Giuseppe De Rita

Grande esponente di quella silenziocrazia italiana e ricercatore sociale tra i più acuti, capace di auscultare le mutazioni e fibrillazioni delle tante oligarchie italiane: Giuseppe De Rita è il maggior conoscitore della fenomenologia delle fisiologie e patologie della società italiana. Un maestro di pensiero e metodo che nella sua attività di fondatore e presidente del Censis ha raccontato e mostrato come nessun altro il nostro Paese tramite le considerazioni generali dei suoi rapporti, oltre che tramite testi straordinari (di Francesco Latilla e Francesco Subiaco)

Ostrogoti nel salotto buono

Un fantasma aleggia ancora su Piazzetta Cuccia: quello di un capitalismo di relazione che, tra patti di sindacato e salotti buoni, ha diretto l’Italia come fosse una piccola orchestra. Mediobanca non è più l’istituzione-cuore della Prima Repubblica, ma il ritorno delle cordate pubblico-private lascia intravedere un’eco cucciana: dirigismo senza ideologia, potere silenzioso, politica come banca e banca come politica.

Sestino Giacomoni

Dotato di grande competenza e rigore, Giacomoni conserva però una profonda umanità. La sua attenzione alle persone, alle famiglie e al merito non è retorica, ma scelta concreta: un segno di stile. Uno stile che ha portato anche in Consap grazie alla sua capacità di essere oratore carismatico, ma anche attento uomo del silenzio.

Le contraddizioni dell'Italia balneare

Il mare italiano, da sempre specchio sociale e culturale, oggi rivela la crisi della villeggiatura, la contrazione del turismo balneare e la perdita di centralità strategica. Tra erosione industriale, capitali stranieri e vulnerabilità mediterranee, l’Italia rischia di ridursi a cartolina turistica, incapace di trasformare memoria e narrazione in autentica proiezione geopolitica.

Essere analfabeti oggi

In senso opposto alle forme espressive dell’antica società greca, l’odierna realtà dell’analfabetismo funzionale si crea in un ambiente disabituato al confronto con controparti avverse, inibito delle sue capacità critiche poiché fugge la lettura, cognitivamente attiva, di romanzi, quotidiani e riviste. L’ipersemplificazione con cui ci supporta la tecnologia non viene controbilanciata, affossa la curiosità verso ciò che non si conosce proprio in quanto tutto può essere passivamente conosciuto.

Il canto del solitario

Nell’autobiografia di Franco Marcoaldi, poeta e giornalista culturale di lungo corso, si percorre la via della diserzione dai fatti del mondo, dall’appartenenza a questo o quello schieramento. Ma non la via della fuga. Anzi, scegliere di stare da soli e abbracciare il credo solitario, rimanendo comunque in compagnia di scrittori e filosofi, poeti e musicisti, è il solo modo per riappropriarsi, dice Marcoaldi, della nostra vita interiore, mai come oggi messa sotto attacco dalle pressioni della società.

Il Ponte che riavvicina l’Italia

È necessario smetterla di trattare la questione del ponte sullo Stretto di Messina come una mera questione contabile. Il Ponte va fatto per restituire la Sicilia all’Italia, e l’Italia alla Sicilia. Sarà la chiave per sciogliere l’isolamento siciliano, rilanciando il Meridione, proiettando l’Italia tutta al centro del Mediterraneo.

Mario Segni, detto Mariotto

Acuto lettore e colto giurista, abbiamo intervistato Segni per ripercorrere la storia della nascita della Seconda Repubblica, e dell’agonia di quella presente stravolta dalle conseguenze politiche del trumpismo.

«C’è da rileggere in maniera approfondita la storia della Repubblica, è fondamentale per capire quali siano stati gli autentici Statisti.» Il punto di vista privilegiato di Vincenzo Scotti

Esponente di spicco nei governi Andreotti IV, V, VI e VII, Cossiga I e II, Spadolini I, Fanfani V, Craxi I, Amato I, più una parentesi con Forlani dal 1980 al 1981. Più volte ministro e sottosegretario in diversi dicasteri, dalla Farnesina all’Interno, sino al Lavoro e ai Beni culturali, nel 1984 è stato sindaco della sua città. Fu sette volte ministro, e ha attraversato quasi indenne la Prima e la Seconda Repubblica ritornando al governo con Berlusconi da sottosegretario nel 2011.

La provincia nera

Più delle metropoli, sovente considerate l'epicentro della degenerazione umana, è la provincia il luogo dove i mostri prendono vita. Se Avetrana ci ha mostrato la degradata arretratezza di una certa parte di Paese, così Garlasco sembra rivelare tutto un sottobosco brulicante di peccati collegati tra loro, autoalimentati da una perversa condiscendenza e mortiferi qualora ci si metta a scrutarli.

Stefano Andreotti, una persona normale

Manager di successo alla Siemens, grande giocatore di calcio, tifoso sfegatato della Lazio, e acuto osservatore del panorama politico, Stefano Andreotti è una figura ricca di riserbo e acume, simpatia e garbo. Un testimone della storia repubblicana che ha potuto osservare le evoluzioni del nostro panorama politico da una angolatura privilegiata in grado di aiutarci a capire meglio la figura di suo padre e di quel mondo istituzionale "visto da vicino".

Smettiamola di morire di quorum

L’Italia in maggioranza ha smesso di scegliere da anni. Vuole solo essere lasciata in pace e spesso in panciolle, accettando anche di subire in silenzio. E se è vero, come ci hanno insegnato, che l’individuo è sacro, autonomo, responsabile delle proprie azioni e di quelle dei propri consimili, non è scritto da nessuna parte che queste ultime debbano ispirarsi ai più nobili intenti. Né che un’azione sia sempre preferibile, per convenienza, a una non-azione.
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