L’isola che non dovrebbe esserci

L'Armenia è una lingua di terra isolata dai suoi nemici e in costante lotta per giustificare la propria esistenza. Chiave di volta del Caucaso, fulcro disperato di un primordiale cristianesimo. Né Persiani, né turchi né tantomeno azeri o slavi. Un piccolo mondo pragmatico vissuto da un popolo pragmatico.

Sulla crisi della Pax Americana

Dall'Ucraina a Israele, dal Mar Rosso al Mar Cinese Meridionale, molti sono i rivali degli Stati Uniti che hanno deciso di sfidare l'ordine imposto. Nell'osservare questo fenomeno, ci sono due prospettive differenti, sia in termini temporali che di attori coinvolti. La prima si proietta verso il futuro prossimo, concentrandosi sugli attuali rivali. La seconda, invece, si focalizza sul futuro remoto, esplorando gli effetti a lungo termine di ciò che sta accadendo oggi. Le due prospettive si completano reciprocamente e, per questo motivo, un'analisi seria deve tener conto di entrambe.

Sull'(in)utilità delle Nazioni Unite

Nonostante il ricorso al diritto di veto abbia raggiunto un picco allarmante negli ultimi due anni, il ruolo dell’ONU non si esaurisce dinanzi alle contrapposizioni tra i “P5”, ma, al contrario, continua a giocare un ruolo fondamentale nella preservazione della sicurezza internazionale.

Il genocidio visto da Pretoria

Il Sudafrica porta Israele all'Aia su suggerimento degli alleati Russia e Cina e per rispettare gli ultimi desideri del padre della nazione, Nelson Mandela. Ma anche per saldare un conto in sospeso con gli storici nemici, risalente all'epoca dell'apartheid.

Il naufragio della diplomazia celeste

Fu nel periodo fra le due guerre mondiali che la Santa Sede fece gli sforzi più importanti per instaurare rapporti diplomatici con l'allora Repubblica Cinese. Pio XI, Pio XII e il Mons. Celso Costantini videro naufragare i loro piani, sommersi da crescenti tensioni asiatiche e da una rivoluzione che avrebbe sconvolto la Cina e il resto del continente.

Il fuso orario islamico

Per quanto l'Occidente abbia tentato negli scorsi decenni di convertire i popoli islamici al proprio modello, è impossibile impedire al Vicino e Medio Oriente di seguire la propria vocazione islamista, che mai abbiamo compreso (perché fuori dal nostro modo di pensare) e le cui conseguenze pratiche non riusciamo ad accettare. Nonostante gli anni, nonostante i tentativi, nonostante il continuo scambio commerciale e culturale.

La morte della talassocrazia

Dal Mar Rosso non giungono solo oggettivi elementi di valutazione geopolitica tout court, ma anche indicazioni ed auspici per una politica estera partecipe, consapevole e proattiva. Il multilateralismo è bene accetto, ma senza perdere di vista la direzione indicata dalla stella polare della strategia e degli interessi nazionali.

Il Myanmar preoccupa molto la Cina

Lo scorso 9 novembre il presidente della giunta militare in Myanmar ha avvertito che il Paese rischia di disgregarsi se il governo non riuscirà a sedare le rivolte. Il vero ago della bilancia è Pechino, che potrebbe decidere d'intervenire militarmente per difendere i suoi interessi (e dunque i golpisti), ributtando oltreoceano qualsiasi lusinga americana sull'area.

Di soft power non si muore

Più volte prospettato nel corso dello scorso secolo, il declino dell'impero degli Stati Uniti non si vede. Il loro soft power è ancora in grado di muovere le leve giuste nell'immaginario collettivo occidentale, mentre il realismo politico e la minaccia della baionetta fanno il resto.

Ciò che Kissinger non ha compreso

Kissinger è stata una figura polarizzante, su cui si sono moltiplicati i giudizi in bianco o in nero. Vale la pena di fare una riflessione che entri nel merito del suo operato, valutandone le conseguenze, e usando il suo stesso cinismo.

La rivincita della filosofia

La geopolitica è ormai sulla bocca di tutti. Usata a sproposito o a ragion veduta, adulata od ostacolata, è indubbio che abbia fatto breccia nell'opinione pubblica, nel mondo intellettuale e persino in quello accademico. Alcuni attribuiscono tale successo alla sovraesposizione mediatica, altri al contesto di crisi che richiede risposte, altri ancora alla semplificazione della complessità che rende le spiegazioni fruibili ad un pubblico più ampio. La seconda ha un fondo di verità ma è insufficiente, le altre due fanno acqua da tutte le parti.

Sergio Vento

Dalla privilegiata finestra diplomatica, Sergio Vento ha osservato per oltre quarant'anni un mondo in continua oscillazione fra la stabilità e il caos. Lo abbiamo raggiunto per chiedergli a che punto siamo e quali sfide aspettano le principali potenze del nostro tempo.
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