Quale "GeRussia" con Armin Laschet

Angela Merkel è riuscita a benedire la Nuova Via della Seta e tentato il possibile per evitare una rottura completa con il Cremlino negli anni della nascente nuova guerra fredda, o meglio della terza guerra mondiale a pezzi. Della sua eredità geopolitica ne abbiamo parlato con Salvatore Santangelo.
Angela Merkel è riuscita a benedire la Nuova Via della Seta e tentato il possibile per evitare una rottura completa con il Cremlino negli anni della nascente nuova guerra fredda, o meglio della terza guerra mondiale a pezzi. Della sua eredità geopolitica ne abbiamo parlato con Salvatore Santangelo.

Sta calando lentamente il tramonto sull’era Merkel, uno dei paragrafi storici più importanti della storia recente europea, ed è il momento di prepararsi al cambio di paradigma attraverso un’analisi su cosa potrebbe accadere dopo il passaggio dello scettro. Perché se è vero che quando Parigi starnutisce l’Europa prende un raffreddore, lo è altrettanto che il battito d’ali d’una farfalla a Berlino può provocare terremoti fino a Pechino.

La Germania è locomotiva d’Europa e preoccupazione del mondo: il suo destino riguarda tutti, indistintamente, perché la foce dell’Eurasia non é Lisbona, non é Shanghai e non é Vladivostok, è Amburgo. La Merkel è stata un punto di svolta a questo proposito, avendo avuto l’audacia di benedire la Nuova Via della Seta e tentato il possibile per evitare una rottura completa con il Cremlino negli anni della nascente nuova guerra fredda, o meglio della terza guerra mondiale a pezzi.

Chi le succederà, sarà in grado di attingere all’enorme e pesante eredità lasciata dalla cancelliera? Chi le succederà, potrà o vorrà evitare di coinvolgere eccessivamente Berlino (e quindi l’Europa) nel confronto tra Ovest ed Est? Per capire che cosa attendersi nel dopo-Merkel abbiamo raggiunto il politologo Salvatore Santangelo, autore dei libri di successo Gerussia e Geopandemia.

Quali sono i temi principali sul tavolo che affronterà l’erede della Merkel?

Ci sono tanti temi sul tavolo, il principale è sicuramente quello dell’energia. Ad oggi, la Germania è di fatto è l’hub energetico e il punto di accesso degli idrocarburi e del gas russo in Europa e questo diventerà ancor più vero dopo l’entrata in funzionamento del Nord Stream 2. Questa grande infrastruttura strategica è stata pensata per bypassare quello spazio geopolitico di grande instabilità che si trova fra Russia e Germania. Che dire, certamente ci sono stati momenti di maggiore vicinanza fra i due Paesi; pensiamo a quello fra Putin e Schroeder, due figure apicali la cui amicizia esemplificava questo tipo di rapporto. Comunque, dalla collaborazione sul vaccino al raddoppio del Nord Stream, sono veramente tanti i tavoli dove Germania e Russia stanno proficuamente dialogando e [dove] devono riuscire a difendere questo dialogo da diverse provocazioni che possono in qualche modo compromettere questo tipo di relazione.

L’ascesa di Armin Laschet alla guida dell’Unione Cristiano-Democratica (CDU) sta venendo interpretata da più parti come la volontà della Merkel di non sacrificare il rapporto con la Russia sull’altare dell’atlantismo. Che cosa ne pensi?

Se avesse vinto [Friedrich] Merz questo rapporto che io esemplifico utilizzando il termine Gerussia – che è stato anche il titolo di un mio libro apparso nel 2016, che ha avuto tre ristampe, e che è stato coniato dal centro studi di geopolitica della Duma a ridosso del collasso dell’Unione Sovietica –, avrebbe sicuramente vinto l’atlantismo, alla luce del pensiero politico-ideologico di Merz. Laschet è una figura molto interessante, al di là del fatto che può essere sottovalutato per l’aspetto da curato di campagna, ma, a volte, in politica questa è una dote – è una dote anche quella di farsi sottovalutare. Ha avuto il coraggio di mettere sul tavolo questioni molto delicate e importanti e di farlo anche sfidando la vulgata del politicamente corretto, tanto che una testata molto qualificata come Foreign Policy gli ha dedicato un ritratto molto aggressivo a causa di tre temi. Questi tre temi sono: che, secondo Laschet, Putin non dovesse essere demonizzato per la vicenda della Crimea, che il dialogo è lo strumento migliore per affrontare la Cina e che, in questo Laschet è persino in sintonia con il ministro degli esteri Heiko Maas, il mondo debba essere interpretato in chiave multipolare.

