Classe 2000, nasce a Roma, frequenta studi economici e letterari all'Università Tor vergata. Collaboratore presso Fondazione Leonardo-La civiltà delle macchine, Il giornale off, Generazione Liberale.

«Il blackout spagnolo ha evidenziato la profonda vulnerabilità che può presentare un sistema quando è troppo sbilanciato in favore delle rinnovabili». Gianclaudio Torlizzi sulla sicurezza energetica

«Pensiamo alla differenza del modello spagnolo con quello italiano. Il modello italiano, infatti, sebbene abbia portato avanti un sistema meno performante dal punto di vista dei prezzi si presenta però sicuramente più tutelante, per la sicurezza energetica. Tale evento deve quindi portarci a delle riflessioni sia sul piano italiano che su quello europeo.»

«L'Europa ignora l’unico collante che le permetterebbe di sentirsi parte di una civiltà comune: il suo patrimonio culturale millenario.» Il futuro della tecnodestra con Vincenzo Sofo

Vincenzo Sofo, già eurodeputato, agitatore culturale, ed attualmente consigliere del ministro della cultura Giuli, non ha dubbi sul significato che vuole dare alla "tecnodestra" e che aldilà di entusiasmi avveniristici e demonizzazioni ha indagato ed enunciato nel suo saggio "Tecnodestra. L'Europa politica nell'era Musk" (Paesi edizioni). Un testo in cui Sofo rilegge le evoluzioni delle destre europee di fronte alle sfide della storia - dalla crisi del 2008 alla ritirata della globalizzazione fino al rapporto col trumpismo - cercando di affrontare un tema su tutti: il futuro e la possibilità di una tecnocrazia di destra per l'Europa.

«Non sono sicuro l'idea di tecnodestra soppianterà una visione di destra più tradizionale». Thibault Muzergues sul nostro momento storico

«Meloni resta vincolata dalla situazione interna del Paese: anche se oggi è forte, la sua coalizione resta fragile, e deve vigilare costantemente. Ciò la porta a un'eccessiva cautela, che le impedisce di tracciare una vera visione per la destra e per l'Europa, mentre un Emmanuel Macron, un Viktor Orbán o un Friedrich Merz hanno molto più spazio per presentare il loro progetto.»

Umberto Pizzi

Francesco Latilla e Francesco Subiaco dialogano con il Petronio della Roma Cafonal che ha fotografato l'Italia e gli italiani per cinquant'anni: lo abbiamo raggiunto nella sua casa-archivio tra le campagne di Zagarolo.

«L'alleanza angloamericana è in corso di revisione»: Luca Mainoldi e la decodificazione delle mosse di Donald Trump

«Gli USA vogliono ritagliarsi una sfera di influenza esclusiva nell'emisfero occidentale (una specie di rivalutazione della dottrina Monroe allargata alle regioni artiche). Questo anche a scapito del tradizionale alleato britannico.»

«Persino Fukushima non ha provocato morti, né sostanziali conseguenze ambientali».  Il futuro nucleare secondo Stefano Buono

«Il nucleare è una forma di energia molto sicura aldilà di vecchi stereotipi e pregiudizi. Del resto, il nucleare era estremamente sicuro anche in passato, ma oggi lo è sicuramente ancora di più dato che le nuove tecnologie eliminano completamente il rischio di incidenti come quelli già avvenuti. Un concetto di sicurezza intrinseca e passiva che è possibile applicare ad un nuovo approccio al nucleare che possa conciliarlo con sostenibilità e sviluppo.»

«Viviamo in una fase della nostra storia in cui l'ansia e l'angoscia (e il loro uso strumentale) non sono mai stati così pervasivi.» Rob Riemen e la necessità di un neoumanesimo

«Nel XXI secolo, con l'avanzare delle crisi economiche, ecologiche, sociali e politiche, con la pandemia, con i fascismi, la paura è tornata. Capire, spiegare e indagare questa paura è fondamentale per capire il nostro tempo. Per tali ragioni credo che siamo in una nuova "Age of anxiety".»

«Il predominio assoluto dell’oggi e il predominio assoluto dell’io ci impediscono di riconoscere maestri, di essere eredi e di avere eredi»: Intervista a Marcello Veneziani

«Siamo da tempo in fuga dalla memoria storica, consideriamo il nostro tempo come assoluto e dunque come tale non collegato al passato e all’avvenire, ma interamente risolto nel presente.»

«La marcia su Roma fu un evento gigantesco, percepito dagli italiani più come colpo di Stato che come rivoluzione.» Il mito fondativo fascista secondo Didier Musiedlak

«L'avvenimento fu ampiamente ripensato dal fascismo divenuto regime, che si incaricò di magnificare la marcia a posteriori a partire dalle novità generate come all'origine di un'autentica rivoluzione. А questo proposito, il regime seppe dar vita a un immaginario eccezionale e a un'iconografia rivoluzionaria, che gli permise di fondare la propria legittimità per mezzo della marcia.»

«Di fronte al fallimento degli orizzonti globali e astorici assistiamo ad una riaffermazione delle nazioni con aspirazioni imperiali». La visione dell'Ambasciatore Sergio Vento

«È lecito attendersi nell'era Trump un ulteriore indebolimento delle cornici multilaterali ed una accentuazione dei rapporti su base bilaterale. Questo vale non soltanto per l'ONU, ma anche nei rapporti di difesa e sicurezza finora gestiti in ambito NATO, e per quelli commerciali tenuto conto della competenza esclusiva dell'Unione Europea in tale ambito.»

«Non esiste alcuna Internazionale Reazionaria, se non nei cassetti delle redazioni dei giornali di sinistra». Intervista ad Andrea Venanzoni

«Credere che i titani del Tech seguano una certa agenda politica perché hanno letto e apprezzato le teoriche neocamerali di Curtis Yarvin o l’’Illuminismo Oscuro’ di Nick Land o ‘Democrazia: il dio che ha fallito’ di H. H. Hoppe, che Liberilibri ha in queste settimane meritoriamente ripubblicato, e a loro ispirino la loro agenda economica e finanziaria, è un esercizio di dadaismo interpretativo.»

«Il vero Mostro di Firenze, se non è morto, è ancora in libertà». Un caso da riaprire secondo Pino Rinaldi

«Il libro nasce dalla volontà di raccontare e dare voce a quello che fu il lavoro svolto dal generale Nunziato Torrisi, che seguì il caso insieme a Mario Rotella dal 1983, in qualità di tenente colonnello del Nucleo Operativo dei Carabinieri di Firenze. Torrisi partecipò al caso perseguendo quella che viene comunamente chiamata la "pista sarda" e - negli anni che passò a Firenze - raccolse indizi, prove e testimonianze che poi riportò nel suo "Rapporto Torrisi". Un documento di 173 pagine che racconta una storia ben diversa da quella comunemente accettata.»
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