Intervista

«Per me è stato indispensabile collocarmi fuori dall’accademia per sviluppare un pensiero diverso, estraneo alle relazioni internazionali e alla politologia». Il metodo Dario Fabbri

Direttore di Domino e saggista, Dario Fabbri racconta passato, presente e futuro della “sua” geopolitica umana. In vista della VII edizione di Libropolis.
«Per me è stato indispensabile collocarmi fuori dall’accademia per sviluppare un pensiero diverso, estraneo alle relazioni internazionali e alla politologia». Il metodo Dario Fabbri
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A cosa stai lavorando in questi mesi?

Diversi progetti. Tre libri, lo sviluppo ulteriore di Domino, la realizzazione di nuovi podcast, l’inizio di un nuovo programma televisivo. Non posso annunciare tutto subito, ma stanno per partire nuove iniziative. A cominciare dal prossimo numero di Domino, quello di ottobre.

– Tanti progetti in cantiere. Come nasce questa vocazione, ma soprattutto come l’hai consolidata nel tempo?  

Ho studiato scienze politiche alla Luiss (vecchio ordinamento), ma ho abbandonato all’ultimo anno per concentrarmi soltanto sulla geopolitica, sulla struttura degli eventi anziché sulla sovrastruttura, e sulla storia degli altri popoli, dimensione essenziale di ogni ragionamento, che non trovai nel percorso universitario. 

Nei primi anni Duemila tale approccio incrociato era più o meno ignoto e ho preferito approfondirlo autonomamente, da orgoglioso autodidatta – sebbene apprezzai alcuni corsi, come quello tenuto da Carlo Jean, con Germano Dottori, di cui fui allievo. Era necessario muovermi da solo per sviluppare un pensiero laterale. 

Nel frattempo, entrai in contatto con colleghi e poi amici come George Friedman, Jacob Shapiro, Antonia Colibasanu, tutti afferenti a Stratfor, a metà tra il think tank e l’agenzia di intelligence privata, con sede ad Austin in Texas.

– Insomma a un passo dagli apparati statunitensi…

Friedman ha lavorato a lungo nell’Office of Net Assessment, il più segreto degli uffici del Pentagono dove si studiano le mosse dei nemici degli Stati Uniti e le cui analisi sono strettamente classificate. Negli anni con George abbiamo spesso discusso di struttura e dialettica hegeliana, passaggi fondamentali e chiarificatori. Dai suoi scritti ho preso l’ossessione per la grammatica (strategica) e (forse) un’eccessiva razionalità. 

Torniamo alla tua vocazione. Cos’hai studiato da autodidatta?

Storia, storia e ancora storia, principio e fine di ogni ragionamento. Ogni disciplina o teoria ha valore soltanto in ambito storico. Purtroppo l’approccio scientifico è spesso anacronistico, nella sua accezione letterale. A questo ho aggiunto lo studio della geopolitica classica, quella di inizio Novecento, per poi staccarmi dalla sua natura deterministica e concentrarmi sulla psicologia collettiva dei popoli, sull’antropologia, sulla linguistica, sulla protoetimologia. Compresi che per cogliere le cose del mondo era indispensabile calarmi nello sguardo dell’altro, archiviare le nostre lenti occidentalistiche e politologiche.

– In Italia il concetto di autodidatta genera confusione…

Per me è stato indispensabile collocarmi fuori dall’accademia per sviluppare un pensiero diverso, estraneo alle relazioni internazionali e alla politologia. Ognuno segue il suo percorso, mi pare evidente.

– Cos’è successo allora?

Mentre affrontavo tale composita epistemologia, a 23 anni cominciai a firmare analisi geopolitiche per The International Herald Tribune nella versione dedicata all’Italia (Italy Daily), curata dal Corriere della Sera. Ricordo inizialmente mi fu chiesto di rispondere alla domanda: conviene che la Turchia entri nell’Unione Europea? Quindi iniziai a collaborare con Limes e con Lucio Caracciolo, inizialmente occupandomi di Stati Uniti e Medio Oriente, senza smettere di varare una nuova inclinazione geopolitica.

– Poi negli anni di Limes, soprattutto grazie al canale Youtube, è nato Dario Fabbri per come lo conosciamo oggi.

