Mario Giro: «L'ordine internazionale è stato scientemente messo da parte e sabotato dagli interessi delle singole potenze»

«L’ONU funziona solo se gli Stati che lo compongono vogliono farlo funzionare. In passato i segretari generali parlavano con tutte le parti in gioco; oggi spesso nessuno di esse vuole incontrarli. La crisi dei trattati di non proliferazione nucleare, il linguaggio militarista applicato alle migrazioni e il ritorno dei nazionalismi con caratteri imperiali sono il segno dell’indebolimento delle regole comuni. Un concerto di fattori che evidenziano lo scivolamento nel particolarismo nazionale contro progetti collettivi di dialogo e cooperazione»

La generazione cosmica è chiamata al "salto quantico"

Il Museo MAXXI il prossimo 10 ottobre ospiterà la seconda edizione di Bayram - Il tempo della cosmopolitica, un’intera giornata dedicata alle novità che tecnologie quantistiche ed intelligenza artificiale stanno imprimendo alla politica, alla finanza e agli equilibri globali.

Rick Dufer: «Il Signore degli Anelli è una storia in cui è facilissimo trovare se stessi, in più forme»

«Una parte di ognuno di noi è lo hobbit pigro che vuole solo starsene in pace nella sua Contea e una parte e lo hobbit scagliato in un'avventura di cui non può prevedere il risultato, ma decide di abbracciarla; una parte di noi è Gollum, con le sue dipendenze e la sua brama di ricomporre le proprie personalità e una parte è Boromir, la cui forza viene schiacciata dalla tentazione della scorciatoia»

La traiettoria comune di marxismo e capitalismo

Per decenni sono stati pensati come nemici assoluti. Eppure entrambi nascono dalla stessa stagione spirituale della modernità, condividono la dissoluzione della trascendenza, la centralità della tecnica e l'universalismo emancipativo. Il capitalismo non sconfisse il marxismo perché più giusto: lo sconfisse perché più adatto a servire la forza storica che entrambi avevano contribuito a liberare. Ora quella forza - la tecnica - sta incontrando il proprio limite.

Ignacio Peyró: «Non c'è Paese più complesso dell'Italia, né Paese più scritto e modellato anche dallo sguardo altrui»

«La mia tradizione è spagnola ed europea. Ciò che mi interessa è onorare la tradizione della grande prosa in lingua castigliana. In Spagna amo Azorín, Cervantes, Pla, Galdós, Baroja, Ortega y Gasset e una sorta di Tomasi di Lampedusa in versione spagnola, ovvero i fratelli Villalonga di Maiorca. Dall'Italia ho letto molta poesia: Leopardi mi ha cambiato la vita! Ma anche la Francia e, come no, il mondo britannico: come dimostrano Waugh e Kipling, un'arte della prosa, cioè del ritmo e dello sguardo»

Federica Saini Fasanotti: «La Libia è un organismo politico incompiuto con tendenze neomedievali»

«Gheddafi ha lasciato un Paese devastato. La Libia non è mai esistita come Stato sovrano nazionale nel senso europeo del termine. Non ha mai avuto una democrazia e non ha mai avuto istituzioni solide. Gheddafi ha volutamente impedito la formazione di istituzioni autonome. Ha concentrato il potere su di sé e sulla propria cerchia. Quando è stato ucciso, non c'erano argini capaci di contenere milizie, estremismi e tensioni locali»

La magnifica umanità ad un bivio

La prima enciclica di Leone XIV - Magnifica Humanitas - è anche il primo vero intervento della Chiesa sulla rivoluzione tecnologica più importante della storia. Il Papa elenca i danni e critica i presupposti culturali del transumanesimo, ma sempre trattenendo il colpo. La domanda che riecheggia tra le righe, senza mai essere pronunciata, è: esiste una via cristiana all'intelligenza artificiale?

L'Impero sotto nessun cielo

Se Trump tenta di piegare il linguaggio religioso alla legittimazione della guerra, la Santa Sede prova a opporvi un contrappeso morale. Ma ridurre questa tensione a un semplice dissidio fra un presidente e un pontefice significherebbe mancarne il senso storico. In filigrana riemerge una nuova lotta per le investiture, un rinnovato conflitto tra papato e impero, in cui la pretesa del potere politico non è più solo governare il mondo, ma anche consacrarsi moralmente per farlo. Di contro, Roma prova a opporre un contrappeso, nel tentativo di arginare la saldatura tra guerra e sacro, e di contenere l’entropia del caos globale.

Peter Robinson: «La prima volta che entrai nello Studio Ovale diedi un'occhiata al presidente Reagan e pensai "ma è soltanto umano". Questa è la vera natura del potere»

«L'Europa manca di un settore tecnologico di qualche reale importanza, non riesce a controllare i propri confini e si trova incapace di tenere testa a Vladimir Putin, il leader di un Paese con un'economia grande soltanto la metà di quella tedesca. Ma quando mi sento tentato di disperare, incontro qualche giovane europeo che ha ricevuto un'istruzione eccellente ed è determinato a fare qualcosa — abbastanza spesso, ad avviare un'azienda. Se Santa Caterina da Siena rifiutò di rinunciare all'Italia e Santa Giovanna d'Arco diede la vita per la Francia, chi sono io per rinunciare alla speranza?»

Gennaro Sangiuliano: «Non è la democrazia in sé a produrre inefficienza, è la sua degenerazione burocratica e culturale a farlo»

«Non credo che democrazia ed efficienza siano inconciliabili. L’Italia democratica ha realizzato in pochi anni l’Autostrada del Sole. Il problema è che oggi le democrazie occidentali tendono a confondere la democrazia con l’assemblearismo permanente. Si è diffusa una cultura del dubbio senza fine, del rinvio continuo, del ricorso sistematico, della paralisi procedurale»

Franco Bernabè: «Oggi l'Occidente non è il dominatore del sistema internazionale»

«Il grande errore è stato sottovalutare la profondità delle differenze tra le diverse civiltà. In Europa permane una matrice solidaristica; in Cina prevale una concezione comunitaria, nella quale la collettività viene prima dell'individuo. Per questo il capitalismo ha potuto espandersi senza produrre una vera omogeneizzazione politica e culturale»

Vincenzo Susca: «Siamo passati dalla politica-spettacolo alla politicizzazione dello spettacolo. Negli ultimi trent’anni estetica ed emozione hanno conquistato una posizione centrale nella politica»

«Sopravvivere significa stare sopra. Significa controllare, verificare, governare, avere ancora una possibilità di azione nel medio-lungo periodo. La sottovivenza, invece, è la condizione contemporanea in cui stiamo sotto. Ci siamo rimasti sotto. Non controlliamo più nulla: siamo controllati. Non agiamo: siamo agiti. Non pensiamo: siamo pensati»
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