“Non dico questo auspicandolo, a me starebbe a cuore l’opposto – cioè un tale aumento di minacciosità della Russia, da far sì che l’Europa si sentisse costretta a decidere di divenire anch’essa egualmente minacciosa, di acquisire, cioè, una volontà unica, mercé l’intervento di una nuova casta dominante sopra l’Europa, di una durevole, tremenda volontà propria, in grado di proporsi mete al di là dei millenni – affinché finalmente la commedia, protrattasi anche troppo, della sua congerie di staterelli, nonché la molteplicità dei suoi velleitarismi dinastici e democratici giunga infine a un epilogo. È passato il tempo della piccola politica: già il prossimo secolo porterà con sé la lotta per il dominio della terra, la costrizione alla grande politica.”
Le parole di Friedrich Nietzsche contenute nel suo lavoro del 1886 – “Al di là del bene e del male” -riecheggiano assolate in un’Europa che, ancora oggi, a distanza di 140 anni, non pare avere alcuna intenzione di ascoltarle. Inquietante quanto la disamina del filosofo tedesco sia così attuale, considerando che, con ogni probabilità, qualora il Vecchio continente non si svegliasse dal torpore che lo attanaglia sarà destinato a rimanere inghiottito in questa spirale d’impotenza per diverso tempo. In un contesto geopolitico colmo di insidie e la presenza di imperi che tentano di ridefinire, o preservare, gli equilibri mondiali attraverso l’utilizzo della forza, l’Europa rimane immobile e divisa, incapace di vivere da protagonista il proprio presente, soggetta al volere di chi preferisce vederla innocua e docile.
Non è bastata la doccia gelata causata dall’aggressione russa nei confronti dell’Ucraina, né la nuova guerra in Medio Oriente in cui l’egemone tenta definitivamente di piegare l’Iran. Il continente continua a perdere gli appuntamenti con la storia, abbattuto da un senso di colpa derivato dall’intensa violenza di cui è stato teatro il secolo scorso, e da millenni che pesano enormemente, e lo vedono carnefice, e vittima, allo stesso tempo, del suo passato protagonismo. La verità è che le interazioni umane, così come quelle tra le collettività, si basano su rapporti di forza. Se decenni di pax americana in Occidente hanno contribuito alla creazione di un’illusione che vede i popoli come aggregazioni di consumatori che si pongono come unico obiettivo di vivere nel benessere, gli ultimi anni hanno completamente disintegrato questo mito. Il sistema internazionale odierno, così come quelli passati, è ancora composto da potenze che impugnano la spada per battersi per la propria sopravvivenza e per la conquista dello spazio.
L’Europa, così come allora, è ancora un “animale d’armento”, addomesticato, senza alcun tipo di aspirazione massimalistica. Nel contesto politico continentale regnano le dinamiche conflittuali parlamentari e rivalità tra nazionalismi che mirano ad una chiusura nei propri confini locali, ignorando l’impossibilità di ritirarsi dal mondo, e non comprendendo che, qualora ci si assentasse dalle vicissitudini globali sarebbero gli altri ad interpellarti. L’Europa non riesce a darsi una guida e a battezzare interessi comuni, né a capire l’importanza della possibilità di sapersi difendere autonomamente in caso di necessità.
Illusa di vivere in una realtà tutta sua, in cui gli individui non sono governati dalla volontà di accrescere sé stessi e la propria potenza, non si rende conto degli elevati rischi che l’attuale assetto geopolitico mondiale presenta. A differenza dei tempi nietzschiani, oggi i popoli non lottano solo per la terra, ma la competizione verte su più campi, come la tecnologia e l’intelligenza artificiale, le sfide climatiche, il settore energetico e quello finanziario e lo spazio. Il vecchio continente oggi non è sovrano in nessuna di queste dimensioni, e per ciascuna di esse è costretta a dipendere da altri soggetti mossi dalla propria volontà di potenza, i quali si arricchiscono grazie a questo legame asimmetrico.

Per svegliarsi da questo stato di sonnolenza eterna in cui è tragicamente caduto lo spirito europeo non è necessaria la nascita di nuovi Alessandro Magno, Cesare e Napoleone, ma è opportuno che si verifichi un superamento culturale e filosofico di questa stasi. Il rifiuto della forza motrice della storia si pone alla base dell’impotenza attuale, e guida il destino di popoli che rischiano di diventare carne da macello, costretti a maneggiare la spada per lottare per interessi altrui. Solamente con l’accettazione del destino comune e dell’esistenza di una tradizione storico-culturale che va dalla Grecia Antica al Rinascimento italiano, è possibile ricostruire una traiettoria che possa condurre ad un ritorno del protagonismo europeo, in un contesto globale che ha fortemente bisogno della sua presenza. In questo modo è possibile superare il concetto di Stato-Nazione e rigettare l’unione burocratico-economica, modelli che si pongono alla base della debolezza attuale. L’unica via che rimane da percorrere è quella di un’unione di destino e di potenza, in cui i popoli si disinteressano di irrilevanti questioni di confine, per aggregarsi in un soggetto geopolitico capace di competere concretamente con gli attori imperiali del sistema internazionale. La reale alternativa ad un’Europa vittima della propria impotenza, è un’unione federale, liberata dalle ambizioni di bassa politica perseguite tramite l’eccessiva regolamentazione che tarpa le ali all’innovazione, l’adesione a valori politico-filosofici che conducono al livellamento al ribasso degli individui da un punto di vista spirituale e contribuisce a rendere mediocri le masse continentali, passando ad essere un attore che accetta la complessità che lo circonda e riconosce la propria volontà di potenza, dimenticandosi dei sensi di colpa.
Considerando gli eventi geopolitici che si stanno consumando in questo frangente, la domanda non è se l’Europa sarà in grado di capire la necessità di questo cambiamento, ma quando lo farà. È evidente che per sopravvivere alla pericolosità dei tempi odierni non vi sia altra strada, e che non si possa continuare ad ignorare l’avviso ultracentenario di Friedrich Nietzsche. Quasi come fosse un segno del destino, la storia ha bussato alla porta ricordando che esiste ancora, e che sarà crudele con chi crede che sia morta per sempre. Il Vecchio continente si trova ora costretto a rispondere presente con timore, accettando la costrizione alla grande politica.