OGGETTO: La globalizzazione spezzata
DATA: 15 Dicembre 2025
SEZIONE: Recensioni
FORMATO: Letture
L'attuale policrisi sta riscrivendo l’ordine globale attraverso sanzioni e controlli giuridici che finiscono con il frammentare le catene del valore. Luca Picotti in "Linee invisibili" (Egea, 2025) descrive le nuove geografie della globalizzazione, dove il diritto diventa strumento di potere e linea di frattura.
VIVI NASCOSTO. ENTRA NEL NUCLEO OPERATIVO
Per leggere via mail il Dispaccio in formato PDF
Per ricevere a casa i libri in formato cartaceo della collana editoriale Dissipatio
Per partecipare di persona (o in streaming) agli incontri 'i martedì di Dissipatio'

Chi conosce la storia della globalizzazione durante il ventesimo secolo sa che la frammentazione di un sistema integrato è la normale reazione a guerre, crisi e shock geopolitici. Ma è la formalizzazione giuridica di questa frammentazione a riportare un ordine da globale a locale. Se la fine della prima ondata di globalizzazione è canonicamente datata al 1914, fu l’ordine giuridico stabilito dopo il 1918 ad inaugurare una nuova era economica e politica. In Linee invisibili (Egea, 2025) Luca Picotti delinea la geografia giuridica della globalizzazione degli anni Venti del ventunesimo secolo. Negli ultimi cinque anni, la coincidenza di guerra, lotta economica, competizione tecnologica e crisi epidemica, ha generato un complesso di regolamenti, leggi, politiche, e sanzioni. Come linee invisibili – ci spiega Picotti – frammentano l’ordine globale al di là dei confini geografici a cui siamo abituati.

L’analisi del libro si snoda linearmente, partendo da un primo capitolo che delinea le crepe nel sistema. Per Picotti, la destabilizzazione dell’ordine globale è stata alimentata dalla competizione USA-Cina, dal conflitto Russia-Ucraina, e dalla pandemia. Se la competizione tra i due colossi economici ha generato una corsa ad interventi protezionisti, la guerra in Ucraina ha portato alla ribalta il problema dell’autonomia strategica. Con i suoi blocchi forzati, la pandemia ha suggerito politiche per il controllo e accorciamento di catene di valore troppo estese.

Il secondo capitolo propone una lettura dell’ordine globale a diversi piani e velocità, legata all’articolazione in diverse geografie giuridiche ed economiche. Si può dire che la mappa di Picotti qui diventa un’animazione tridimensionale: si tratta di immaginarsi un mappamondo in cui diverse zone sono in rilievo rispetto ad altre. L’analisi tocca la modificazione del sistema delle filiere produttive e commerciali che negli ultimi anni è passata primariamente per i sussidi che stimolano lo spostamento della produzione sul proprio suolo. Queste misure, legate al reshoring, sono state messe in atto in Giappone, India e Corea del Sud. Anche L’Inflation Reduction Act di Joe Biden, legato al Bipartisan Infrastructure Law (BIL) del 2022 si iscrive nel tentativo di stimolare produzione e posti di lavoro in America. La seconda politica, complementare a quella dei sussidi, è quella dei dazi, inaugurata platealmente da Donald Trump il 2 aprile 2025: il Liberation Day

E l’Europa? Le prospettive di decoupling per il Vecchio Continente sono più remote che per l’America per cinque ragioni: l’esposizione della Germania verso la Cina, specie nel settore automobilistico; la mancanza di mercati sostitutivi e di sbocco vicini, comparabili a Messico e Canada. L’assenza di leve come l’Inflation Reduction Act, per limiti di un bilancio troppo piccolo e di un’infrastruttura giuridica di ben diverso stampo. All’Europa mancano anche player in grado di dominare i segmenti più alti della produzione tecnologica. Anche il rischio di ritorsioni negative derivanti dall’affrancamento da Pechino, non va sottovalutato. 

