Roma torna nel sottosuolo

Quasi come se fosse in una metropoli cyberpunk, la nuova metro di Roma, simulacro di modernità, nasconde il doppio volto di una città incapace di guardare al futuro: design postmoderno, archeologia esibita e promessa di efficienza mascherano l’importazione incompleta del modello asiatico. Nei tunnel romani si sperimenta un'esistenza stratificata, dove la bellezza consola la cattività quotidiana degli impiegati inermi, produttivi, storditi dalla superficiale illusione del progresso.

Contro la tossicità

Un percorso tra etimologie fraintese, teorie psicologiche dimenticate e categorie morali usate come strumenti diagnostici. Per comprendere come la parola “tossicità” abbia contaminato il discorso pubblico fino a dissolvere la distinzione tra aggressività e violenza, lasciando il maschile senza orientamento e la cultura senza una grammatica capace di leggere le proprie forze.

Capire il nuovo spirito americano

L’America contemporanea rivela fratture profonde tra libertà, democrazia e tecnica, mostrando la crisi del suo universalismo originario. L’amministrazione Trump, lungi dall’essere un’anomalia, rappresenta un passaggio epocale: il tentativo di ricentrare l’ordine politico su sé stesso, sciogliendo la promessa globale della pax americana. Ciò che affiora è un nuovo rapporto tra potere, sovranità e frontiera che parla anche all’Europa smarrita.

Il nodo irrisolto dell'educazione sessuale

Tra richieste di obbligatorietà, timori ideologici e una scuola sempre più sovraccarica, il confronto sull’educazione sessuale e sul consenso rivela un conflitto profondo tra istituzioni e genitori. Un dibattito che maschera fragilità strutturali e pone domande urgenti sul reale equilibrio delle responsabilità educative.

Nel crepuscolo del Kali Yuga

La contemporaneità appare come l’ultima fase della crisi: una soglia critica in cui l’uomo, privato dell’autorità del mito e disorientato dalla propria coscienza, cerca nuovi dèi nel calcolo, nella tecnica e nell’identità. In questo scenario, la tensione fra mente bicamerale residuale e individualità moderna emerge con forza, mentre il collasso dell’ordine storico genera forme ibride di pensiero, politica e spiritualità artificiale.

Frankenstein, o del privilegio della morte

Un romanzo scritto due secoli fa, come Frankenstein, può apparire straordinariamente attuale, annullando la distanza tra passato e presente, scavalcando i secoli e illuminando le condizioni della nostra epoca. Vale dunque la pena cogliere l’occasione offerta da Guillermo del Toro nel suo recente adattamento cinematografico per riportare alla luce qualche riflessione.

La performance non s'interrompe mai

La generazione che vive nei social non ha più un “fuori scena” dove spogliarsi del proprio personaggio. Il ruolo coincide con l’identità, la performance sostituisce la presenza. Il rito non serve più a ricordare la finzione del genere, ma a trasformarla in verità. La parodia non libera: incolla. E la distanza diventa l’unica forma accettabile di relazione.

L'inconscio di vetro

In un mondo che ha trasformato l’inconscio da abisso segreto a vetrina luminosa, esibiamo ciò che un tempo era nascosto senza davvero comprenderlo. Liberi dai tabù ma prigionieri dello spettacolo del sé, smarriamo la via della consapevolezza e alimentiamo nuove nevrosi: mostrate al pubblico, ma mai davvero curate.

La crisi culturale è una forma d'ordine

Non stiamo assistendo alla fine del pensiero, ma alla sua normalizzazione. Le scienze umane, nate per attraversare la complessità, si sono piegate alla logica della produttività e della conformità. Il sapere non interroga più il potere: lo serve. E la cultura diventa burocrazia.

L'Italia senza satira

La morte di Giorgio Forattini diventa simbolo della fine della satira come voce critica: in un’Italia rassegnata e distratta, il riso non ferisce più il potere ma lo alimenta. Dalla corrosione di Luttazzi e Ricci alla leggerezza dei meme, la risata si è svuotata di senso, ridotta a puro anestetico sociale privo sia d'indignazione che di pensiero.

A cosa servono le città

Le città (e in particolare le metropoli contemporanee) non sono realmente il frutto di pure necessità sociali, storiche e tecniche, il cui sviluppo è gestito dagli uomini. Le città sono delle entità viventi inorganiche, che tramite la loro accumulazione e gestione di informazioni, dati, codici, simulazioni, speculazioni e controllo sugli uomini stessi rendono questi ultimi dei meri componenti della programmazione urbana e del loro sostentamento.

La natalità come ideologia

Dalla biopolitica della razza ai bonus del consenso: il potere continua a misurare la vita come variabile economica e simbolica, trasformando la maternità in dispositivo di appartenenza più che di generazione. Il calo delle nascite non è una crisi demografica, ma una crisi d’immaginazione: abbiamo moltiplicato i modi di sopravvivere, dimenticando il significato del nascere.
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