo sistema. Ma, al contempo, tale monopolizzazione e trasformazione dell’entità politica in mezzo amministrativo, non porta soltanto alla fine della contrapposizione e multipolarità politica, ma anche ad una sua stagnazione.

Come durante la “politica dell’equilibrio” del Seicento, come durante la Guerra Fredda e anche nel mondo contemporaneo (già alla sua fine), ebbene, ogni meccanizzazione del potere e dei rapporti politici porta anche, con l’andare del tempo e l’acuirsi delle contraddizioni sistemiche, a una repressione di tutte le forze che insorgono o si svincolano da questo sistema.

Ciò porta sia a una vera e propria stagnazione negli sviluppi geopolitici e ideologici – riconducendo ogni azione a pochi punti nevralgici utili per mantenere gli equilibri in campo -, e sia a un’intensità maggiore dei conflitti stessi, fino a che non portino al collasso il sistema.

Ma, come anche in altre epoche della storia, il dominio della realpolitik può essere messo in discussione e sostituito dall’idealismo politico, e ciò potrebbe accadere anche in questa epoca. Un sistema del genere non viene portato al collasso solo dalle sue contraddizioni interne, ma anche da un sovraccarico della realisticizzazione stessa della politica, portando così alla creazione di un nuovo immaginario collettivo e a una nuova meta-narrazione in cui le semplici condizioni amministrative e geopolitiche divengono i nuovi pilastri su cui fondare una nuova mitologia nazionale e civilizzatrice. 

Come accadde in Francia col crollo del regime assolutistico e l’instaurazione di uno stato a trazione borghese e alto-nobiliare, come accadde in Russia con il crollo dell’URSS e la rivitalizzazione della paura – ontologica – russa di perdere la propria sovranità e sicurezza, come sta accadendo con il declino dell’impero americano e una rinnovata contrapposizione internazionale fra superpotenze e blocchi imperiali, ebbene, il mondo attraversa sempre fasi di meccanizzazione dei propri processi e del ritorno della propria volontà, seppur forse solo come illusione. E in altri casi, solo come ultimo slancio prima di dover ripiegare nelle logiche di una politica più “realista”.

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