OGGETTO: La DDR è ancora fra noi
DATA: 30 Settembre 2026
SEZIONE: Società
FORMATO: Scenari
AREA: Europa
Il 6 settembre la Sassonia-Anhalt ha consegnato al BSW il 5.3%, sufficiente per portare per la prima volta cinque deputati in un Landtag. Cresciuta nella DDR, formatasi nel comunismo, fondatrice di un partito che porta il suo nome: Sahra Wagenknecht ha costruito un Linkskonservatismus che vuole più Stato, meno immigrazione e la diplomazia con Mosca. Sotto la superficie cosmopolita della Germania contemporanea esiste ancora una società che chiede il diritto di dire che il futuro, così com'è stato venduto, non le è piaciuto poi tanto.
VIVI NASCOSTO. ENTRA NEL NUCLEO OPERATIVO
Per leggere via mail il Dispaccio in formato PDF
Per ricevere a casa i libri in formato cartaceo della collana editoriale Dissipatio
Per partecipare di persona (o in streaming) agli incontri 'i martedì di Dissipatio'

L’Est tedesco non vuole scomparire. È forse questa, più che una qualunque percentuale elettorale, la notizia arrivata dalle urne di Sassonia-Anhalt il 6 settembre 2026. Il Land ha consegnato all’AfD il 43,8 per cento dei voti, alla CDU il 17,2, alla SPD il 9,3, ai Verdi l’8,9, alla Linke l’8,6 e al Bündnis Sahra Wagenknecht il 5,3, sufficiente per portare per la prima volta cinque deputati del partito nel Landtag. Affluenza: 77,8 per cento, un livello che non si vedeva nella regione dalla fine degli anni Ottanta. Come è noto, ogni voto orientale che non assomigli a quello dei quartieri centrali di Berlino viene puntualmente archiviato, in Germania come nel resto d’Europa, come una forma di provincialismo, rancore, deficit di modernizzazione, analfabetismo civico. Una scorciatoia interpretativa che spiega poco le ragioni dell’ascesa dell’AfD, e spiega ancora meno la nascita del BSW, cioè quella strana creatura politica che ha come fondatrice Sahra Wagenknecht, una donna cresciuta nella DDR, formatasi nella tradizione comunista, passata attraverso la PDS e Die Linkee approdata nel 2024 alla fondazione di un partito che porta addirittura il suo nome. La Bundeszentrale für politische Bildung (Agenzia federale per l’educazione civica) colloca il BSW nell’area del Linkskonservatismus: economicamente a sinistra, culturalmente su posizioni conservatrici.

Protezione. Stabilità. Stato. Industria. Prezzi accessibili. Lavoro. Confini. Comunità. Una parola, quest’ultima, che nella Berlino progressista tende a essere tradotta in community, mentre nel lessico di Wagenknecht conserva qualcosa di assai più novecentesco. È questo il cuore del Linkskonservatismus: da una parte un’economia che vuole più Stato, più protezione sociale, salari e pensioni più solide, investimenti pubblici, industria nazionale; dall’altra una critica assai poco progressista dell’immigrazione, delle politiche identitarie e di quella parte del linguaggio contemporaneo che ha trasformato il dibattito pubblico in una interminabile disputa sul modo corretto di nominare il mondo. Il BSW di Sassonia-Anhalt propone di limitare l’immigrazione, investire in industria, infrastrutture e istruzione e abbassare il costo dell’energia, arrivando a contemplare la possibilità di negoziati con la Russia per le forniture energetiche.

