Cosa sta avvenendo tra le pieghe della società francese e quale sarà il futuro delle destre? Ne parliamo con Guillaume Tabard, caporedattore ed editorialista politico del quotidiano "Le Figaro", che nei suoi ultimi libri ha indagato i nodi e le "maledizioni" della destra, oltre a mostrare vizi e virtù del tecnocentrismo del Presidente della Repubblica, Emmanuel Macron.
«Viviamo in un'epoca in cui molte leadership politiche sono contraddistinte da debolezze estreme che vengono mascherate da roboante velleitarismo. Una impostazione a cui spesso si aggiunge un alto grado di improvvisazione e impreparazione delle élites globali.»
«Credo che Kiev dovrebbe agire in sintonia con l’azione del presidente USA senza contrastare i suoi orientamenti, ma dotandosi di sano realismo. Anche perché senza Washington la stessa azione dell’Ucraina non ha futuro.»
Esponente di spicco nei governi Andreotti IV, V, VI e VII, Cossiga I e II, Spadolini I, Fanfani V, Craxi I, Amato I, più una parentesi con Forlani dal 1980 al 1981. Più volte ministro e sottosegretario in diversi dicasteri, dalla Farnesina all’Interno, sino al Lavoro e ai Beni culturali, nel 1984 è stato sindaco della sua città. Fu sette volte ministro, e ha attraversato quasi indenne la Prima e la Seconda Repubblica ritornando al governo con Berlusconi da sottosegretario nel 2011.
«Anziché liberarcene, con l'Unità d'Italia lo abbiamo nazionalizzato. Dalla Roma dei papi abbiamo ereditato le due principali caratteristiche del nostro Paese, i due tumori maligni che l'hanno ridotto a quello che è: la tenace convinzione che corruzione e inefficienza siano le sole modalità possibili della vita pubblica, e l'abitudine a baciare la pantofola di chiunque possa concederci un favore o un'assoluzione.»
«La Chiesa di Prevost credo non cambierà direzione, bensì rallenterà per permettere a tutte le componenti della Chiesa di procedere nella stessa direzione. Però non possiamo parlare di cambiamenti, revisioni o rivoluzioni perché non ci sono né testimonianze né evidenze.»
«Per poter incidere nello scenario internazionale serve semplicemente il realismo, serve saper misurare quello che si fa con i mezzi di cui si dispone. Utilizzando le alleanze con gli altri paesi e un’idea di dialogo costruttivo per affrontare le sfide comuni senza scadere anche in alcune sopravvalutazioni dei propri interessi nazionali. La lezione di Cavour è, del resto, essenzialmente questa.»
«La mia teoria è che ci dovrebbe essere uno Stato particolarmente motivato e leader - potrebbe benissimo esser l’Italia sulla carta con questo Primo ministro - capace di mettere d’accordo turchi, egiziani e algerini con l’egida degli Stati Uniti e dare vita ad un patto, nel quale si decide come amministrare le province e il territorio. Per esempio: turchi che garantiscono ordine a Occidente, egiziani a Oriente e si elegge un rappresentante difeso dalle parti. Questo, però, mettendo al bando gli interessi privati delle milizie.»
«Il mausoleo di Lenin sulla piazza Rossa oggi è un sepolcro, monumentale. Quando il presepio comunista era ancora tutto montato, intatto, sembrava lo scrigno politico del potere sovietico, e conteneva il codice perpetuo della rivoluzione trasformata in Stato e in potenza ideologica, con la missione inesausta di incendiare il mondo. Imbalsamando il fondatore, l'Ottobre è diventato perenne e ha sfidato il tempo superandolo, per imprigionare la scintilla dell'insurrezione nella fissità del granito rosso, conservandola ed estendendola.»
Abbiamo intervistato il giornalista e vaticanista Carlo Marroni. Editorialista del Sole 24 Ore, saggista, tra i più acuti osservatori delle principali dinamiche economiche e politiche internazionali. Marroni che fu tra i primissimi a valutare nel 2013 la possibilità dell’elezione di Jorge Mario Bergoglio come successore di Benedetto XVI, in più occasioni si è rivelato come uno dei più lucidi interpreti delle dinamiche della Santa Sede oltre che un notevole esperto dell’attualità politica, economica e finanziaria.
«Pensiamo alla differenza del modello spagnolo con quello italiano. Il modello italiano, infatti, sebbene abbia portato avanti un sistema meno performante dal punto di vista dei prezzi si presenta però sicuramente più tutelante, per la sicurezza energetica. Tale evento deve quindi portarci a delle riflessioni sia sul piano italiano che su quello europeo.»
Vincenzo Sofo, già eurodeputato, agitatore culturale, ed attualmente consigliere del ministro della cultura Giuli, non ha dubbi sul significato che vuole dare alla "tecnodestra" e che aldilà di entusiasmi avveniristici e demonizzazioni ha indagato ed enunciato nel suo saggio "Tecnodestra. L'Europa politica nell'era Musk" (Paesi edizioni). Un testo in cui Sofo rilegge le evoluzioni delle destre europee di fronte alle sfide della storia - dalla crisi del 2008 alla ritirata della globalizzazione fino al rapporto col trumpismo - cercando di affrontare un tema su tutti: il futuro e la possibilità di una tecnocrazia di destra per l'Europa.