Ankara non può permettersi caos in Iran

La mediazione turca tra gli Stati Uniti e l’Iran risponde direttamente alla logica di contenimento nei confronti di Israele, il quale potrebbe verosimilmente approfittare del vuoto di potere per espandere la propria influenza geopolitica nello spazio persiano. Con la potenziale caduta del regime degli ayatollah avrebbe origine una sostanziale trasformazione sistemica dell’ordine regionale mediorientale, prospettiva che Ankara desidererebbe scongiurare ad ogni costo.

Hugo Chávez nel mirino

I bombardamenti statunitensi del 3 gennaio non rispondono solo a logiche militari, ma colpiscono deliberatamente l’eredità politica e simbolica di Hugo Chávez. L’attacco al suo mausoleo segnala la volontà di Washington di chiudere definitivamente la stagione chavista, riaffermando la propria egemonia in America Latina attraverso un’azione di forza dal forte valore storico e ideologico.

Un mare sempre più Nero

Le dichiarazioni del leader turco Tayyip Erdogan e del Ministro degli Esteri Hakan Fidan testimoniano la percezione di insicurezza di Ankara, vittima collaterale degli scontri bellici marittimi tra Russia e Ucraina che si stanno consumando nel Mar Nero. La Turchia tenta di scongiurare un’ulteriore escalation, che minerebbe i suoi interessi vitali nell’area.

La svolta nazionalista in Iran

La presentazione del monumento a Re Shapur I a Teheran segna un cambio di paradigma nella narrazione iraniana: dal predominio religioso alla valorizzazione del passato imperiale e del sentimento nazionale. In un momento di isolamento e difficoltà economico-militari, la Repubblica Islamica riscopre le glorie persiane per rafforzare il fronte interno, riaffermare l’orgoglio nazionale e lanciare un messaggio di resistenza all’Occidente.

Pechino è pronta

Per la Cina, la parata militare ha un duplice obiettivo: mostrare le proprie capacità militari e la compattezza del suo popolo, così come la possibilità di far affidamento su partner strategici per sviluppare il progetto geopolitico orientale, che mira a creare un nuovo sistema internazionale in cui l’Occidente sarà costretto a subire la storia, invece di farla.

Damasco, la pedina

Le dinamiche di potere del Medio Oriente si apprestano ad essere dominate da due grandi attori, la Turchia e Israele, i quali sono pronti a sfidarsi strategicamente per assicurarsi l’egemonia regionale. Tel Aviv tenta di indebolire la Siria di Al Jolani, sostenuto da Erdogan, per fomentare il caos e approfittarne tatticamente. Siamo all’inizio di una rivalità che sarà in grado potenzialmente di ridefinire gli equilibri dell’area e aprire a nuove prospettive.

Dopo l'Iran c'è la Turchia

Le recenti dichiarazioni di Erdogan testimoniano la chiara intenzione turca di non volersi limitare ad osservare dall’esterno gli scontri che stanno avvenendo nella regione mediorientale, ma di volersi inserire con prontezza nella diatriba, cercando di scongiurare un’ulteriore escalation e la conseguente distruzione della potenza iraniana.

Panzer baltici

Il fianco orientale della NATO si rafforza con il dispiegamento di truppe tedesche in Lituania, mossa che va inquadrata nella strategia di contenimento nei confronti di Mosca e delle sue mire geopolitiche, con l’obiettivo di preservare lo status quo nello spazio post-sovietico.

La Libia è fondamentale

Fra la presenza di migranti pronti a lasciare il Paese per partire verso l’Europa e una forte crisi politico-economica, la Libia diventa terra fertile per i progetti delle grandi potenze, che mirano a sfruttare le debolezze delle élite politiche dell’area per insediarsi nelle dinamiche di potere dello spazio nordafricano. In questo quadro l'Italia rimane a guardare, in una stasi frutto della propria impotenza.

Il caso delle spie ungheresi

L’eliminazione della rete di spionaggio in Transcarpazia costruita dall’intelligence ungherese ha alimentato le tensioni con l’Ucraina, contribuendo ad incrinare un rapporto difficile, caratterizzato da profonde differenze culturali e rivalità geopolitiche.

La riconquista del Kursk

L’invasione della regione russa del Kursk da parte delle truppe di Kiev è giunta al termine, dopo quasi un anno di offensiva. Mosca annuncia trionfalmente la ripresa dei territori, e sottolinea il contributo fornito dai soldati nordcoreani, legittimando il ruolo della potenza asiatica nelle dinamiche tattiche-militari del conflitto.

Mal di Françafrique

Il recente viaggio al Cairo del Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron rappresenta la volontà transalpina di preservare il proprio ruolo di attore protagonista nelle dinamiche di potere nordafricane, e soprattutto la necessità di puntare sull’intesa con l’Egitto di Abdel-Fattah Al Sisi per consolidare la propria influenza geopolitica nell’area.
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