Il reshoring è difficile non soltanto per il costo del lavoro, ma anche per la mancanza di forza lavoro con le competenze necessarie a sostenere il settore manifatturiero. Un altro problema è quello della tecnica di produzione. Il sistema produttivo Just in time (nato in Giappone negli anni Settanta per coordinare la produzione alla domanda ed eliminare gli sprechi), basato su piccoli lotti e consegne snelle, è stato messo in crisi dalla pandemia, spingendo verso la riconsiderazione del modello opposto, il Just in case, che si affida a grandi scorte di magazzino per far fronte a improvvisi aumenti della domanda e problemi logistici. In altre parole, ci si trova di fronte ad un mondo in cui sia l’estensione delle supply chain sia il loro funzionamento viene ridefinito.

Il terzo capitolo studia gli effetti del sistema sanzionatorio globale, al cui timone si trovano gli Stati Uniti. Se Congresso, Presidente e Office of Foreign Asset Control creano, formalizzano ed implementano sanzioni, ad assicurare che vengano rispettate è il potere finanziario del dollaro. Eppure si lasciano eludere: oltre a strategie pratiche come flotte fantasma, per esempio, la Russia ha utilizzato scatole giuridiche che, assieme all’aggiramento del price cap sui combustibili fossili, le hanno permesso di reagire al congelamento delle riserve. L’effettiva implementazione delle sanzioni è impedita dall’ improvvisa rescissione di vincoli basati su interessi economici compenetrati. Con l’inizio della guerra in Ucraina, asset occidentali da ormai trent’anni nel paese, sono divenuti anch’essi vittime della vulnerabilità del capitale multinazionale nei confronti localizzazione giuridica. Per imprese multi-giurisdizione, il problema centrale è l’applicazione di decisioni giuridiche che le riguardano. Casi come RusChem vs UniCredit Bank hanno dimostrato che il riconoscimento di sentenze internazionali risulta sempre più difficile a causa di vincoli e barriere più o meno surrettizi innalzati da stati preoccupati di rivendicare e difendere i loro interessi politici ed economici.

Roma, Novembre 2025. XXIX Martedì di Dissipatio

Analizzato il quadro di sussidi, dazi e sanzioni emersi negli ultimi anni, l’analisi si rivolge alla la più ampia categoria di misure restrittive legate ai regimi di controllo delle esportazioni. L’economia del mondoglobalizzato si muove via mare, sostenendo nuove tecnologie: il digitale attraverso cui scorre il 95% delle comunicazioni si snoda in milioni di chilometri di cavi sottomarini. Sono i controlli sull’export a definire commercio e scambi di beni. Il fondamentale ruolo della regolamentazione giuridica è oggi complicato dalla competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina. Chi controlla i cavi domina il passaggio di dati ed informazioni. Attentati alla sicurezza nazionale americana derivano dal libero mercato, portando a voler controllare ogni componente di prodotti tecnologici. Il compito è però arduo: il Dipartimento di Commercio Americano si ritrova a fare degli equilibrismi per non stravolgere completamente le supply chainsmentre giudica e applica norme su codici identificativi dei prodotti, particolari settori tecnologici e diverse produzioni. Il sistema giuridico si ritrova a dover dirimere poi complesse questioni che esasperano tensioni geopolitiche e riguardano le nuove industrie del consumo e leeconomie dell’attenzione globali. La saga non conclusa di TikTok dimostra, per esempio, che un ban può venire richiesto anche se un’azienda è incorporata localmente, ma il controllo straniero di ultima istanza minaccia la sicurezza nazionale. Viene implementato non colpendo direttamente l’app, ma obbligando gli intermediari nazionali (nel caso americano Apple e Google) a interrompere i servizi, un’azione che gli utenti possono potenzialmente eludere tramite strumenti come le VPN.

