Corpi senza cuori

Il 79% degli italiani dichiara di volersela "spassare in ogni occasione", il 52% cerca emozioni forti, il 44% vuole liberarsi da qualsiasi vincolo. I dati fotografano una società in cui il corpo è diventato piattaforma biopolitica, e il desiderio si consuma come un contenuto digitale. Nel mezzo, il dibattito sull'educazione sentimentale nelle scuole resta ostaggio di battaglie ideologiche, mentre gli adolescenti crescono senza adulti capaci di insegnare loro cosa significhi voler bene a qualcuno.

Prima di chiedersi cosa sia una macchina

L'informatica ha preso in prestito dalla filosofia la parola "ontologia" svuotandola del suo contenuto originale. Per i filosofi quella parola indicava la domanda su cosa significhi esistere. Per gli informatici indica un catalogo di oggetti e relazioni utile a far funzionare i sistemi. Ma un catalogo, per quanto sofisticato, non può cogliere ciò che ha un centro indivisibile - e questa è esattamente la domanda che la parola, nella sua accezione originale, era attrezzata a fare. Oggi quella domanda non si pone più, e nessuno se ne accorge.

Jacques Attali

«L’Occidente ha vinto. Il mondo intero ha adottato i valori dell’Occidente. Guardate i cinesi: si vestono come gli occidentali, hanno adottato i costumi e alcune regole occidentali dello Stato di diritto, anche se vivono sotto una dittatura. Comprano prodotti della moda, sono diventati individualisti. L’Occidente ha vinto però come vinse l’Impero romano. Quando l’Impero romano scomparve, nel V secolo, tutti erano ormai romani. I barbari erano diventati cristiani e si vestivano come i romani. L’Impero romano trionfò nella propria scomparsa. Penso che oggi accada qualcosa di simile. L’ideologia induista può prevalere in India, ma non credo abbia una vocazione proselitista e quindi non la vedo come concorrente dell’ideologia occidentale. L’Islam, invece, può esserlo»

Leon Panetta

«La più grande paura di un direttore della CIA è essere colto di sorpresa, perché una falla nell'intelligence finisce inevitabilmente per esporre il Paese e il Presidente. La nostra responsabilità fondamentale è quindi impedire che ciò accada. Per questo occorre mantenere sempre lucidità, attenzione e concentrazione, cercando per quanto possibile di anticipare anche ciò che, per sua natura, sembra imprevedibile»

Vladimiro Giacché: «Quella tedesca è una crisi economica, sociale, geopolitica e culturale»

«Berlino cerca spazio attraverso un approccio velleitario sempre più protezionistico e unilateralmente atlantista. Continuare su questa linea sarebbe un ulteriore errore non solo per la Germania, ma anche per tutta l'Ue. L'Europa dovrebbe essere un continente commercialmente aperto, capace di intrattenere rapporti con una pluralità di attori. Chiudersi in una logica di blocco è probabilmente la scelta peggiore»

Mario Giro: «L'ordine internazionale è stato scientemente messo da parte e sabotato dagli interessi delle singole potenze»

«L’ONU funziona solo se gli Stati che lo compongono vogliono farlo funzionare. In passato i segretari generali parlavano con tutte le parti in gioco; oggi spesso nessuno di esse vuole incontrarli. La crisi dei trattati di non proliferazione nucleare, il linguaggio militarista applicato alle migrazioni e il ritorno dei nazionalismi con caratteri imperiali sono il segno dell’indebolimento delle regole comuni. Un concerto di fattori che evidenziano lo scivolamento nel particolarismo nazionale contro progetti collettivi di dialogo e cooperazione»

La generazione cosmica è chiamata al "salto quantico"

Il Museo MAXXI il prossimo 10 ottobre ospiterà la seconda edizione di Bayram - Il tempo della cosmopolitica, un’intera giornata dedicata alle novità che tecnologie quantistiche ed intelligenza artificiale stanno imprimendo alla politica, alla finanza e agli equilibri globali.

Rick Dufer: «Il Signore degli Anelli è una storia in cui è facilissimo trovare se stessi, in più forme»

«Una parte di ognuno di noi è lo hobbit pigro che vuole solo starsene in pace nella sua Contea e una parte e lo hobbit scagliato in un'avventura di cui non può prevedere il risultato, ma decide di abbracciarla; una parte di noi è Gollum, con le sue dipendenze e la sua brama di ricomporre le proprie personalità e una parte è Boromir, la cui forza viene schiacciata dalla tentazione della scorciatoia»

La traiettoria comune di marxismo e capitalismo

Per decenni sono stati pensati come nemici assoluti. Eppure entrambi nascono dalla stessa stagione spirituale della modernità, condividono la dissoluzione della trascendenza, la centralità della tecnica e l'universalismo emancipativo. Il capitalismo non sconfisse il marxismo perché più giusto: lo sconfisse perché più adatto a servire la forza storica che entrambi avevano contribuito a liberare. Ora quella forza - la tecnica - sta incontrando il proprio limite.

Ignacio Peyró: «Non c'è Paese più complesso dell'Italia, né Paese più scritto e modellato anche dallo sguardo altrui»

«La mia tradizione è spagnola ed europea. Ciò che mi interessa è onorare la tradizione della grande prosa in lingua castigliana. In Spagna amo Azorín, Cervantes, Pla, Galdós, Baroja, Ortega y Gasset e una sorta di Tomasi di Lampedusa in versione spagnola, ovvero i fratelli Villalonga di Maiorca. Dall'Italia ho letto molta poesia: Leopardi mi ha cambiato la vita! Ma anche la Francia e, come no, il mondo britannico: come dimostrano Waugh e Kipling, un'arte della prosa, cioè del ritmo e dello sguardo»

Federica Saini Fasanotti: «La Libia è un organismo politico incompiuto con tendenze neomedievali»

«Gheddafi ha lasciato un Paese devastato. La Libia non è mai esistita come Stato sovrano nazionale nel senso europeo del termine. Non ha mai avuto una democrazia e non ha mai avuto istituzioni solide. Gheddafi ha volutamente impedito la formazione di istituzioni autonome. Ha concentrato il potere su di sé e sulla propria cerchia. Quando è stato ucciso, non c'erano argini capaci di contenere milizie, estremismi e tensioni locali»

La magnifica umanità ad un bivio

La prima enciclica di Leone XIV - Magnifica Humanitas - è anche il primo vero intervento della Chiesa sulla rivoluzione tecnologica più importante della storia. Il Papa elenca i danni e critica i presupposti culturali del transumanesimo, ma sempre trattenendo il colpo. La domanda che riecheggia tra le righe, senza mai essere pronunciata, è: esiste una via cristiana all'intelligenza artificiale?
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