L'ordine mondiale in frantumi

Il delicatissimo scenario internazionale segna attualmente il declino dell’ordine mondiale che dal 1991, con la caduta dell’Unione Sovietica e la conseguente fine della Guerra fredda, ha determinato un lungo periodo di relativa stabilità dell’Occidente. Diversi sono i fronti di un’iniziale «guerra mondiale a pezzi», che, nel rispetto di un mondo sempre più globalizzato e interconnesso, progressivamente sta rivelando schieramenti e principali attori; in una portata così importante da poter essere considerata uno scontro di civiltà.

Edonismo ucraino

Champagne e modelle di Instagram: al Beach Club Fifty di Kiev va in scena la vita edonistica delle spie presenti in tutta l’Ucraina, fra bicchieri di Prosecco e droghe in abbondanza.

L'escalation incontrollabile

La designazione da parte di Putin del governo ucraino come "terrorista" apre a nuovi scenari operativi e indebolisce le possibilità di negoziato. Parallelamente, gli Stati Uniti, apparentemente in fase di ridimensionamento in Europa, sono in realtà impegnati in una ricalibratura strategica contro la Cina. Il rischio di una crisi di fiducia tra potenze nucleari potrebbe minare l’equilibrio MAD e alimentare dinamiche tutt'altro che desiderabili.

Gandalf al comando

In pieno controllo dell'intelligence ucraina della 12esima brigata delle Forze Speciali Azov, Illia Samoilenko gode di un sostegno trasversale. Conosciuto con uno pseudonimo tipicamente fantasy, sia a Kiev che sul campo di battaglia, dove ha perso un occhio e un braccio. Una sua entrata nei palazzi del potere non è pertanto da escludersi.

Il caso delle spie ungheresi

L’eliminazione della rete di spionaggio in Transcarpazia costruita dall’intelligence ungherese ha alimentato le tensioni con l’Ucraina, contribuendo ad incrinare un rapporto difficile, caratterizzato da profonde differenze culturali e rivalità geopolitiche.

Geopolitica del sottosuolo

Il vero volto dell'accordo fra Washington e Kiev sulle terre rare è politico, non economico. L'obiettivo, infatti, non è più la vittoria totale, ma una gestione razionale del territorio ucraino. Territorio che sarà parzialmente integrato nell’economia occidentale, mentre una sua fetta resterà sotto controllo russo.

La riconquista del Kursk

L’invasione della regione russa del Kursk da parte delle truppe di Kiev è giunta al termine, dopo quasi un anno di offensiva. Mosca annuncia trionfalmente la ripresa dei territori, e sottolinea il contributo fornito dai soldati nordcoreani, legittimando il ruolo della potenza asiatica nelle dinamiche tattiche-militari del conflitto.

Negoziati, pace, dilemmi

La parola "pace" è tornata a far parte del lessico diplomatico internazionale, ma la sospirata pace giusta è improbabile: l’equilibrio sul campo è per Putin decisamente vantaggioso, e l’impegno di Trump ad un ritiro immediato riduce il suo spazio di negoziazione. Difficile che il primo ceda alle lusinghe del secondo, promesse che, soprattutto, potrebbero essere in scadenza a breve.

Sei mesi d'autonomia

Le notizie principali di questi giorni sono legate alla sospensione degli aiuti Usa all’Ucraina e alla continuazione dell’impegno militare da parte dell'Unione Europea: gli scenari possibili del conflitto danno a Kiev un tempo limitato per cercare di compensare il congedo del suo primo sostenitore. Il tempo scorre inesorabile e la Permanent Structured Cooperation (PESCO) voluta da Bruxelles potrebbe non essere sufficiente.

La logica del nemico permanente

L’eccezione dell’Occidentale moderno manifesta una fatica particolare ad accettare l’alterità. Approdate le tre caravelle, è risultato impossibile smettere di tentare la conversione dell’altro, al cristianesimo, al mercato, ai diritti dell’uomo, alla globalizzazione. Eppure, secondo quanto scrive l’ambasciatrice Elena Basile in "L’occidente e il nemico permanente" (PaperFirst, 2024), la corsa verso la guerra è stata affatto inevitabile. Come hanno mostrato diverse figure autorevoli dell’élite americana e della corrente realista, con i loro ammonimenti e il tentativo di una politica orientale diversa.

Ucraina: ultimo atto

La guerra russa in Ucraina sembra essere entrata nella fase conclusiva, malgrado obiettivi e intenzioni precedentemente propagandati dalle parti, impegnate, da quasi tre anni, sul campo di battaglia. Il “pantano ucraino”, a prescindere dalla guerra psicologica e dalla propaganda di rito, si è rivelato un incubo tanto per la Russia quanto per le forze occidentali a sostegno della difficile causa di Kiev. In altri termini, una guerra che, a conti fatti, non può essere vinta né da una parte né dall'altra, stremata e da sempre dipendente dagli aiuti occidentali. Una guerra che, progressivamente, da “blitzkrieg russo”, si è configurata come la più classica delle guerre di logoramento sullo scivoloso e sempre insidioso suolo europeo.

Un regalo di Natale anticipato

Dopo l’elezione del futuro Presidente degli Stati Uniti d’America molte cose per l’Ucraina e Zelensky stanno cambiando e i negoziati si fanno sempre più vicini. Ma Biden lascia al futuro inquilino della Casa Bianca l’autorizzazione all’utilizzo di missili a lungo raggio in territorio nemico. Un lascito che potrebbe complicare la strada verso il tavolo delle trattative.
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