Bettino, romanziere

La Spectre, dunque, esisteva
La Spectre, dunque, esisteva

Bettino Craxi (Milano, 1934 – Hammamet, 2000): politico, deputato della Repubblica, Presidente del Consiglio, statista, garibaldino, pittore e romanziere, dunque artista

Artista? Sì, artista.

Anche se, lui ricordava che: 

«Se qualcuno mi chiedesse se sono un artista risponderei di no: sono un uomo politico che ama l’arte e che le vuole stare vicino». 

Bettino Craxi

Uomo politico, uomo non artista, garibaldino in esilio che per modestia (vera o falsa) e forse timidezza (timido sì per davvero, a quanto pare – la timidezza che non ti aspetti) non considerava arte quello che dipingeva. Però l’occhio lo aveva: 

«Nell’arte si ritrova tutto. La politica, la storia, la società umana con i suoi vizi, le sue virtù, i suoi desideri, e le sue speranze. L’arte non sta in una classifica. Ti può accompagnare e trasportare ovunque».

Bettino Craxi

Adios General. Litografia su carta firmata da Bettino Craxi (1989)

Per Bettino le sue sono opere craxiane e non d’arte: divertissement, hobby, sperimentazioni concettuali ispirate dal lavoro di Marcel Duchamp, litografie pop della domenica tunisina. 

Ma oggi lasciamo da parte la passione per la tela, e prendiamo in esame una delle altre sue passioni, quella della scrittura. In questa sede non consideriamo la sua vasta bibliografia di scritti politici, saggi, memorie, bensì ci interessa il Bettino romanziere

Leggiamo infatti Parigi-Hammamet di Bettino Craxi, thriller. Pubblicato una prima volta nel 1998 con lo pseudonimo di Ben Khaled da un’oscura casa editrice milanese (Edizioni EditoriA) e sottotitolato con L’impronta della mano invisibile, nel 2020 viene riproposto al grande pubblico da Mondadori.  

Lo scrive negli anni dell’esilio, tempo ne aveva. Dopo l’epilogo oratorio in Parlamento, il “rogo” pubblico e la “lapidazione” con il diluvio di cento lire all’Hotel Raphaël – immagine simbolo e storica di un radicale cambio della guardia nella politica nazionale – le udienze al super-processo Enimont sotto le grinfie del santo santissimo Di Pietro, crociato del sacro pool Mani Pulite, salvatore della Patria e di tutte le cose visibili e invisibili (ricordarsi della foto immagine della sfilata milanese del triumvirato Di Pietro-Colombo-Borrelli in galleria, magistrati stars, quasi da cinema: The Untouchables – Gli intoccabili di Brian De Palma, però in versione più nostrana, da Rete4 direi; e il triumvirato veniva abbracciato dalla folla adorante di italiani stregati dalla moda giudiziaria del momento, gli italiani ritrovati nella nuova fede, l’ultima in ordine di tempo in quella stagione novantatré-quattro di grande repulisti, l’ennesima velleitaria fede, perché qui da noi ci si annoia presto, e la fede viene a noia al primo sbadiglio, per non parlare della memoria, che è intercambiabile e di facile reset), Craxi sceglie di tagliare la corda ad Hammamet, suo feudo d’oltremare. 

Parigi-Hammamet (Mondadori) di Bettino Craxi

Qua scrive il suo romanzo thriller. Libro di fantasia, ma la fantasia in Parigi-Hammamet è nutrita dall’esperienza terrena. Nelle pagine del libro c’è Bettino Craxi. Questa è la vera eccezionalità del testo: se fosse stato scritto da chiunque altro, la storia narrata non meriterebbe un approfondimento; sono sincero, non si tratta di certo di un capolavoro. Ma il fatto di essere stato scritto da uno dei personaggi storici più importanti della Prima Repubblica lo rende davvero prezioso e interessante. La forza del thriller sta tutta nella firma dell’autore. Al suo interno difatti emergono due aspetti che rendono l’opera meritevole più di molti altri testi di storia recente italiana. Il primo aspetto si riferisce ai tanti aspetti biografici, intimi e psicologici riconducibili a Bettino Craxi, il secondo è di natura politica ed è riconducibile all’idea che l’ex-condottiero socialista aveva nei riguardi della sua defenestrazione dal potere, dei motivi, e di chi si celasse per davvero dietro a quel terremoto dei primi ’90 che sconvolse tutti gli assetti italiani, al pari di una mutazione epocale. Craxi alla macchina da scrivere racconta di uno spaventoso progetto eversivo. 

