Classe 2000, nasce a Roma, frequenta studi economici e letterari all'Università Tor vergata. Collaboratore presso Fondazione Leonardo-La civiltà delle macchine, Il giornale off, Generazione Liberale.

Sir Hew Strachan: «Oggi, più che in qualsiasi altro momento dalla fine della Guerra fredda, abbiamo bisogno di un dibattito aperto sulla deterrenza nucleare»

«Data la portata di questi problemi, avremmo bisogno di soluzioni globali, ma continuiamo a privilegiare risposte regionali, proprio come ai tempi del Grande Gioco»

Sir David Omand: «L'intelligence deve illuminare le decisioni, non sostituirsi alla politica»

«Le capacità più avanzate dell'intelligenza artificiale stanno modificando profondamente il controllo umano. Tradizionalmente una persona era dentro il processo decisionale, coinvolta in ogni scelta e nella valutazione delle informazioni. Nei combattimenti più rapidi, invece, tende a trovarsi sopra il processo: stabilisce in anticipo regole e limiti per reti di sensori elettronici, sorveglia il sistema che opera autonomamente e interviene se qualcosa cambia o va storto. La responsabilità umana rimane, ma assume la forma della supervisione. La questione etica non è più soltanto come tenere l'uomo dentro ogni decisione, bensì come garantire che i sistemi valutino correttamente le informazioni e operino secondo i criteri morali che vogliamo, anche quando cambiano le circostanze»

Marta Peirano: «La sorveglianza è il contrario della democrazia. L'Europa deve liberarsi dallo strapotere delle piattaforme americane»

«Quando è l'amministrazione a sorvegliare i cittadini, non siamo più in una democrazia. Le grandi aziende tecnologiche competono per diventare il sistema operativo della prossima rivoluzione industriale. L'Europa deve investire nelle università, nella ricerca e in tecnologie proprie»

Ramón González Férriz: «Con Sánchez, la Spagna ha compiuto passi verso l'autoritarismo»

«Ha perdonato reati commessi dai suoi alleati in cambio del loro sostegno politico, ha attaccato apertamente i giudici e la stampa critica, ha permesso la corruzione di alcune persone di sua fiducia e ha occupato in maniera grossolana istituzioni neutrali come la televisione pubblica o l'istituto demoscopico pubblico. Credo che il bilancio sia essenzialmente negativo, non tanto per le singole politiche adottate, quanto per la sua adesione a posizioni autoritarie che spesso associamo alla destra radicale»

Sir Richard Barrons: «La cavalleria americana non verrà a salvare l'Europa»

«L'Europa si è abituata a livelli elevati di spesa sociale mentre una parte decisiva del costo della sua difesa ricadeva su Washington. È una condizione che non possiamo più considerare garantita. Dovremo trasferire risorse da cose che apprezziamo, come i generosi sistemi di welfare, alla sicurezza. Non disponiamo infatti di una crescita economica tale da rendere indolore questa scelta. Guardando indietro, il periodo fra il 1989 e il 2014 appare per quello che era: un'anomalia storica, non una nuova normalità.»

Yves Thréard: «La Francia è un Paese malato. Macron lascia spazio ai populismi»

«Le manifestazioni di queste settimane sono motivate, almeno in parte, da rivendicazioni che potrebbero anche essere considerate accettabili. Ma diventano inascoltabili quando si accompagnano alla volontà di mettere a ferro e fuoco il Paese e di instaurare il disordine. È quanto abbiamo visto nell'ultimo mese. Si tratta di un movimento alimentato da una minoranza, perché moltissimi liceali non hanno alcuna intenzione di interrompere le lezioni per scendere in piazza. Una minoranza attiva e rumorosa, influenzata dall'ultrasinistra e dalla France Insoumise, che cerca di seminare il caos perché questo è il suo progetto politico»

Luigi Di Maio: «Con il mandato che mi è stato affidato lavoro ogni giorno per rafforzare i rapporti tra gli Stati membri dell'Unione europea e i Paesi del Golfo. Non si tratta di un processo meccanico, di qualcosa che avviene indipendentemente dalle nostre scelte. È un processo politico e pertanto va costruito giorno dopo giorno»

«Vediamo quanto la crisi attuale, pur avendo il suo epicentro nel Golfo, pesi anche sull'Italia, sia dal punto di vista economico sia da quello degli equilibri geopolitici. Esiste un interesse politico comune da perseguire. Credo che l'Italia abbia svolto un ottimo lavoro, favorito anche dalla sua rinnovata stabilità politica»

Stefano Pontecorvo

«In quasi tutti i Paesi nei quali ho lavorato ho incontrato una domanda d'Italia superiore alla nostra capacità di risposta. Esisterebbe uno spazio enorme per noi: economico, culturale, diplomatico e industriale. Ma non riusciamo a occuparlo. Abbiamo istituzioni deboli, priorità spesso sbagliate e una pubblica amministrazione che non risponde con la velocità necessaria. Le imprese provano a muoversi, ma non possono farlo sempre da sole, soprattutto nei mercati nei quali la presenza dello Stato è determinante»

Giulio Sapelli: «La Germania è il laboratorio del neo-jingoismo. L'Europa? Una burocrazia celeste che ha rinunciato alla storia»

«A mio avviso non si comprende l'AfD se la si considera semplicemente come il ritorno del nazismo. Certamente al suo interno esistono componenti estremiste o deprecabili e la storia tedesca impone una vigilanza particolare. Ma dal punto di vista delle strutture profonde una parte del suo immaginario politico richiama piuttosto la tradizione nazionale prussiana e bismarckiana»

Jacques Attali

«L’Occidente ha vinto. Il mondo intero ha adottato i valori dell’Occidente. Guardate i cinesi: si vestono come gli occidentali, hanno adottato i costumi e alcune regole occidentali dello Stato di diritto, anche se vivono sotto una dittatura. Comprano prodotti della moda, sono diventati individualisti. L’Occidente ha vinto però come vinse l’Impero romano. Quando l’Impero romano scomparve, nel V secolo, tutti erano ormai romani. I barbari erano diventati cristiani e si vestivano come i romani. L’Impero romano trionfò nella propria scomparsa. Penso che oggi accada qualcosa di simile. L’ideologia induista può prevalere in India, ma non credo abbia una vocazione proselitista e quindi non la vedo come concorrente dell’ideologia occidentale. L’Islam, invece, può esserlo»

David Blair: «L'Europa deve reimparare l'arte della politica di potenza»

«Polonia, Paesi baltici, Paesi nordici e Germania lo hanno già capito. La Germania possiede ormai il maggiore bilancio militare d'Europa e sta espandendo le proprie forze armate a un ritmo notevole, limitata non dalla disponibilità di denaro, ma dalla capacità industriale. Gran Bretagna, Francia e Italia, invece, a mio avviso non hanno ancora pienamente compreso le implicazioni della fase attuale. Continuano a spendere troppo poco e a sperare che la crisi possa in qualche modo passare. Ma devono capire che non passerà»

Gli occhi di Roma

La Santa Sede non ha mai smesso di essere una potenza. Nunziature, archivi, episcopati, comunità disseminate in ogni continente - una rete informativa senza equivalenti nel sistema internazionale, costruita in secoli di presenza capillare. Il volume curato da Mario Caligiuri - "Il Vaticano e l'intelligence. Osservatore e osservato nella storia politica della Santa Sede" (Rubbettino, 2026) ne ricostruisce questo particolare aspetto della sua storia senza cedere alla dietrologia.
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