Pierbattista Pizzaballa di Terra Santa

La presenza del Cardinale Pizzaballa e di Teofilo III a Taybeh il 14 luglio si inserisce in una cornice più ampia: non è un gesto che mira a ottenere risultati immediati, ma una testimonianza di quella “presenza” che costituisce il cuore stesso del patriarcato gerosolimitano. In un mondo che misura tutto sull'efficacia e sui risultati, la Chiesa di Terra Santa testimonia un'altra logica: quella della fedeltà, della permanenza, della resistenza spirituale che trasforma la storia non attraverso la forza, ma attraverso la capacità di rimanere.

Il grimaldello per scardinare la Siria

Il caos siriano rappresenta un’opportunità storica per Israele, che non ha alcun interesse a smettere di soffiare sul fuoco. I drusi, minoranza di rilievo nella società siriana, potrebbero rappresentare la chiave per il riconoscimento del Golan.

Un'escalation teatrale

Nel pieno della crisi esplosa tra la fine di giugno e l’inizio di luglio 2025, Stati Uniti e Iran hanno inscenato una complessa e calibrata gestione di un'escalation, nella quale gli attori principali hanno mosso pedine militari e diplomatiche con straordinaria attenzione a non oltrepassare la soglia del conflitto aperto. A partire da un attacco simbolico contro un sito nucleare iraniano — già evacuato — ordinato da Donald Trump, fino alla risposta iraniana altrettanto contenuta contro una base americana sgombra, gli eventi suggeriscono una coreografia strategica dove la comunicazione indiretta, la deterrenza e il calcolo politico hanno avuto la meglio sull’improvvisazione bellica.

L'ordine mondiale in frantumi

Il delicatissimo scenario internazionale segna attualmente il declino dell’ordine mondiale che dal 1991, con la caduta dell’Unione Sovietica e la conseguente fine della Guerra fredda, ha determinato un lungo periodo di relativa stabilità dell’Occidente. Diversi sono i fronti di un’iniziale «guerra mondiale a pezzi», che, nel rispetto di un mondo sempre più globalizzato e interconnesso, progressivamente sta rivelando schieramenti e principali attori; in una portata così importante da poter essere considerata uno scontro di civiltà.

Cosa rimane della guerra fra Israele e Iran

Con la fine dello scontro diretto con l’Iran lo Stato ebraico vince l’ennesima battaglia ma rischia di perdere la guerra più lunga della sua breve esistenza. Con la cessazione delle ostilità entrambi i contendenti adesso possono prendersi una pausa per leccarsi le ferite, sistemare le proprie vulnerabilità e prepararsi al prossimo, inevitabile, conflitto.

Il teatro invisibile della guerra

Giugno 2025 ha segnato una nuova fase del confronto israelo-iraniano, caratterizzata non da una guerra tradizionale ma da una forma di conflitto sospesa, verticale, asimmetrica e fortemente tecnologica. Il campo di battaglia non è la terra, ma il cielo – e, sempre più, il cyberspazio e lo spazio dell’informazione. Droni, missili di precisione e operazioni di guerra elettronica sostituiscono le truppe; la deterrenza si manifesta non con invasioni ma con dimostrazioni psicologiche calibrate al millimetro.

Israele è sempre più un ostacolo

Nel cuore di un Medio Oriente in trasformazione, le crescenti divergenze tra Stati Uniti e Israele minacciano di bloccare la regione, mettendo a rischio sia la stabilità locale che la costruzione di un nuovo ordine globale.

Una Siria mondiale a pezzi

La crisi siriana si sublima dopo cinquant'anni di regime baathista. La guerra civile continua a mietere vittime secondo principi politici, religiosi e settari che lasciano sul campo migliaia di caduti. Ma la geopolitica non si arresta, ed anzi ravviva l’instabilità di contesti ove tornano attori globali e regionali che si inquadrano in stilemi che sembrano rinnovare temi e dinamiche propri della Guerra Fredda. Ad un declinante Iran si contrappone una Turchia volitiva che, tuttavia, deve fare i conti con le asperità israeliane.

Il cessate il fuoco prima della tempesta

La guerra procede secondo logiche sue proprie; il problema risiede sempre nella comprensione degli equilibri e degli interessi sottesi che, forti come sono, spesso trascendono gli aspetti più eminentemente umani. Il MO non fa eccezione e nella sua divampante violenza, diventa espressione di molteplici e complessi interessi. Sullo sfondo, come sempre, l’umbratile presenza di persone colpevoli solo di essere nel posto sbagliato nel momento peggiore.

«L’assenza di canali di dialogo politico aggrava le incomprensioni fra l'Iran e il resto del mondo». L'ex Ambasciatore a Teheran Mauro Conciatori sulle mosse iraniane

«Oggi per l’Iran il quadro di deterrenza è stravolto. Con l’arco territoriale dell’asse di resistenza spezzato in più punti, Teheran non può più alimentare una seria minaccia militare ai confini di Israele. Quanto alla dotazione missilistica, il 26 ottobre scorso ha subito un pesante bombardamento di Israele, che sostiene di aver significativamente danneggiato sia lo stock esistente, sia le capacità di reintegrarlo, sia quelle di produrre il carburante necessario ad alimentarlo. Teheran smentisce, ma certo è che una rappresaglia a questa incursione non l’ha ancora azzardata.»

Il Golan, la mossa del cavallo di Tel Aviv

Dopo poco più di un secolo, i segni tracciati dal righello di Sykes-Picot vengono cancellati con un colpo di spugna dagli epigoni ottomani che, pure, li avevano subìti. Crollano i meno nobili baathisti, ascendono su un lembo di terra montagnoso i volitivi eredi di un regno ancora più antico, impegnati nell'eterno gioco degli equilibri di potere bilanciati tra guerra e denaro.

La tattica del cane pazzo non pagherà

Tra il fumo dei carri armati e l’eco di antichi rancori, si muovono le pedine di un conflitto senza fine. Il potere si frantuma, la legittimità sfuma; la violenza, ora regolata ora disordinata, disegna confini sfocati. Nelle stanze del potere israeliane, si calcolano mosse e si ignorano cause, mentre il tempo stesso sembra ripiegarsi su guerre già viste, risoluzioni mai arrivate.
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