Parigi-Hammamet è thriller un po’ naïf, una prova di fantapolitica, una spy story italo-franco-tunisina, un gustoso hard-boiled di serie B ma che promuoviamo in A per le sue uniche caratteristiche già dette, un racconto non privo di elementi pulp: sangue a catinelle, sesso senza avarizia, femmes fatales, azione a raffica, tempesta di piombo. Bettino s’è divertito come un matto. 

«Ormai eravamo tutti gladiatori.

Anche il presidente». 

Bettino Craxi, Parigi-Hammamet

S’inventa persino un pistolone fantascientifico lanciaspruzzi che sputa acido e riduce gli uomini a saponette fumanti, plastificati, ridotti a palle scure di pongo, a poltiglia, a réclame della Michelin. 

La trama, in breve: il protagonista nonché voce narrante è Karim, un poliziotto italo-tunisino chiamato a Parigi dall’amico Ghino, ex Presidente del Consiglio italiano in esilio che teme per la sua vita, e a ragione. Ghino è difatti nel mirino dei sicari di Koros. una misteriosa organizzazione criminale internazionale che vuole toglierlo di mezzo ad ogni costo per via della sua ostinazione a difendere la verità e a ostacolare le oscure manovre ai danni dell’Italia e del mondo intero. Tra i killer e l’obiettivo, si frappone il tosto Karim, aiutato dalla bella e glaciale Nadiedza, la “grande russa”, ufficiale dei servizi segreti di Mosca, naturalmente bella, naturalmente spietata, naturalmente bionda. 

Ghino: Craxi, balza subito all’occhio. È lui, non si discute. È lui che si confessa. È lui che gioca a fare l’attore in un film su carta, un action-movie. Ghino, l’alter-ego; Ghino, il desiderio sognato di un clamoroso riscatto internazionale; Ghino, la fantasia fanciulla di uno statista in disgrazia. 

Spy Stories

Incipit: 

«Gli avvenimenti che sto per narrare sono assai singolari.

Incredibili per eccesso di credibilità.

Rientrano, infatti, nella categoria degli accadimenti comunemente ritenuti impossibili non perché inimmaginabili, ma proprio per il contrario».

Bettino Craxi, Parigi-Hammamet

«Chi non ha immaginato almeno una volta la possibilità che esistesse davvero la “Spectre”?»

Bettino Craxi, Parigi-Hammamet

Ora si vogliono proporre al lettore diversi passaggi di Parigi-Hammamet sottolineati dal sottoscritto. Sono stralci a mio avviso degni di nota, per quei due aspetti che vi raccontavo poc’anzi: cioè aspetti biografici e intimi e aspetti politici.

Guardatevi un video di qualche vecchia intervista di Bettino Craxi, memorizzatene la voce-tamburo profonda, ragionata, abile, e poi procedete alla lettura dei seguenti ritagli proposti, come se ascoltaste direttamente la sua voce che vi racconta pezzettini di una storia incredibile … zio Bettino ci racconta una storia attorno al camino, venite ragazzi!

Aspetti biografici e intimi: sigarette, cleptomania, interesse feticista per i piedi e le scarpe di raso, donne, sesso.

«Come sempre aveva perso l’accendino e aspettava noi per fumare una di quelle surreali sigarette al mentolo, l’unica cosa ipocrita di quest’uomo. 

La sigaretta al mentolo è una non-sigaretta, è un eufemismo, quindi a chi le compra dà l’illusione di non essere un fumatore fino in fondo, di non avere affatto il vizio. È un tabacco cattolico: il peccato c’è, ma con meno scandalo. 

Gli porsi un accendino Bic di colore rosso mattone. Era come averlo gettato nel fuoco. Avrei giurato che non si sarebbe più trovato.

Al mondo non c’è nessuno capace come lui di perdere carte, libri, accendini, pacchetti di sigarette, chiavi. Se vuoi distruggere una prova, un documento compromettente, una lettera d’amore, basta affidarli alle sue mani

In poco tempo diverranno introvabili, per sempre».

«E le scarpe … Adoro farmi l’idea di una persona partendo dalle scarpe». 

«Ai piedi aveva delle “ballerine” rosa, bellissime. Mi commossi. 

Quelle scarpette mi dicevano c’era una donna sensibile, giovanile, tenera e fedele». 

«Su una Citroën XM, uno splendore di donna, trent’anni circa, bruna, alta, coscia lunga». 

«Scarpe di raso, piede deciso». 