https://twitter.com/IntDissidente/status/1350129510486781952

Quindi, la vittoria della piattaforma di Laschet – che tra l’altro si è affermata con uno scarto superiore a quello del precedente congresso, dove l’elezione della candidata della Cancelliera, la AKK (Annegret Kramp-Karrenbauer), era riuscita al secondo turno per soli 18 voti – dimostra che c’è [stata] tanta geopolitica all’interno di questo congresso. Tra l’altro, faccio mio il famoso teorema Giorgetti: dove va la CDU va il PPE, e dove va il PPE va l’Europa. Perciò occorre seguire con tanta attenzione tutto questo. Al tempo stesso, è vero che se ci sarà un luogo in cui si scaricherà la tensione accumulata dallo stato profondo americano in questi anni purtroppo sarà proprio il confine orientale dell’Europa. Ovvero, Ucraina, Mar Nero, eccetera, quello spazio geopolitico appunto tra Germania e Russia. Quindi sarà molto importante evitare le provocazioni e che questa fase venga gestita con grande delicatezza.

Riagganciandoci al tuo libro, Geopandemia, nelle ultime settimane si è intensificato il dialogo russo-tedesco sul contrasto alla pandemia e sembra farsi largo l’ipotesi dell’entrata ufficiale dello Sputnik V nel mercato europeo. A cosa si deve questo cambio di rotta radicale che, tra l’altro, sta venendo trainato dalla Germania?

Diciamo che ci sono due aspetti. Il primo è che c’è una geopolitica del vaccino, e questo già lo intuivo mentre stavo scrivendo Geopandemia. Il fatto è che il vaccino rientra in quei nuovi asset che definiranno equilibri e rapporti di forza a livello mondiale. Il fatto non è soltanto che qualcuno è arrivato prima di qualcun altro, ma che questi renda disponibile il vaccino e che soprattutto ci sia un clima di fiducia attorno a questo prodotto – e che possa essere disponibile al Primo, al Secondo mondo e anche al Terzo mondo.

Quindi, c’è una dimensione geopolitica che stiamo provando a descrivere in questo modo. Tra l’altro, noi tendiamo a sottovalutare il comparto tecnologico della Russia, ma, anche se la Russia non fa innovazione mass market, sul versante settore scientifico mantiene ancora grandi eccellenze – è importante tenere a mente questo aspetto – e questo i tedeschi lo sanno molto bene. Poi c’è l’esigenza di complementare le scorte di vaccino disponibili perché, lo stiamo vedendo in questi giorni con la vicenda italiana, Pfizer, Moderna e Astrazeneca da sole non bastano per soddisfare la domanda. Quindi può essere utile inserire un prodotto che tra l’altro presenta molti vantaggi dal punto di vista logistico.

Secondo te che cosa potrebbe accadere fra Germania e Russia nel dopo-Merkel, prevarranno i moderati come Laschet o avranno la meglio i falchi atlantisti? Cosa potrebbe accadere nello spazio fra Germania e Russia?

Ma, intanto diciamo che Laschet non è l’unico a presentare questa posizione anche se c’è una parte del partito che, appunto, è coagulata attorno a Merz e che vorrebbe riprendere il dialogo con l’altra sponda dell’Atlantico. Dialogo che, comunque, la Merkel non ha mai interrotto – diciamo che c’è stato un problema di antipatia personale tra lei e Trump. La visione della Merkel, come dice il mio amico Claudio Landi di Radio Radicale, ha la peculiarità di essere a cerchi concentrici: Europa, Eurasia e globalizzazione. La Germania, fondamentalmente, si muove rispetto a tutto questo e ci sono pezzi importanti della società tedesca che sono coerenti con questo disegno e faranno di tutto per mantenere questa situazione, facendo, a volte, anche buon viso a cattivo gioco. Mi spiego: da una parte si parlerà, si minacceranno e si introdurranno persino sanzioni, dall’altro si portano avanti opere strategiche come il Nord Stream 2 e si creano joint venture tra Gazprom e società tedesche. Oggi, il gas russo arriva nelle case dei tedeschi grazie a questo tipo di accordi, con i quali la Germania è diventata non soltanto un importatore ma anche un hub energetico. Il tema vero lo cercherò di sviluppare in una mia nuova riflessione che avrà un titolo diverso, si chiamerà “Tra la Russia e i tedeschi: storia di un destino geografico”. Noi, come dire, stiamo concentrando l’attenzione sui due protagonisti principali di questa storia, Mosca e Berlino, ma fra Mosca e Berlino, parafrasando una battuta di Putin, c’è una grande storia, mentre fra Berlino e Washington c’è un oceano. Il punto è, però, che questa storia è stata anche una storia di dolore e tragedie, e le tragedie portano con sé anche un profondo risentimento e una voglia di rivalsa.

