Fausto Bertinotti: «Né socialismo né cristianesimo, nessun universalismo. Oggi c'è solo l'Io, elevato a principio assoluto.»

«Ai progressisti di oggi consiglierei una cosa sola: leggere Walter Benjamin, che ha saputo smascherare l'inganno del progresso, ricordandoci che dietro ogni arco di trionfo sfavillante e monumentale ci sono corpi piegati e vite spezzate che sono state sacrificate per la sua costruzione.»

Le macchine pensano, dunque sono

Nel confronto sempre più serrato tra mente umana e intelligenza artificiale emerge un territorio affascinante, dove memoria e consapevolezza si intrecciano. L'accelerazione delle macchine apre interrogativi su un possibile inconscio artificiale, su nuove forme di vita create dal capitale e sul fragile confine che domani potrebbe unire, invece che separare, biologico e digitale, in un dialogo sorprendente nuovo.

Aurelio Picca

«Per me lo scrittore serve solo se ha il coraggio di essere sempre eversivo, come lo fu Ugo Foscolo, che aveva combattuto per Napoleone e che, quando gli austriaci fecero un elenco degli intellettuali dell'epoca, sotto il suo nome scrissero: "Pericoloso sotto ogni Stato". L'intellettuale deve essere così: contro tutti, sempre». La confessione di Francesco Subiaco e Francesco Latilla ad Aurelio Picca. Foto di Maurizio Valdarnini.

Nel crepuscolo del Kali Yuga

La contemporaneità appare come l’ultima fase della crisi: una soglia critica in cui l’uomo, privato dell’autorità del mito e disorientato dalla propria coscienza, cerca nuovi dèi nel calcolo, nella tecnica e nell’identità. In questo scenario, la tensione fra mente bicamerale residuale e individualità moderna emerge con forza, mentre il collasso dell’ordine storico genera forme ibride di pensiero, politica e spiritualità artificiale.

Luigi Di Gregorio: «Un leader deve sapere quando parlare, come parlare e soprattutto quanto mostrarsi.»

«Servirebbero oggi dei comitati elettorali permanenti per poter seguire i partiti e i candidati anche dopo le elezioni. Mentre oggi ciò esiste solo nel mondo statunitense. Delle war room permanenti invece sono vitali per affrontare questo clima ricco di incognite e rapide evoluzioni.»

Antonio Di Pietro: «La riforma sulla separazione delle carriere è necessaria.»

«Oggi il Pubblico Ministero è "fratello di sangue" del giudice. Fanno lo stesso concorso, seguono lo stesso percorso, possono scambiarsi i ruoli, siedono nello stesso Consiglio Superiore della Magistratura e appartengono alla stessa Associazione Nazionale Magistrati. È come se in una partita di calcio l'arbitro facesse parte di una delle due squadre che si confrontano in campo. La separazione delle carriere serve a togliere ogni ombra. Per restituire al giudice quella immagine di terzietà.»

La performance non s'interrompe mai

La generazione che vive nei social non ha più un “fuori scena” dove spogliarsi del proprio personaggio. Il ruolo coincide con l’identità, la performance sostituisce la presenza. Il rito non serve più a ricordare la finzione del genere, ma a trasformarla in verità. La parodia non libera: incolla. E la distanza diventa l’unica forma accettabile di relazione.

Marco Tarchi: «L'a-fascismo di Meloni è un efficace strumento tattico, ma è ancora piuttosto carente di contenuti identificativi.»

«Il populismo, e chi lo incarna, non è antisistemico, è anti-establishment. E non lo confonderei con l'estrema destra, che è un fenomeno gruppuscolare. Ad ogni modo, sì, il modello Meloni potrebbe trovare estimatori e imitatori, ma con molti e sostanziali adeguamenti, perché ogni paese ha proprie caratteristiche che necessariamente condizionano tattiche e strategie.»

La crisi culturale è una forma d'ordine

Non stiamo assistendo alla fine del pensiero, ma alla sua normalizzazione. Le scienze umane, nate per attraversare la complessità, si sono piegate alla logica della produttività e della conformità. Il sapere non interroga più il potere: lo serve. E la cultura diventa burocrazia.

Giulio Sapelli: «Il trumpismo, più che un rigurgito reazionario, mi sembra una versione americana di quella che fu la grande rivoluzione di Mao.»

«La vittoria di Trump punta ad una riscrittura delle categorie valoriali e degli equilibri politici degli USA, archiviando così i canoni borghesi e woke. L'ultimo Mao è, quindi, Donald Trump.»

Fino a che punto conta il diritto internazionale

Dalla prima referral per il Darfur alla crisi libica del 2011, il dispositivo del Consiglio di Sicurezza verso la Corte Penale Internazionale rivela la trasformazione del diritto in spettacolo: uno strumento politico che estetizza la colpa, legittima la forza e produce immagini più che giustizia. La giurisdizione universale diventa teatro mediatico, simulacro d’un ordine morale incapace di agire, residuo della sovranità liberale post-Guerra Fredda.

Narrazioni e simboli nello spazio globale

I codici simbolici della geopolitica cambiano nel tempo e nello spazio. In un mondo multipolare, la competizione strategica si gioca anche nel dominio immateriale delle idee. Un’analisi comparata tra contesti e momenti storici diversi ci aiuta a capire come gli attori costruiscono il proprio ruolo nel sistema internazionale.
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