«Un servizio segreto di classe si vede anche dalle scarpe». 

«Gli obiettai che gli amici non portano mai scarpe di raso». 

«Finalmente potevo riabbracciare Ghino e togliermi qualche curiosità sulle scarpe di raso e su quanto stava succedendo». 

«Dietro di lui c’era la donna della Bugatti verde.

Indossava un abito leggero, chiaro, semitrasparente, sotto il quale si distinguevano chiaramente reggiseno e mutandine.

Il primo pezzo serviva a reggere, non a coprire quelle tette minacciose, né erette, né cadenti, giuste, un fai da te senza tracce di silicone, connotate da un’aureola marrone più grande d’una mela

I capezzoli erano l’unico particolare in parte coperto, non al punto, però, da non lasciare indovinare la forma, a ciliegia.

Il secondo pezzo, gli slip, erano una guida ragionata sul peccato.

Non solo non celavano, ma illustravano.

E le scarpe di raso nero… 

Mi parve davvero troppo. Una prova di resistenza, se non di sopravvivenza, star lì, senza saltarle addosso come natura comanda.

Si muoveva con naturalezza, senza rendersi conto delle voglie che suscitava esibendosi in quel modo, molto peggio che nuda». 

«… e una splendida ragazza, più vicina ai venti che ai trent’anni, bionda naturale, occhi verde smeraldo cangiante, scarpine aperte, bicolori, tacco a spillo, una roba da “mille e una notte”». 

«In realtà, i soldi, non molti, gli arrivano da quattro mignotte algerine e da due ninfomani francesi, in tutto sei troie da fatica, che gli passavano una percentuale su ogni rendez-vous». 

«Mio cognato l’avevano preso per ultimo, grazie al foglietto nascosto nelle scarpette della iena giudea … ai francesi glielo faremo ritrovare morto dentro una casa di piacere, tra froci e mignotte … ». 

«Che sciocchezza il principio della castità coniugale, è come giurare di non avere mai la febbre. Quella, quando deve venire, viene, senza chiedere il permesso. E che fai, allora? Ti senti in colpa perché hai la temperatura a 38 gradi?

Arrivò il febbrone. A scatenarlo fu, come capita sempre, un particolare apparentemente insignificante. Corinne si tolse le scarpe di raso. Fu la vista di quei piedi sensualissimi, delle unghie arrotondate e dipinte di smalto vermiglio, dell’alluce breve, compatto e ben proporzionato, dei tendini della caviglia…

Mi trovai, senza rendermene conto, seduto sul divano, accanto alla bella della Bugatti verde.

Lei serrò le cosce, imprigionandomi. Corinne riceveva come nessuna al mondo, anzi accentuava l’impatto, atterrando a corpo morto sull’intruso. E per accrescere la potenza del colpo, si girava ora a destra, ora a sinistra, avvitamenti magistrali, rotazioni da bordello metafisico, dai quali mi scaturiva un piacere particolarissimo, devastante e sublime. Precipitammo insieme. Io come un normale mammifero. Lei come un’alluvione. Erano le cinque del mattino e il gallo cantò con voce da soprano, il gorgoglio soffocato di Corinne. Ricadde su di me. Ci addormentammo, per non dire che svenimmo». 

«A rivedere quelle caviglie sensuali, sentii che avrei amato Corinne, che per lei avrei potuto rivoluzionare la mia esistenza. Sarebbe stata la mia rovina fisica e morale.

Eppure, forse mi sarei buttato dentro quella follia. 

Si comincia sempre così, col sesso. E dall’inguine qualcosa comincia ad arrampicarsi su, verso il cuore». 

«Con la testa sulla spalliera del divano e le gambe stese sulle cosce della granderussa, Ghino (cioè Craxi N.d.a.) si trovava nella posizione giusta per riordinare le idee». 

Aspetti politici: considerazioni storiche, cospirazioni, spionaggio, sovversione, complotti per il dominio mondiale. 

«L’oggetto di quella raffinata ragnatela politica si persuase con la velocità con la quale gli italiani – parola di mia madre – si convertirono dal fascismo all’antifascismo, da un fanatismo all’altro». 

«Quelli erano i signori della microguerra moderna, terroristi di Stato contro altri terroristi privati, statali o multinazionali». 

«Nadiezda non è affatto comunista, anzi … però è un’antiamericana naturale … se le offri una Coca-Cola, ti chiede subito un bicchier d’acqua…». 

«Tornai al cadavere dell’uomo. Lo spogliai completamente. Sì, era circonciso. E aveva un solo testicolo. 