Ottieni un biglietto (gratuito) per Bayram – Il tempo della cosmopolitica

La politica estera completa il quadro: il BSW insiste sul rifiuto del riarmo, sulla necessità della diplomazia nella ricerca di un’architettura di sicurezza europea che includa anche la Russia. La questione ucraina è diventata uno dei tratti distintivi della formazione di Wagenknecht, insieme alla critica alle sanzioni e alla politica energetica tedesca. E tuttavia, la nostalgia orientale è un oggetto assai complicato. E allora ecco apparire, ogni tanto, i fantasmi. Una camicia blu. La Blauhemd della FDJ, la Libera Gioventù Tedesca, l’organizzazione giovanile di massa della Repubblica Democratica Tedesca, uno dei più riconoscibili simboli visuali della DDR, di tanto in tanto ritorna, seppur marginalmente, nelle manifestazioni e nelle celebrazioni nostalgiche dell’Est. Ai suoi tempi era un’uniforme, un segno di appartenenza e di conformità; l’organizzazione contava circa due milioni di membri nel periodo della sua massima diffusione. Oggi la stessa camicia può assumere un significato quasi opposto: non più il segno dell’adeguamento al sistema, ma il reperto di un mondo che il sistema presente ha voluto dichiarare definitivamente estinto. È il colmo della dialettica storica: l’uniforme dell’obbedienza trasformata in accessorio della contestazione.

Wagenknecht, cresciuta politicamente tra le fila della FDJ, rappresenta oggi una interprete autentica di quella vecchia sensibilità sociale dell’Est – la diffidenza verso il mercato lasciato a se stesso, la centralità dell’industria, l’idea di protezione pubblica, una certa severità comunitaria. La camicia blu è diventata vintage. Il socialismo, nella sua versione originaria, è morto. E tuttavia, la domanda sociale che lo alimentava non è evaporata. Il risultato elettorale lo mostra chiaramente. Il BSW, con il suo 5,3 per cento, non ha conquistato il Land, ma è entrato nel Parlamento regionale, mentre l’AfD raggiungeva il 43,8 per cento e restava a un passo dalla maggioranza assoluta. Dopo il voto, Wagenknecht ha sostenuto la possibilità di una maggioranza variabile e di un presidente del governo regionale indipendente dai partiti, dichiarando che l’invito al dialogo valeva anche per l’AfD. Una posizione controversa, ma politicamente rivelatrice. Il vecchio sistema delle appartenenze sembra non bastare più. Destra e sinistra, conservazione e progresso, pace e sicurezza: tutto viene rimesso sul tavolo e ricombinato.

E forse è proprio questo che Wagenknecht ha capito prima degli altri: che sotto la superficie cosmopolita della Germania contemporanea esiste ancora una società che chiede di tornare indietro, che pretende il diritto di dire che il futuro, così com’è stato venduto, non le è piaciuto poi tanto.

I più letti

Per approfondire

L'asse Tel Aviv-Budapest-Roma

Giorgia Meloni rimane indietro rispetto a Viktor Orban e Benjamin Netanyahu in termini di autonomia strategica, e fortemente allineata alla linea dura inglese. Ma i Midterm potrebbero ribaltare la sua narrativa sul conflitto.

La Cina guglielmina

Negli ultimi tempi si è iniziato a parlare dell’inizio di una seconda Guerra Fredda. Ma il periodo che stiamo vivendo ricorda ben altro. Siamo alla fine della seconda Belle Époque, dove un grande impero che domina la scena da decenni è visto in declino dai suoi rivali (e anche da parte dei suoi alleati) e dove una nuova potenza industriale si affaccia all’orizzonte, bramosa di rivalsa e di sovvertire l’ordine costituito.

Il baricentro tedesco

La crescente fragilità dell’Unione Europea ridefinisce gli equilibri continentali, con una Germania che, tra potenza industriale e disciplina fiscale, tenta di affermare una nuova centralità strategica. Mentre Londra consolida l’asse nordico e Parigi appare indebolita, Berlino si prepara a guidare la trasformazione militare ed economica dell’Europa post-Brexit.

Mal d'Atlantico

A quasi un anno dall’invasione russa dell’Ucraina la NATO pensa in grande, ma le sue ambizioni globali si scontrano con le debolezze e le contraddizioni dei suoi membri.

Un nuovo corridoio europeo

Regno unito e Germania progettano un corridoio dell’idrogeno nel mare del nord per collegare produzione e consumo. L’obiettivo è sempre quello di rafforzare la sicurezza del continente.

Gruppo MAGOG