L'epoca dei protocolli

Pandemia, guerra, terrorismo: a ogni crisi rispondiamo con procedure sempre più rigide. Ma i protocolli rassicurano più di quanto preparino. Funzionano in condizioni normali, falliscono quando la realtà devia, lasciando sistemi efficienti ma fragili.

Il complotto come religione del vuoto

Quando la scienza ha dissolto il mistero e la politica ha fallito nel sostituirlo, il bisogno di senso è rimasto orfano. Il complotto riempie quel vuoto: una mitologia dell’eccesso informativo, nata dal desiderio di ritrovare un disegno in un mondo ormai privo di autore.

Il prezzo dell'analisi non allineata

Oggi esercitare il mestiere dell’analista in un mondo che già manifesta i segni inquietanti di un clima prebellico significa avanzare in uno spazio dove il pensiero libero sembra ritirarsi come una marea notturna. Le accuse si moltiplicano e il confronto lascia progressivamente spazio a una semplificazione aggressiva. Il clima che ne deriva è simile a una distopia che si è materializzata senza che ce ne rendessimo pienamente conto.

Il complottismo secondo Lanthimos

Il film del regista greco è una accurata riflessione su come funziona una “mente cospirazionista” e su come una fake news vecchia di secoli - la bugonía - possa celare un briciolo di verità.

Guerino Nuccio Bovalino: «È l'immaginario del tecnopotere che ho scelto di raccontare, una inedita forma politica che va svelandosi come convivenza degli opposti.»

«Complesse tecnologie e carne mistica entrano in simbiosi con il fine di generare messianiche forme di tecnologie della felicità. Verso Marte, con il sogno di poter sconfiggere le malattie e trovare la formula dell'immortalità.»

Contro la tossicità

Un percorso tra etimologie fraintese, teorie psicologiche dimenticate e categorie morali usate come strumenti diagnostici. Per comprendere come la parola “tossicità” abbia contaminato il discorso pubblico fino a dissolvere la distinzione tra aggressività e violenza, lasciando il maschile senza orientamento e la cultura senza una grammatica capace di leggere le proprie forze.

Gli ingegneri del caos e le rivoluzioni colorate

L’opinionismo politico contemporaneo è attraversato da una febbre interpretativa: ogni falò di protesta, corteo nutrito o slogan in inglese viene immediatamente archiviato come “Rivoluzione Colorata”. È il naturale trionfo di un concetto che, avendo spiegato adeguatamente troppo, oggi non spiega più niente.

Sonnambuli sul bordo del precipizio

Il nuovo documento tattico americano, insieme al presunto leak che ne ha amplificato la portata politica, si inserisce in un quadro segnato da tensioni ibride tra Washington e le cancellerie europee, e da una crescente normalizzazione del rischio bellico. La distanza percettiva tra alleati, unita all’incapacità di leggere la profondità psicologica dei conflitti, espone il continente a scelte dettate più dall’inerzia che da una reale lucidità strategica.

La performance non s'interrompe mai

La generazione che vive nei social non ha più un “fuori scena” dove spogliarsi del proprio personaggio. Il ruolo coincide con l’identità, la performance sostituisce la presenza. Il rito non serve più a ricordare la finzione del genere, ma a trasformarla in verità. La parodia non libera: incolla. E la distanza diventa l’unica forma accettabile di relazione.

L'inconscio di vetro

In un mondo che ha trasformato l’inconscio da abisso segreto a vetrina luminosa, esibiamo ciò che un tempo era nascosto senza davvero comprenderlo. Liberi dai tabù ma prigionieri dello spettacolo del sé, smarriamo la via della consapevolezza e alimentiamo nuove nevrosi: mostrate al pubblico, ma mai davvero curate.

Ideologie da post-orgia

Tutto è politico, eppure la politica non è mai stata così sterile come oggi. Anton Jäger nel suo saggio "Iperpolitica" (Nero Edizioni, 2024) ricostruisce quelle che a suo avviso sono le motivazioni: la sfera sociale è stata svuotata delle sue strutture; solo l'individuo ha impatto, ma nella sua atomizzazione gli effetti evaporano al mutare dell'attenzione collettiva. Essa è ormai modellata dalle nuove forme di aggregazione - social media e chat - che rendono immediata la comunicazione, ma difficile costruire comunità durature dalle quali non sia così facile uscire.

La crisi culturale è una forma d'ordine

Non stiamo assistendo alla fine del pensiero, ma alla sua normalizzazione. Le scienze umane, nate per attraversare la complessità, si sono piegate alla logica della produttività e della conformità. Il sapere non interroga più il potere: lo serve. E la cultura diventa burocrazia.
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