Per avere spazio, Ghino lo appoggia sulla tazza del gabinetto. Con delicatezza e con rispetto. Neanche le bestie infieriscono sui morti. Seguono il loro istinto e sono giuste, com’è giusta la Natura, quand’anche strappino con i denti fegato, milza e cuore alle loro prede. Non infieriscono, mangiano e danno da vivere ai loro cuccioli. E nella suprema astuzia della Grande Madre, talora provvedono a nascondere i resti. Non ne hanno coscienza, ma, di fatto, si affannano, prive di mani e di utensili, a celebrare il sacro rito dell’inumazione.

Li sotterrano, come vuole Dio. 

Non sputano sui morti, non tirano sassate, non li prendono a calci, non li insultano, non li impiccano a testa in giù, non confondono il ludibrio con la festa. 

Non così certi italiani, se non ricordo male». 

«Chi? Gli ebrei? … Israele non c’entra, sono gruppi della finanza internazionale, ebrei e non … non c’entrano la razza, la religione, la nazionalità … c’entra il delirio di potenza … Sono loro i cervelli della destabilizzazione europea e mediterranea. 

L’obiettivo evidente è una catastrofe in divenire, nazioni in ginocchio, indebolite e divise …

Di cosa debbono vendicarsi? … Di niente. Debbono semplicemente modellare il mondo secondo le loro esigenze finanziarie e politiche. È una criminalità geniale, che vola in alto … vuole scolpire popoli e nazioni come se fossero marmo grezzo». 

Secret Agent

«Il dossier in nostro possesso dimostra che: 1. Ci troviamo di fronte ad un’organizzazione multinazionale che ricorre anche a tecniche terroristico-eversive. La regia è nelle mani di un settore autonomo, non si sa se deviato, di lobbies finanziarie di Wall Street e della City di Londra. Il termine ricorrente “mucchio” è il nome in codice di questa specie di setta. L’equivalente termine in lingua greca antica è la parola koros. In ogni caso, ho dato ordine di indagare su “Koros” e dintorni. E di segnalare ogni possibile indizio, con la massima precisione. Intanto, è accertato che questi gruppi sono in grado di determinare crolli repentini di qualsiasi valuta.

Nessuna banca centrale è in grado di resistere alla forza d’urto, a fini speculativi, rappresentata da miliardi di dollari che possono essere messi tutti insieme, d’improvviso, sul mercato.

Non fanno del resto mistero dei loro propositi: parlano di interi popoli, usando termini come “bocconi ghiotti”; annunciano il mercato “globale” e la “globalizzazione” politico-istituzionale dell’intero globo; considerano l’identità e l’unità nazionale come ostacoli al mercato e si comportano come capi di uno Stato sovranazionale.

La Russia è ancora una grande potenza ma gruppi statunitensi stanno approfittando della transizione per porsi come unici padroni del mondo. Non ci sta bene, e non dovrebbe star bene neppure a voi. Gli americani faticano a governare se stessi. Certo non possiamo affidar loro il governo del mondo». 2. Il “Mucchio”, ovvero Koros, qualunque cosa significhi, è così strutturato:- Un vertice di cinque persone; in ordine gerarchico, però: un numero uno, un numero due e così via. Si tratta di due ebrei del tutto indipendenti però dallo Stato d’Israele, e di tre cristiani. Operano all’interno di una fondazione “umanitaria” – ironia delle parole – collegata con le Nazioni Unite. In realtà si tratta di un centro di studi strategici e geopolitici con sede a Los Angeles. – Uno Stato maggiore composto di quaranta membri, ognuno specializzato in un settore geografico.- Un esercito numeroso, ma non quantificabile, che agisce su contratto e che non conosce il retroscena strategico o pensa di combattere pe chissà quale ideale. Qui c’è di tutto: mussulmani fondamentalisti, cristiani, ebrei, atei; tutte le nazionalità insomma, vista l’enorme disponibilità di denaro attraverso il quale tutti possono diventare potenziali contrattisti, dal giornalista al magistrato, dal poliziotto all’agente segreto, dall’uomo politico al dirigente sindacale, dal killer professionista al rivoluzionario di professione. Noi abbiamo individuato, ad esempio, ex agenti del KGB, della CIA, del Mossad e dell’Intelligence Service. Francesi e italiani sono reclutati per lo più non nei servizi segreti, che in quei Paesi non esistono o sono stati distrutti o indeboliti, ma nell’ambito dell’informazione e della giustizia. 3. Non c’è alcun rapporto ufficiale con gli Stati, ma non è escluso un coinvolgimento di settori istituzionali degli Stati Uniti e della Germania unificata. 4. Il Mucchio non tollera governabilità, stabilità e orgoglio nazionale, al quale contrappone separatismi, regionalismi, sovversivismo. Con ciò evita il pericolo di uno stabile e fruttuoso incontro tra Paesi europei e popoli nordafricani e medio-orientali, un nesso mortale per chi specula sulle tensioni religiose, culturali, politiche di questa parte del mondo. 5. Ghino è nel mirino sin dal caso di Abu Abbas. Non hanno dimenticato il suo comportamento. Il suo “no” secco alle richieste di consegnare Abbas, l’amicizia con Arafat, il sostegno alla causa palestinese. In certi ambienti di Washington, già qualche anno fa, sono risuonate minacce contro il presidente, minacce registrate dal mio servizio segreto.