Quindi, qual è il tema e come viene letto questo spazio? La dimensione Gerussia certamente mette l’accento sulla logica della cooperazione, una cooperazione pacifica che possa favorire entrambi i poli del rapporto e, chiaramente, stabilizzare tutto il contesto.

Salvatore Santangelo

Poi c’è la lettura dei neoconservatori americani, che chiamano questo spazio geopolitico la “Nuova Europa”. Questo termine fu coniato da Donald Rumsfeld  nel 2003, nel momento in cui si cristallizzò quello che Henry de Grossouvre ribattezzò l’asse Parigi-Berlino-Mosca, tra l’altro supportato fortemente dal Vaticano, contro la guerra dell’Iraq e la coalizione dei volenterosi. Gli americani crearono questa narrativa fra la Vecchia e la Nuova Europea: la vecchia, imbelle e incapace di accettare le sfide del nuovo mondo globale, e la nuova riconoscente agli Stati Uniti per la riconquistata libertà e fondamentalmente baricentrata attorno a Polonia e Paesi baltici. Poi, c’è questa definizione che trovo molto calzante e interessante – di uno storico, Timothy Snyder, che insegna storia dei Paesi orientali a Yale – e che parla di “terre insanguinate”. Sono le terre che sono state vittime degli opposti totalitarismi, nazionalsocialismo e comunismo. Infine c’è la definizione di Intermarium, riprendendo la visione strategica del generale Józef  Piłsudski, il padre della patria polacca, che interpretava questo spazio rifacendosi alla Confederazione polacco-lituana del sedicesimo secolo; uno spazio di contenimento della Russia che dovrebbe essere respinta nella sua dimensione asiatica e non più europea. Quindi, come dire, questo è veramente un grande spazio di storia, una storia che deve essere mangiata con grandissima attenzione per evitare che risentimenti e orrori del passato possano riaffacciarsi nel nostro presente.


Stiamo creando una “cellula redazionale di media intelligence” che faccia ricerca e sviluppo, monitoraggio e produzione di contenuti, che sia strettamente collegata all’attualità profonda, che dialoghi in codice con attori più o meno istituzionali, che sia in grado di capire i retroscena e indicare gli scenari del futuro, in politica estera come in politica interna, fino a controllare la scacchiera informativa. Raccogliamo candidature su questo indirizzo postale scrivipernoi@lintellettualedissidente.it. Mandateci una mail con le seguenti informazioni: 1) CV allegato 2) Un commento all’articolo che trovate sul sito intitolato “Il linguaggio del potere” 3) La vostra rassegna stampa quotidiana nazionale ed internazionale 4) Le vostre letture sul tema del “linguaggio del potere” 5) Un contatto telefonico. Sarà nostra cura rispondervi personalmente, ed eventualmente ricontattarvi.

SOSTIENICI !

Tutti i giorni, la nostra sveglia di redazione suona alle 6 del mattino. Dalla primissima alba ascoltiamo la radio, e nel mentre passiamo in rassegna tutte le testate tradizionali e non, nazionali e straniere, dalle riviste ai quotidiani ai siti internet di nicchia. Dopo aver fatto una "cernita", cioè individuato l'1 per cento delle notizie (il restante 99 è letteralmente "cartastraccia") che si pesano come l’oro, che sparigliano, orientano, decidono il corso del dibattito profondo, produciamo un report interno. Successivamente ci riuniamo in presenza o virtualmente per condividere pubblicazioni, visioni, informazioni confidenziali, elaboriamo un timone sui temi da affrontare, per fornirti analisi, scenari, approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo richiede molto tempo, nella ricerca come nello sviluppo. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, siamo qui, pronti ad unire tutti i puntini.
Sostieni

Gruppo MAGOG

Per approfondire

“Se l’Europa non accelera sul fronte dell’autonomia strategica, questa guerra finirà per incentivare una periferizzazione dell’Europa”. La previsione di Michele Marchi
Se vuoi la pace chiedi a Macron
Geopolitica

Se vuoi la pace chiedi a Macron

La Redazione
14 Febbraio 2022
Come Politico.eu ha egemonizzato la Brussels Bubble
inEvidenza

Come Politico.eu ha egemonizzato la Brussels Bubble

Camillo Ricchiardi
04 Febbraio 2021
Oriente e destino
Geopolitica

Oriente e destino

Emanuel Pietrobon
27 Giugno 2022
Spiati, intercettati, monitorati
inEvidenza

Spiati, intercettati, monitorati

Samuele Fratini
07 Giugno 2021