America contro America

Civil War (2024) di Alex Garland è un peculiare road-movie bellico che permette allo spettatore d’identificarsi e identificare al suo interno le proprie politiche convinzioni e legittimi timori. Un'America caduta nella guerra civile è l'abisso, mostrato abilmente dal regista per esorcizzarlo.

L'aborto rimane centrale

Due anni fa il ribaltamento della sentenza Roe v. Wade restituiva la competenza in materia di aborto ai singoli Stati che compongono gli Usa. Da allora il tema è tornato centrale nella dialettica politica non solo oltreoceano, ma anche dalle nostre parti, divenendo così ulteriore motivo di polarizzazione che inevitabilmente si rifletterà alle prossime chiamate elettorali.

China down

Come rivelato da Reuters, nel 2019 la CIA, per ordine di Donald Trump, reagisce alla crescente influenza di Pechino lanciando una campagna di disinformazione contro il governo di Xi Jinping. Una prova della difficoltà occidentale nel penetrare la società cinese e che rafforza la necessità di riorientare le strategie d'intelligence.

Prospettive di un popolo in via d'estinzione

L’incontro con la cultura occidentale ha fatto capire ai nativi americani di essere individui prima ancora che tribù e in questa consapevolezza hanno maturato l’isolamento dal mondo. Oggi se si guardano allo specchio non si riconoscono più; se si guardano fra loro lo sgomento non può che aumentare. Non resta così che volgere lo sguardo in alto, alla ricerca di quegli astri che rivelano la luce del passato. Di notte, in qualche landa desolata dalla terra rossa negli stati del Sud, in assenza di inquinamento luminoso, la volta celeste rivela il firmamento e indica la via.

Cavalli lenti e spie veloci

Slow Horses, serie americana e inglese su un gruppo di agenti dell’MI5 caduti in disgrazia (fra cui troneggia uno straordinario Gary Oldman), è un autentico gioiello venato di un irresistibile dark humour. In altre parole, il miglior prodotto di genere spy-thriller da molto tempo a questa parte.

Una separazione incruenta

A tre anni dall’assalto a Capitol Hill, nell’America sempre più divisa si inizia ad immaginare una possibile convivenza post-federale. Un difficile National Divorce consensuale il cui rischio, dietro l'angolo, è sempre che sfoci in conflitto aperto. E pluribus duo?

Iperluoghi#2

A Washington, nel suo Cafe Milano, Franco Nuschese ha ospitato tutti: da Bill Clinton a Giorgia Meloni. Ai suoi tavoli si negoziarono gli accordi di Oslo, mentre da poco si sono chiusi quelli di Abramo. In attesa dell’apertura della terza sede a Riad, Beppe Sala gli conferisce l’Ambrogino d’oro.

Della prospettiva americana su Netflix

Gli Stati Uniti temono di collassare sotto il peso delle loro contraddizioni irrisolte e irrisolvibili. La sua società è sull'orlo della guerra civile. Le sue infrastrutture sono fragili. E l'immagine di un mondo in rivolta, contro l'American dream, nutre le sue ansie. Una visione che si concretizza nell'immaginario hollywoodiano.

Di soft power non si muore

Più volte prospettato nel corso dello scorso secolo, il declino dell'impero degli Stati Uniti non si vede. Il loro soft power è ancora in grado di muovere le leve giuste nell'immaginario collettivo occidentale, mentre il realismo politico e la minaccia della baionetta fanno il resto.

Ciò che Kissinger non ha compreso

Kissinger è stata una figura polarizzante, su cui si sono moltiplicati i giudizi in bianco o in nero. Vale la pena di fare una riflessione che entri nel merito del suo operato, valutandone le conseguenze, e usando il suo stesso cinismo.

Cent'anni d'inquietudine

Nonostante la sua ossessione per la stabilità, il secolo di Henry Kissinger è un susseguirsi di stravolgimenti geopolitici che vale la pena ripercorrere. Dall'infanzia in Baviera alla morte negli Stati Uniti: storia di uno degli uomini più ammirati e disprezzati del Novecento.

Aria di Falkland nel Mar dei Caraibi

Il Venezuela agita lo spettro di una guerra nelle Guyane al fine di evitarla. Se l'Essequibo venisse annesso, la Grande Colombia tornerebbe a vivere e rappresenterebbe la rivincita di un popolo allevato al mito di Bolívar, ma finora condannato a essere potenza di seconda classe. La posta in palio sono i secondi giacimenti d'oro nero più grandi del Sudamerica. Gli Stati Uniti temono che Russia e Cina possano intromettersi nella questione: e la loro paura non è così infondata.
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