Il confronto con Caracciolo e gli altri colleghi mi ha arricchito, mentre continuavo il mio studio ossessivo offrendolo alla rivista, dotandola per la prima volta di un metodo. Nel 2017 sono stato capo dell’analisi geopolitica di Macrogeo, think tank geopolitico e finanziario, fondato da Caracciolo e Nouriel Roubini. Successivamente è nata la scuola di Limes, di cui sono stato vicedirettore, prima di condurre altrove il mio approccio, nel frattempo ribattezzato geopolitica umana.

– La geopolitica umana ha cominciato a cambiare il dibattito in Italia e non solo.

Si è inserita nel dibattito del paese, attraverso interviste alle televisioni, ai quotidiani, sul web. Non so dire se abbia cambiato il dibattito. Di certo, ha cominciato a suscitare interesse anche all’estero. Sono stato invitato a presentare la grammatica imperiale, parte della geopolitica umana, ai dottorandi dell’Oriel College di Oxford. Oppure a illustrare strategia e tattica di Stati Uniti, Russia e Cina al management di Microsoft Usa, assieme a personalità come lo scrittore Walter Isaacson, l’astronauta Scott Kelly, il giornalista Dan Rather. Mi è stato anche chiesto dall’ambasciata tedesca a Roma di incontrare privatamente, assieme a un nucleo ristretto, il presidente della Repubblica Federale di Germania, Frank-Walter Steinmeier.

– Infine è arrivato l’incontro con Enrico Mentana e la nascita di Domino. Com’è andata?

Ho incontrato Enrico per la prima volta il primo giorno della guerra in Ucraina, quando mi chiamò per commentare gli eventi. Doveva durare un solo pomeriggio, siamo rimasti in onda i primi cento giorni del conflitto. Durante quelle settimane abbiamo cominciato a parlare di progetti futuri e sviluppato l’idea di una rivista mensile di geopolitica, da me diretta. Domino si è rivelato un grande successo, con oltre duecentomila copie vendute nel primo anno e già oltre centomila nell’anno in corso. A questo abbiamo aggiunto la Scuola di Domino, extra-accademica e centrata sulla geopolitica umana, alla quale partecipano decine e decine di studenti di ogni età ed estrazione, oltre a grandi professionisti già affermati. A dimostrazione della necessità di cambiare lo sguardo sulle cose. In vista del suo secondo anno che partirà a gennaio.

– Proprio la geopolitica umana sta per essere raccolta in un testo. Quando uscirà?

Gribaudo/Feltrinelli mi ha chiesto di mettere nero su bianco la mia specifica visione del mondo. Ci ho messo tre anni a completare il libro che finalmente uscirà a novembre, perché ogni volta aggiungo un tassello. È il compendio di cosa ho imparato e sviluppato nel corso degli anni, ovviamente mutevole di ulteriori variazioni. Perché questo approccio è studio quotidiano e perenne. Ma era il momento di fissare un punto.

– In stretta sintesi, in cosa consiste la geopolitica umana?

Nello studiare l’interazione tra collettività, tra popoli, in uno specifico contesto geografico, valutandone antropologia, psicologia, narrazioni, idiosincrasie, tic, storia, strategie, tattiche. Tutto ciò che è struttura, sostanza, anziché la sovrastruttura, ovvero i sistemi istituzionali, i leader, i partiti, le elezioni, mediamente irrilevanti. A questo si aggiunge uno sguardo antileaderistico sulla storia, centrato sulla volontà dei popoli, non su re, sovrani o condottieri.

È lo stesso approccio che abbiamo visto nel programma Noos di Alberto Angela?

Nel programma di Angela mi sono occupato di specifici dossier, con lo strumentario della geopolitica umana. È stato un onore partecipare a un programma di alta divulgazione e offrire al grande pubblico la mia personale variante della conoscenza geopolitica.

– Anche il tuo sguardo sulla storia diventerà un libro?

Sto completando l’atlante storico per il triennio dei licei e scrivendo il mio manuale. Mi auguro possa servire ai ragazzi per parlare e discutere maggiormente di storia, mancanza esiziale dei nostri ragionamenti.

– Di cosa parlerai a Libropolis il prossimo weekend?

Con Alice Mentana, amministratore delegato di G.O.L., presenteremo Domino, il progetto, la sua poetica, il suo sviluppo futuro. Oltre al numero in edicola dedicato all’Africa e a quello successivo che uscirà a metà ottobre. Il cui argomento annunceremo tra pochi giorni….

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