Se lo spazio marittimo è regolamentato, quello cosmico rimane aperto alla conquista e dunque non ancora interamente regolato. La sovranità europea si declinerebbe al momento sulla base della sede e l’headquarter operativo di una società in uno Stato membro, che la sottopone alle leggi e alle autorità politiche e amministrative dell’Unione. Il ruolo dell’Europa nel controllo giuridico dei cieli rimane ancora da chiarire. 

Chiaro è che il mondo attuale è caratterizzato dalla ridefinizione dell’estensione e del funzionamento delle catene di approvvigionamento e dall’emergere di un sistema regolatorio a diverse velocità e livelli. L’applicazione uniforme di strumenti giuridici è ostacolata da nuove barriere innalzate per difendere i propri interessi politici ed economici, mentre le nuove tecnologie pongono ulteriori sfide giuridiche a commercio, produzione e regolamentazione.

La trattazione del quadro legale che sin dall’inizio del ventesimo secolo definisce la storia economica coinvolgerà chi si interessa di processi di globalizzazione e deglobalizzazione. Dall’analisi del libro emerge chiaramente come, negli ultimi anni, guerra, competizione e sanzioni abbiano normalizzato l’intensificazione di strumenti regolatori, normative ed apparati di controllo, minando al contempo però anche la loro applicabilità. A complicare la situazione è chiaramente la sovrapposizione di misure isolazioniste su un sistema integrato di mercati liberalizzati che non riesce però più a reggere la pressione degli shock esogeni e sistemici ai quali è sottoposto. Picotti non dimentica mai di menzionare la vulnerabilità e facilità di elusione di molte norme: in un clima di tensioni e conflitti egemonici, l’intrinseca discrepanza tra intento ed effetto di quadri giuridici non può che venire esacerbata.

Il libro finisce con un’analisi di possibili scenari aperti dal Liberation Day, resa complicata dal continuo evolvere della situazione. Picotti mantiene quello che promette: una mappa con indicazioni che ricostruisce i tratti di un mondo globalizzato in via di frammentazione.

La globalizzazione del ventesimo secolo ha creato economie estese e geografie commerciali definite da impianti giuridici, il ventunesimo secolo sta ridefinendo tutta questa configurazione. Le Linee Invisibili mostra che l’intangibile può divenire guida preziosa per studiare l’ordine geopolitico presente, caratterizzato da spinte opposte ed inconciliabili e suscettibile a shock di portata storica.

I più letti

Per approfondire

Webcrazia

Tra le difficoltà, gli imbarazzi e le ipocrisie di una classe politica culturalmente disarmata, colpevole di aver clamorosamente sottovalutato il rapporto tra democrazia e diffusione del sapere, incapace di regolamentare i giganti del digitale al punto da ritrovarsi nella spiacevole situazione della famosa rana bollita.

L'eterno ritorno del declino

Tutti gli imperi finiscono. La domanda non è come ma quando.

Dopo la globalizzazione

E se sotto il caos voluto del Presidente americano si celasse una certa chiarezza, dimostrata dalle ultime iniziative dell’Amministrazione, sulla metamorfosi indispensabile nella strategia e sul divario tecnologico americano che in un futuro più o meno prossimo possa garantire l’egemonia? La politica americana spasima di capire cosa avverrà dopo la globalizzazione classica. E il mondo con essa. Cercare di fare un bilancio di questi primi mesi di nuova amministrazione statunitense, dunque, non è solo utile, è anche fondamentale per capire dove andrà l'Italia.

Un mondo apolare

Andrea Muratore, ne “I confini più pericolosi del mondo” (Newton Compton, 2025) delinea i punti di rottura e di pressione della globalizzazione. Il confine, da rassicurante linea definita diviene sfumato e multisettoriale, gli Stati si confrontano con “non-Stati” e potentati economici. È un interregno che non lascia scrutare l’orizzonte.

Bettino, romanziere

La Spectre, dunque, esisteva

Gruppo MAGOG