Stallo alla messicana

Claudia Sheinbaum Pardo: prestanome di López Obrador o scintilla di democrazia? Il Messico è una nazione dilaniata da violenza e povertà; più che una presidenza, dunque, si tratta di una sfida per dimostrarsi degna della carica e per smentire le accuse che le vengono rivolte da dentro e da fuori. Uno stallo da western all'italiana, dove il bottino non c’è: in gioco è il futuro di una popolazione stanca e insoddisfatta. Il bilancio del primo anno presidenziale è una questione apicale.

Macron mette nei guai la Francia

Il Presidente francese, sempre più in crisi, accelera il riarmo per inseguire l'autonomia strategica e guardare da pari a pari gli Stati Uniti e la Cina. Nel frattempo però incrina l’asse con la Germania e fa crescere tensioni con gli alleati su NATO, bilanci sociali e leadership europea.

Nulla di nuovo a Monaco

All'Hotel Bayerischer Hof è andata in scena la solita storia, con nuovi interpreti, ma con lo stesso finale. L'Europa deve fare da sé, la Conferenza di Monaco di quest'anno l'ha ribadito ulteriormente. Sul tavolo resta una scelta: restare museo armato da altri o diventare finalmente un soggetto che si arma, produce e decide in proprio.

The Line non si fa più

Il progetto saudita di una città-muro lunga 170 km nel deserto, di cui vi parlavamo già nel 2023, rischia di non completarsi mai. Ma non importa: i suoi rendering virali sui social l'hanno già resa reale come simulacro digitale. Mentre tre membri della tribù Howeitat sono stati condannati a morte per essersi opposti alle espropriazioni, il glamour architettonico del loop prevale sui fatti, incarnando il trionfo definitivo dell'immagine sulla realtà.

L'ONU rischia la bancarotta

Le Nazioni Unite hanno attraversato un lungo periodo d’irrilevanza durante la guerra fredda, ma paradossalmente la crisi è arrivata solo oggi. Prima a intermittenza, poi cronicizzandosi. Da un anno a questa parte l’organizzazione manifesta un cagionevole stato di salute anche sul piano finanziario. Il Segretario Generale Antonio Guterres segnala addirittura il rischio di bancarotta entro l’estate prossima.

Un po' di numeri sull'arsenale iraniano

Il gruppo d’attacco della portaerei USS Abraham Lincoln scivola tra le acque azzurre del Golfo Persico, carica di siluri e aerei pronti al decollo, un promemoria costante della presenza americana nella regione. Donald Trump segue ogni mossa, alternando segnali di apertura e minacce pubbliche all’Iran. Ma la Repubblica Islamica è caparbia. Teheran e Washington misurano la propria deterrenza in un confronto che intreccia arsenali, alleanze e tecnologia, con il rischio concreto che la diplomazia venga superata dalla logica della saturazione e della rappresaglia.

La Lega al contrario

Roberto Vannacci è solo la punta dell’iceberg di una crisi identitaria profonda: la Lega ha reciso le radici federaliste, rincorso l’estremismo da palazzo e perso bussola e territorio. L’operazione-generale sposta voti, crea fratture e apre spazi a destra, mentre Salvini paga l’errore tattico e Meloni consolida il comando.

Forza del diritto e diritto della forza

Il declino della cultura occidentale e delle sue élite coincide con il ritorno della forza come principale strumento di regolazione dei rapporti internazionali, mentre diritto e politica perdono capacità di contenimento e mediazione.

Nuuk è il cuore dell'Artico

La Groenlandia non è il Venezuela. Al di là delle minacce americane – più utili a negoziare che a colpire – occorre distinguere gli scenari, perché non esiste una logica unica da applicare ovunque. Da noi, invece, tutto questo produce stupore e reazioni scomposte. Eppure, la storia degli Stati Uniti è anche la storia di un’espansione continua, ottenuta tanto con la forza quanto con assegni, trattati e acquisizioni. Da qui nasce il paradosso: “difendere” la Groenlandia dall’America con contingenti di facciata, dentro un’architettura militare che in ultima istanza resta americana. È un cortocircuito che fotografa la frattura tra centro e periferia del blocco transatlantico, sempre più distanti per approccio e visione.

Una firma storica

L’accordo commerciale tra Mercosur ed Unione Europea ridefinisce gli equilibri geopolitici, segnando un passo strategico contro il protezionismo USA e la competizione cinese. Ma crescono resistenze politiche interne che potrebbero condizionare ratifica e impatto economico per molto tempo.

Aldous Huxley a Teheran

Con un'ideologia esausta e una società che non si riconosce più nella rivoluzione, l’Iran degli ayatollah entra nel suo crepuscolo storico. La teocrazia sopravvive per inerzia, puntellata da repressione e mito identitario, mentre i pilastri di stabilità crollano. In un Medio Oriente riconfigurato, il tempo diventa il nemico più letale del Nezam, aprendo scenari di competizione regionale incontrollata e di fine dell’ordine post-rivoluzionario iraniano.

Hugo Chávez nel mirino

I bombardamenti statunitensi del 3 gennaio non rispondono solo a logiche militari, ma colpiscono deliberatamente l’eredità politica e simbolica di Hugo Chávez. L’attacco al suo mausoleo segnala la volontà di Washington di chiudere definitivamente la stagione chavista, riaffermando la propria egemonia in America Latina attraverso un’azione di forza dal forte valore storico e ideologico.
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