Grandi eventi, piccola Storia

La rivoluzione storiografica di Marc Bloch e Lucien Febvre: dalle manifestazioni superficiali alle correnti profonde. Un punto di vista che interroga anche la geopolitica.

La necessità di un gasdotto transahariano

Con il bando europeo al gas russo e la svolta diplomatica di Algeri nel febbraio 2026, il Trans-Saharan Gas Pipeline si trasforma in priorità strategica. Attraverso il Piano Mattei, l'Italia punta a diventare il cuore del nuovo hub energetico mediterraneo: 4.128 chilometri che trasportano, oltre al gas, un modello inedito di co-sviluppo tra Africa ed Europa.

Scacco all'egemone

Fallita la guerra-lampo in Iran inizia il conto alla rovescia sul reciproco logoramento. La nomina a Guida Spirituale del figlio di Khamenei dimostra la volontà di non cedere mentre Teheran tiene saldamente il controllo dell’escalation. Una pessima notizia per gli strateghi del Pentagono.

Le Università pagano il conto della pandemia

La prestigiosa University College London è la prima a immolarsi: class action quasi miliardarie, 170mila studenti scottati dagli strumenti a loro forniti durante il periodo del Covid19, e una potenziale lunga striscia di cause simili pronte a fioccare. Il conto per le misure adottate durante la pandemia sta per essere presentato.

Il narcotraffico è mobilità sociale

Morto un capo, se ne fa un altro: il Messico dei cartelli non conosce decapitazione, solo metamorfosi. Dal fentanyl cinese alle criptovalute del riciclaggio, dalla Malinche presidenziale stretta tra Trump e Pechino all'idra immortale del CJNG. Mentre i preti di frontiera cadono e i Mondiali si avvicinano, il labirinto di Paz non ha ancora trovato la sua via d'uscita.

La tragedia dell'umanità

Con "Guerra e natura umana" (Il Mulino, 2025), Gianluca Sadun Bordoni ci conduce dove preferiremmo non guardare: dentro la natura violenta e inarrestabile dei Sapiens, da Gombe a Gaza, dall'Africa primordiale al tramonto dell'ordine mondiale. Un libro che non consola, ma illumina - e ci ricorda che la pace non è il destino dell'uomo, ma la sua eccezione più fragile.

Indecisione all'italiana

L’allargarsi del conflitto mediorientale oltre i suoi confini mette a nudo una volta di più il più grande limite dell’Italia: l’incapacità di scegliere. In preda a timori di ogni sorta, si rimane immobili di fronte al caos. In queste condizioni, il problema non è quale decisione prendere, ma se si sia ancora disposti a prenderne una.

Governare l'onda

La nuova Relazione dell'intelligence e il report NATO sulla guerra cognitiva riconoscono che la stabilità delle democrazie dipende sempre più dall’ambiente informativo. Piattaforme, polarizzazione e competizione politica hanno generato un’onda che gli attori politici hanno imparato a sfruttare. Quando gli Stati cercano di governarla come un problema di sicurezza, la distinzione tra difesa e controllo diventa incerta.

Perché l'Iran attacca il Golfo

L’attacco sferrato dal duo Washington-Tel Aviv rischia di trasportare l’intero Medio Oriente in un conflitto regionale. Teheran risponde colpendo basi statunitensi e infrastrutture critiche nei paesi del Golfo Persico. L’impressione è che si stia configurando uno scontro dal quale tutti gli attori potrebbero uscirne sconfitti sul piano strategico.

La parabola trumpiana

Dal 2016 ad oggi sembra passato un secolo, non un decennio. Donald Trump passa dallo "splendido isolazionismo" ad una piena fase Neo-Con di cui non si vede la fine. Ma stavolta, a differenza di Bush figlio, non si perde tempo a giustificarla con riferimenti vetusti all'ordine liberaldemocratico. La sete di conquista che ha sé stessa come fine, il desiderio di essere temuti come stella polare del proprio operato, l'abbandono dell'ipocrisia in favore di uno spietato cinismo: questa sarà la vera eredità di Donald Trump.

L'importanza dello Stretto di Hormuz

Nel crocevia infuocato tra Teheran e Tel Aviv, lo Stretto di Hormuz assume un ruolo cruciale: leva simbolica e minaccia strategica, capace di ridefinire gli equilibri globali. Con l’ombra lunga del conflitto e il peso della diplomazia, Pechino si trova stretta tra dottrina e necessità. È qui che l’Iran scommette sul caos per guadagnare centralità, mentre il mondo assiste all’emergere di un nuovo asse di tensione planetaria.

Ora o mai più

L’attacco israelo-americano all’Iran ha neutralizzato il suo obiettivo primario. Ma la morte dell’Ayatollah Ali Khamenei sarà sufficiente a innescare il “regime change”? Il futuro è nelle mani degli iraniani: la partita vera si gioca nelle piazze, in queste ore si capirà se gli Ayatollah potranno ancora contare sul supporto del loro popolo o se il 2026 sarà l'anno del crollo di un sistema di potere nato quasi mezzo secolo fa.
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