L’Est tedesco non vuole scomparire. È forse questa, più che una qualunque percentuale elettorale, la notizia arrivata dalle urne di Sassonia-Anhalt il 6 settembre 2026. Il Land ha consegnato all’AfD il 43,8 per cento dei voti, alla CDU il 17,2, alla SPD il 9,3, ai Verdi l’8,9, alla Linke l’8,6 e al Bündnis Sahra Wagenknecht il 5,3, sufficiente per portare per la prima volta cinque deputati del partito nel Landtag. Affluenza: 77,8 per cento, un livello che non si vedeva nella regione dalla fine degli anni Ottanta. Come è noto, ogni voto orientale che non assomigli a quello dei quartieri centrali di Berlino viene puntualmente archiviato, in Germania come nel resto d’Europa, come una forma di provincialismo, rancore, deficit di modernizzazione, analfabetismo civico. Una scorciatoia interpretativa che spiega poco le ragioni dell’ascesa dell’AfD, e spiega ancora meno la nascita del BSW, cioè quella strana creatura politica che ha come fondatrice Sahra Wagenknecht, una donna cresciuta nella DDR, formatasi nella tradizione comunista, passata attraverso la PDS e Die Linkee approdata nel 2024 alla fondazione di un partito che porta addirittura il suo nome. La Bundeszentrale für politische Bildung (Agenzia federale per l’educazione civica) colloca il BSW nell’area del Linkskonservatismus: economicamente a sinistra, culturalmente su posizioni conservatrici.
Protezione. Stabilità. Stato. Industria. Prezzi accessibili. Lavoro. Confini. Comunità. Una parola, quest’ultima, che nella Berlino progressista tende a essere tradotta in community, mentre nel lessico di Wagenknecht conserva qualcosa di assai più novecentesco. È questo il cuore del Linkskonservatismus: da una parte un’economia che vuole più Stato, più protezione sociale, salari e pensioni più solide, investimenti pubblici, industria nazionale; dall’altra una critica assai poco progressista dell’immigrazione, delle politiche identitarie e di quella parte del linguaggio contemporaneo che ha trasformato il dibattito pubblico in una interminabile disputa sul modo corretto di nominare il mondo. Il BSW di Sassonia-Anhalt propone di limitare l’immigrazione, investire in industria, infrastrutture e istruzione e abbassare il costo dell’energia, arrivando a contemplare la possibilità di negoziati con la Russia per le forniture energetiche.

La politica estera completa il quadro: il BSW insiste sul rifiuto del riarmo, sulla necessità della diplomazia nella ricerca di un’architettura di sicurezza europea che includa anche la Russia. La questione ucraina è diventata uno dei tratti distintivi della formazione di Wagenknecht, insieme alla critica alle sanzioni e alla politica energetica tedesca. E tuttavia, la nostalgia orientale è un oggetto assai complicato. E allora ecco apparire, ogni tanto, i fantasmi. Una camicia blu. La Blauhemd della FDJ, la Libera Gioventù Tedesca, l’organizzazione giovanile di massa della Repubblica Democratica Tedesca, uno dei più riconoscibili simboli visuali della DDR, di tanto in tanto ritorna, seppur marginalmente, nelle manifestazioni e nelle celebrazioni nostalgiche dell’Est. Ai suoi tempi era un’uniforme, un segno di appartenenza e di conformità; l’organizzazione contava circa due milioni di membri nel periodo della sua massima diffusione. Oggi la stessa camicia può assumere un significato quasi opposto: non più il segno dell’adeguamento al sistema, ma il reperto di un mondo che il sistema presente ha voluto dichiarare definitivamente estinto. È il colmo della dialettica storica: l’uniforme dell’obbedienza trasformata in accessorio della contestazione.
Wagenknecht, cresciuta politicamente tra le fila della FDJ, rappresenta oggi una interprete autentica di quella vecchia sensibilità sociale dell’Est – la diffidenza verso il mercato lasciato a se stesso, la centralità dell’industria, l’idea di protezione pubblica, una certa severità comunitaria. La camicia blu è diventata vintage. Il socialismo, nella sua versione originaria, è morto. E tuttavia, la domanda sociale che lo alimentava non è evaporata. Il risultato elettorale lo mostra chiaramente. Il BSW, con il suo 5,3 per cento, non ha conquistato il Land, ma è entrato nel Parlamento regionale, mentre l’AfD raggiungeva il 43,8 per cento e restava a un passo dalla maggioranza assoluta. Dopo il voto, Wagenknecht ha sostenuto la possibilità di una maggioranza variabile e di un presidente del governo regionale indipendente dai partiti, dichiarando che l’invito al dialogo valeva anche per l’AfD. Una posizione controversa, ma politicamente rivelatrice. Il vecchio sistema delle appartenenze sembra non bastare più. Destra e sinistra, conservazione e progresso, pace e sicurezza: tutto viene rimesso sul tavolo e ricombinato.
E forse è proprio questo che Wagenknecht ha capito prima degli altri: che sotto la superficie cosmopolita della Germania contemporanea esiste ancora una società che chiede di tornare indietro, che pretende il diritto di dire che il futuro, così com’è stato venduto, non le è piaciuto poi tanto.