La proiezione cristiana dell'Ungheria è ad un bivio

Per quasi un decennio Budapest ha finanziato ospedali, scuole e chiese tra Siria, Iraq e Nigeria, costruendo una rete di influenza sulle minoranze cristiane mediorientali che nessun altro paese occidentale aveva saputo o voluto costruire. Orban è caduto e il nuovo premier Peter Magyar deve ora decidere se ereditare questa proiezione geopolitica o abbandonarla. Le comunità cristiane d'Oriente aspettano una risposta.

Immigrazione, accettazione, collasso

Ceuta è il luogo in cui il continente europeo misura la propria capacità di difendersi. La recente crisi mostra ancora una volta come l’immigrazione possa essere trasformata in un’arma asimmetrica: pressione demografica, ricatto geopolitico, saturazione delle strutture di sicurezza e sfruttamento dei vincoli giuridici e del moralismo politico europeo. Mentre Rabat converte i flussi in strumento di potenza e Madrid paga il prezzo della propria debolezza ideologica, l’Italia tenta una risposta preventiva, ma parziale. La vera questione è se il continente europeo possieda ancora la volontà di difendere sé stesso.

Parigi contro i social

La Francia è diventata il primo paese europeo a vietare i social network agli under 15. La legge è approvata, ma rimane irrisolto il nodo centrale: come verificare l'età senza raccogliere documenti d'identità, senza violare la privacy e senza spingere gli adolescenti verso piattaforme non regolamentate. Dietro la misura c'è una partita più grande, la stessa in cui l'Europa prova a trasformare la regolazione da limite in strumento di pressione sui giganti digitali americani e cinesi.

L'interesse europeo è un tabù

I paesi europei guardano a Est per non guardarsi dentro. La Russia è il nemico perfetto: abbastanza concreta da giustificare il riarmo, abbastanza esterna da accogliere la proiezione di fallimenti maturati altrove. Più agevole prepararsi alla guerra che rivedere i propri schemi mentali. La non-minaccia russa ricompatta in superficie ciò che si disgrega nel sottosuolo europeo: guerra fuori per non nominare il conflitto dentro. In questa contraddizione si colloca l’immigrazione: tabù innominabile, tema che non può essere affrontato senza il rischio di essere etichettati come nostalgici di un passato che non trova pace. Ma ciò che viene ignorato si incancrenisce.

Rivoluzione corsa

Dai fischi alla Marsigliese con Jacques Chirac presente alla morte in carcere di Yvan Colonna, dalla guerriglia del FLNC ai nazionalisti al governo dell'isola: la Corsica non ha mai smesso di resistere al centralismo francese. Oggi il percorso verso l'autonomia è formalmente avviato, ma il cammino è tortuoso, lo scetticismo diffuso e le linee di frattura ben visibili. Parigi concede poco e tardi, l'isola non dimentica.

Il grande reset fra Londra e Bruxelles

La Gran Bretagna guarda di nuovo ad un vecchio Continente in crisi. Mentre Jackson si riaffaccia a Washington, in ore che diventano sempre più buie, il populismo divampa ed intimorisce un sistema politico in vita da oltre un secolo. Ma a quale prezzo?

Il grido dei figli dimenticati

Negli scorsi giorni, a Belfast, è rimontata una rabbia a lungo compressa sotto la superficie della convivenza imposta dal catechismo progressista. Là dove ciò che era stato presentato come soluzione universale – compensazione demografica attraverso l’accoglienza indiscriminata via forzato linguaggio inclusivo – si rovescia nel suo contrario: abbandono, paura, territori consegnati a una barbarie quotidiana. Dove i costumi si corrompono e avanzano le pretese degli allogeni, cresce la rabbia dei dimenticati. Belfast è monito per tutto l’Euro-continente.

Giorgio Zanchini: «La trasparenza è una promessa della democrazia, ma non può essere assoluta»

«A partire da quella ragazza incontrata a Parigi, ho pensato che fosse un gesto doveroso restituire un po’ di dignità alle 270 vittime, raccontare chi erano. Molti erano giovani nel pieno della loro esistenza, oltre che miei coetanei. Quelle vite spezzate mi sembravano qualcosa di terribile. Era una forma minima di restituzione»

Lettere aperte, porte chiuse

La lettera di Zelensky serve a mostrare apparente disponibilità alla pace, a togliere argomenti agli americani che accusano Kyiv di voler prolungare la guerra, a parlare ai russi sopra la testa di Putin e a convincere gli occidentali che l’Ucraina può ancora far male. Letta da Mosca, non appare come una mano tesa, ma come una provocazione pubblica. Se lo scopo è una pace reale - non giusta - serve rovesciare i paradigmi che in quasi cinque anni hanno prodotto soprattutto un fallimento collettivo. Non si può pretendere che la parola parta sempre dagli altri. Può e deve cominciare anche da noi. Se la linea seguita non ha portato alla vittoria, né alla pace, né a un equilibrio più stabile, insistere è ottusità.

Ignacio Peyró: «Non c'è Paese più complesso dell'Italia, né Paese più scritto e modellato anche dallo sguardo altrui»

«La mia tradizione è spagnola ed europea. Ciò che mi interessa è onorare la tradizione della grande prosa in lingua castigliana. In Spagna amo Azorín, Cervantes, Pla, Galdós, Baroja, Ortega y Gasset e una sorta di Tomasi di Lampedusa in versione spagnola, ovvero i fratelli Villalonga di Maiorca. Dall'Italia ho letto molta poesia: Leopardi mi ha cambiato la vita! Ma anche la Francia e, come no, il mondo britannico: come dimostrano Waugh e Kipling, un'arte della prosa, cioè del ritmo e dello sguardo»

Quanto costa la dipendenza dal dollaro

Da sette anni l'Irlanda tenta di criminalizzare il commercio con gli insediamenti israeliani illegali in Cisgiordania. La legge ha il sostegno trasversale del parlamento, il parere favorevole del Procuratore Generale e la legittimazione della Corte Internazionale di Giustizia. Eppure resta in stallo: Dublino ospita i data center di Google, Amazon e Meta, Apple e Pfizer pagano le tasse lì, e Washington ha già fatto sapere che ci sarebbero conseguenze qualora iniziative venissero intraprese.

Piccoli reattori nucleari e sovranità energetica

Gli SMR - Small Modular Reactors - sono la grande promessa del ritorno al nucleare europeo: reattori compatti, modulari, pensati per liberarsi dalla volatilità delle forniture esterne. Ma la filiera, così come know-how e tecnologia, restano in mani altrui. L'Italia rientra nel gioco per via amministrativa, senza un vero dibattito pubblico. La finestra per contare davvero si sta chiudendo.
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