Il grande reset fra Londra e Bruxelles

La Gran Bretagna guarda di nuovo ad un vecchio Continente in crisi. Mentre Jackson si riaffaccia a Washington, in ore che diventano sempre più buie, il populismo divampa ed intimorisce un sistema politico in vita da oltre un secolo. Ma a quale prezzo?

Il grido dei figli dimenticati

Negli scorsi giorni, a Belfast, è rimontata una rabbia a lungo compressa sotto la superficie della convivenza imposta dal catechismo progressista. Là dove ciò che era stato presentato come soluzione universale – compensazione demografica attraverso l’accoglienza indiscriminata via forzato linguaggio inclusivo – si rovescia nel suo contrario: abbandono, paura, territori consegnati a una barbarie quotidiana. Dove i costumi si corrompono e avanzano le pretese degli allogeni, cresce la rabbia dei dimenticati. Belfast è monito per tutto l’Euro-continente.

Giorgio Zanchini: «La trasparenza è una promessa della democrazia, ma non può essere assoluta»

«A partire da quella ragazza incontrata a Parigi, ho pensato che fosse un gesto doveroso restituire un po’ di dignità alle 270 vittime, raccontare chi erano. Molti erano giovani nel pieno della loro esistenza, oltre che miei coetanei. Quelle vite spezzate mi sembravano qualcosa di terribile. Era una forma minima di restituzione»

Lettere aperte, porte chiuse

La lettera di Zelensky serve a mostrare apparente disponibilità alla pace, a togliere argomenti agli americani che accusano Kyiv di voler prolungare la guerra, a parlare ai russi sopra la testa di Putin e a convincere gli occidentali che l’Ucraina può ancora far male. Letta da Mosca, non appare come una mano tesa, ma come una provocazione pubblica. Se lo scopo è una pace reale - non giusta - serve rovesciare i paradigmi che in quasi cinque anni hanno prodotto soprattutto un fallimento collettivo. Non si può pretendere che la parola parta sempre dagli altri. Può e deve cominciare anche da noi. Se la linea seguita non ha portato alla vittoria, né alla pace, né a un equilibrio più stabile, insistere è ottusità.

Ignacio Peyró: «Non c'è Paese più complesso dell'Italia, né Paese più scritto e modellato anche dallo sguardo altrui»

«La mia tradizione è spagnola ed europea. Ciò che mi interessa è onorare la tradizione della grande prosa in lingua castigliana. In Spagna amo Azorín, Cervantes, Pla, Galdós, Baroja, Ortega y Gasset e una sorta di Tomasi di Lampedusa in versione spagnola, ovvero i fratelli Villalonga di Maiorca. Dall'Italia ho letto molta poesia: Leopardi mi ha cambiato la vita! Ma anche la Francia e, come no, il mondo britannico: come dimostrano Waugh e Kipling, un'arte della prosa, cioè del ritmo e dello sguardo»

Quanto costa la dipendenza dal dollaro

Da sette anni l'Irlanda tenta di criminalizzare il commercio con gli insediamenti israeliani illegali in Cisgiordania. La legge ha il sostegno trasversale del parlamento, il parere favorevole del Procuratore Generale e la legittimazione della Corte Internazionale di Giustizia. Eppure resta in stallo: Dublino ospita i data center di Google, Amazon e Meta, Apple e Pfizer pagano le tasse lì, e Washington ha già fatto sapere che ci sarebbero conseguenze qualora iniziative venissero intraprese.

Piccoli reattori nucleari e sovranità energetica

Gli SMR - Small Modular Reactors - sono la grande promessa del ritorno al nucleare europeo: reattori compatti, modulari, pensati per liberarsi dalla volatilità delle forniture esterne. Ma la filiera, così come know-how e tecnologia, restano in mani altrui. L'Italia rientra nel gioco per via amministrativa, senza un vero dibattito pubblico. La finestra per contare davvero si sta chiudendo.

Il caso Kanye West

Il governo laburista di Keir Starmer ha revocato il visto a Ye - al secolo Kanye West - invitato come headliner al Wireless Festival di Londra, affondando l'evento e riaprendo una frattura antica: dove finisce la lotta all'odio e dove comincia la censura di Stato? Una questione che spacca la politica e rilancia il dibattito sulla libertà d'espressione nelle democrazie occidentali.

Morto un Orbán se ne fa un altro

La vittoria di Péter Magyar in Ungheria determina la conclusione del governo di Orbán, che dopo sedici anni è stato vittima della condizione di isolamento politico in Europa nella quale è finito rimanendo fedele al fronte sino-russo. Il destino di Budapest è destinato a cambiare, con un allineamento a Bruxelles promesso (sinora a parole) e un allontanamento da Mosca.

La costrizione alla grande politica

La riflessione di Friedrich Nietzsche sul tragico destino dell’Europa, messo a repentaglio dalle fratture interne e dalle minacce esterne, contenuta nel sesto capitolo dell’opera “Al di là del bene e del male” appare quanto mai profetica, considerando che dopo più di un secolo il Vecchio Continente si trova ancora nella medesima situazione. Ora non c’è più possibilità di scelta, ma per preservare la propria esistenza è necessario agire, altrimenti il rischio è quello di scomparire per sempre, dopo decenni di sonnolenza.

Peter Mandelson al centro della rete

Le notizie degli ultimi mesi - su tutte il caso Mandelson, ma anche i fatti di Cipro - offrono spunti interessanti per ragionare sulla contraddizione strutturale della postura internazionale britannica. Un'influenza globale costruita su reti informali e infrastrutture oscure che, nel momento dell'esposizione, smettono di essere risorse e diventa fonte di vulnerabilità.

La necessità di un gasdotto transahariano

Con il bando europeo al gas russo e la svolta diplomatica di Algeri nel febbraio 2026, il Trans-Saharan Gas Pipeline si trasforma in priorità strategica. Attraverso il Piano Mattei, l'Italia punta a diventare il cuore del nuovo hub energetico mediterraneo: 4.128 chilometri che trasportano, oltre al gas, un modello inedito di co-sviluppo tra Africa ed Europa.
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