Una di queste – “Gliela faremo pagare cara” – rende perfettamente l’idea. 

Sarebbe la logica dell’occhio per occhio, dente per dente, aggravata dal fatto che il presidente costituiva un ostacolo autorevole al predominio delle “grandi famiglie” italiane, agli affiliati alla “trilaterale”, ai potentati collegati ai gruppi avventuristici della finanza internazionale. 

Basterebbe questo. Ma c’è dell’altro.

L’ideologia troppo patriottica e pericolosamente orientata verso un’Europa dall’Atlantico agli Urali, una sorta di neogaullismo di sinistra che voleva un’Europa tendenzialmente amica del mondo arabo. Ghino considera la Tunisia come la sua seconda patria. Anche questo disturba. Ghino non è nato in Tunisia ma è come se lo fosse. I documenti venuti per accidente in nostro possesso dimostrano che lo vogliono morto. 

Un discorso da far girare la testa. La granderussa aveva disegnato perfettamente il mostro. No. Non era una visionaria. Gli eventi erano lì a dimostrarlo. Solo il fatto d’essere rimasto solo al mondo mi toglieva ogni dubbio: sembrava fantapolitica, ma era la realtà. 

La Spectre, dunque, esisteva». 

Spy novels magazine

Occhio alla frecciatina su George Soros, buttata lì durante una scena di interrogatorio nei confronti di un magistrato odiatissimo, tal Tommasi, rapito dagli alleati russi di Ghino e trascinato in ginocchio al suo cospetto:

«Allude al finanziere che ha guadagnato centinaia di milioni di dollari, speculato sulla lira e sulla sterlina…È lui il cervello?»

Ma in definita qual è il mostruoso piano di Koros secondo il romanziere Craxi, scrittore dell’Apocalisse?

«La Spectre era attiva. Le bombe esplodevano ovunque, con migliaia di morti: dal Giappone agli Stati Uniti, dalla Francia all’Algeria, dalla Russia all’Italia. La strategia del terrore mirava a colpire la gente comune. Le metropolitane erano diventate atolli di Bikini, dove sperimentare della dinamite sotterranea o dei gas nervini. Attentatori professionisti e terroristi della domenica si contendevano il sangue degli innocenti, ognuno in nome della propria causa, ma spesso, senza saperlo al servizio della mano invisibile.

La geografia del terrore indicava chiaramente il suo obiettivo finale, sebbene l’ipocrisia massmediale facesse finta di non capire. L’informazione non informava. Depistava. Qualcuno stava demolendo le sovranità nazionali, per riunificarle, poi, in ginocchio, sotto un dio falso e bugiardo, il dio-valuta pregiata, gestito da un pugno di nemici dell’umanità». 

Ma una speranza c’è, e viene dalla steppa: 

«Il giorno successivo, d’intesa con le Nazioni Unite, il presidente della Russia si sarebbe fatto portavoce di tutti gli Stati minacciati da Koros, richiedendo ufficialmente al governo degli Stati Uniti di uscire dalle ambiguità e di perseguire i mandanti della destabilizzazione mondiale». 

E in ultimo, la luna mediterranea: 

«Sopra di noi, la luna di Hammamet illuminava i vivi e i morti, i vincitori e i vinti, i grandi e i mediocri, tutti i puntini perituri della linea infinita.

Così vuole Allah». 

Parigi-Hammamet, un romanzo paranoico, rancoroso, sovversivo, politicamente scorretto: tutte qualità.  A chi volesse leggerlo, per prima cosa si ricorda la classica formula d’introduzione, però con un cambio di punteggiatura: 

Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale?”

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