La sovranità cambia campo

Da Budapest a Belgrado, il 2026 segna l'esaurimento del bipolarismo caricaturale degli anni Dieci e l'emergere di un patriottismo post-sovranista che pretende statualità, potenza ed emancipazione dalle tutele straniere.

Ramón González Férriz: «Con Sánchez, la Spagna ha compiuto passi verso l'autoritarismo»

«Ha perdonato reati commessi dai suoi alleati in cambio del loro sostegno politico, ha attaccato apertamente i giudici e la stampa critica, ha permesso la corruzione di alcune persone di sua fiducia e ha occupato in maniera grossolana istituzioni neutrali come la televisione pubblica o l'istituto demoscopico pubblico. Credo che il bilancio sia essenzialmente negativo, non tanto per le singole politiche adottate, quanto per la sua adesione a posizioni autoritarie che spesso associamo alla destra radicale»

Lo smantellamento dello Stato liberale

In un’Unione Europea sempre più in affanno economico e sociale assistiamo alla tentazione di risolvere i problemi archiviando i principi liberali in favore di una governance anti-democratica.

Sir Richard Barrons: «La cavalleria americana non verrà a salvare l'Europa»

«L'Europa si è abituata a livelli elevati di spesa sociale mentre una parte decisiva del costo della sua difesa ricadeva su Washington. È una condizione che non possiamo più considerare garantita. Dovremo trasferire risorse da cose che apprezziamo, come i generosi sistemi di welfare, alla sicurezza. Non disponiamo infatti di una crescita economica tale da rendere indolore questa scelta. Guardando indietro, il periodo fra il 1989 e il 2014 appare per quello che era: un'anomalia storica, non una nuova normalità.»

Yves Thréard: «La Francia è un Paese malato. Macron lascia spazio ai populismi»

«Le manifestazioni di queste settimane sono motivate, almeno in parte, da rivendicazioni che potrebbero anche essere considerate accettabili. Ma diventano inascoltabili quando si accompagnano alla volontà di mettere a ferro e fuoco il Paese e di instaurare il disordine. È quanto abbiamo visto nell'ultimo mese. Si tratta di un movimento alimentato da una minoranza, perché moltissimi liceali non hanno alcuna intenzione di interrompere le lezioni per scendere in piazza. Una minoranza attiva e rumorosa, influenzata dall'ultrasinistra e dalla France Insoumise, che cerca di seminare il caos perché questo è il suo progetto politico»

I conti della Scozia

A Edimburgo l’indipendenza non si vede, si scansa lasciando posto al panorama dei famosi castelli e cimiteri affacciati sulla città, al foliage d’autunno, all’efficienza discreta che collega strade e punti di interesse, ad una una comunità che sta insieme senza bisogno di proclami. I pochi indizi sull’argomento provengono dallo svolazzare delle bandiere di sant’Andrea e alle melodie struggenti delle cornamuse nella Old Town.

La storia sono loro

Da Créteil a Saint-Denis, sono le banlieue parigine a dettare la linea della protesta - non con la violenza delle rivolte del 2005, ma con una richiesta laica e universalmente francese. Bally Bagayoko scende in piazza con i suoi liceali e canta la Marsigliese. La France Insoumise ci mette il cappello, il Rassemblement National cavalca l'onda, Macron aspetta. La storia si muove, e il castello di carte della vecchia Europa trema.

Non si scappa dai social media

Il KIDS Act presentato dalla Commissione europea chiude i social ai minori di tredici anni e li tratta come fossero una sostanza tossica, da dosare con cura. Sono invece un luogo, il primo in cui si vive fra milioni di sconosciuti come in una metropoli, ma con il controllo e la memoria di un paese. Lì il riserbo, che per Simmel rendeva libero chi l’abitava, non protegge più, e chi, come le nuove generazioni, ci cresce non ha una città alternativa in cui trasferirsi.

Banlieue, fiamme, sottomissione

Una minaccia diventa evidente quando produce violenza. Più difficile è riconoscerla quando agisce lentamente sulla società. La trasformazione di una comunità è questione strategica: la modifica della composizione, dell’appartenenza e dei riferimenti culturali significa incidere sulla sua coesione e sugli equilibri dello Stato. Il caso francese fa scuola. Le proteste che attraversano la Francia rendono visibile una frattura maturata più in profondità e mostrano al resto d'Europa, Italia compresa, dove può condurre.

La DDR è ancora fra noi

Il 6 settembre la Sassonia-Anhalt ha consegnato al BSW il 5.3%, sufficiente per portare per la prima volta cinque deputati in un Landtag. Cresciuta nella DDR, formatasi nel comunismo, fondatrice di un partito che porta il suo nome: Sahra Wagenknecht ha costruito un Linkskonservatismus che vuole più Stato, meno immigrazione e la diplomazia con Mosca. Sotto la superficie cosmopolita della Germania contemporanea esiste ancora una società che chiede il diritto di dire che il futuro, così com'è stato venduto, non le è piaciuto poi tanto.

Ai confini dell’Europa

La situazione a Ceuta è tutt'altro che risolta, nonostante i proclami del governo spagnolo. Quanto accaduto nelle ultime settimane dimostra ancora una volta la fragilità dei confini sanciti dal trattato di Schengen. Il caos generato da decenni di guerre in Medio Oriente continua ad essere esiziale per la stabilità di un’Unione Europea lontana e distratta.

Giulio Sapelli: «La Germania è il laboratorio del neo-jingoismo. L'Europa? Una burocrazia celeste che ha rinunciato alla storia»

«A mio avviso non si comprende l'AfD se la si considera semplicemente come il ritorno del nazismo. Certamente al suo interno esistono componenti estremiste o deprecabili e la storia tedesca impone una vigilanza particolare. Ma dal punto di vista delle strutture profonde una parte del suo immaginario politico richiama piuttosto la tradizione nazionale prussiana e bismarckiana»
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