Gianfranco Fini: «Con la Russia occorre fare i conti, prendendo atto che l'illusione di un suo avvicinamento alle democrazie liberali è naufragata»

«I cinesi hanno una visione del tempo diversa dalla nostra. Una volta un collega cinese mi disse: sappiamo che voi siete contrari al ritorno di Formosa alla madrepatria; non è che non vogliamo dirvi quando accadrà, è che non lo sappiamo. Ma accadrà. Si tratta pertanto di un dossier non solo strategico, ma simbolico e culturale su cui Pechino non credo cederà»

Cosa sta succedendo in Mali

La perdita di Kidal segna un passaggio critico nella crisi maliana e ridefinisce la postura russa nel Sahel. La ritirata dell’Africa Corps evidenzia una strategia più selettiva, mentre attori jihadisti e tuareg sfruttano l’erosione del controllo statale. Ne emerge un sistema più frammentato, in cui sicurezza, risorse e alleanze si riorganizzano secondo logiche fluide, mettendo sotto pressione l’intero impianto regionale costruito negli ultimi anni.

Russi e ucraini combattono anche nel Mediterraneo

Una gasiera russa colpita da un barchino esplosivo ucraino nel Mediterraneo centrale, duecento militari di Kiev dislocati tra Misurata e Zawiya, istruttori ucraini a fianco dei ribelli tuareg nel Sahel: il conflitto si estende fino al giardino di casa italiano. Mentre Mosca consolida la propria presenza nel Fezzan e Eni annuncia nuove scoperte di gas al largo della Tripolitania, Roma si ritrova spettatrice in un teatro che non può permettersi di ignorare.

Marzio G. Mian: «Normalizzare i rapporti con i russi non è ancora possibile, ma in Italia c’è voglia di cambiare»

«Io viaggio con poche certezze. Forse una: quella di portare a casa la pelle»

L'ultima fase della guerra in Ucraina

A quattro anni dall'invasione, l'Operazione Militare Speciale ha smesso di essere uno scontro territoriale per diventare il laboratorio della guerra del futuro. Tre fasi distinte - manovra, trincea, digitale - hanno ridisegnato ogni paradigma bellico: droni al posto dei carri armati, algoritmi al posto dei generali, fuoco indiretto al posto dei fucili. Una trasformazione che nessun esercito al mondo potrà più ignorare.

È l'energia che muove il mondo

Dietro conflitti e retorica morale si muove una logica strutturale: l’energia come infrastruttura dell’ordine globale. Stati Uniti, Russia e Venezuela sono nodi di un sistema che può essere governato solo includendo gli attori che ne rendono possibile la stabilità.

La guerra che ha perso il mondo

In Ucraina non ci sono vincitori. È un rituale oscuro che divora i suoi adepti, una spirale discendente che affonda le sue radici in profondità insondabili, crepa nell’ordine apparente del mondo, attraverso cui filtra qualcosa di più antico e inumano. Inseguire la chimera di una “pace giusta” significa comprare un biglietto di sola andata per l’inferno. Chi continua a pronunciare questa formula ignora di star evocando a raccolta forze che non controlla.

Il desiderio di una pace ingiusta

Con l’uscita dell’ultima proposta di pace americana è calato il gelo tra i commentatori europei. L’impressione è che questa volta la realtà non sia più rimandabile, gli equilibri sul campo e le posizioni diplomatiche non più dissimulabili. La pace ingiusta non è più rifiutabile perché l’alternativa è una ancora più ingiusta. Per i massimalisti più irriducibili sono tutti traditori: americani voltagabbana, europei troppo timidi, ucraini che attaccano il leader per un innocuo malcostume (pertanto, sicuramente imbeccati da nemici esterni). Cosa attende invece chi accetta la realtà?

Mosca si sta giocando il Mediterraneo

Le navi della Marina russa oscillano lente nel porto di Tartus, ancorate a un futuro sempre più incerto. I soldati fumano sigarette passeggiando sulle banchine, gli elicotteri di sorveglianza hanno smesso di decollare, le navi più grandi stazionano al largo in attesa di nuovi ordini e i radar della base di Latakia trasmettono a intermittenza, come luci di un impero in dissolvenza, costretto a misurare ogni mossa. A migliaia di chilometri di distanza, a Mosca, la televisione di Stato parla ancora di “stabilità” e “cooperazione”, ma la verità è che la Russia potrebbe perdere la Siria, e con essa, il suo ultimo avamposto sicuro nel Mediterraneo.

L'Est è il nuovo mondo

Viene riaperto il dialogo riguardante il RIC, meccanismo trilaterale tra Russia-India-Cina ormai inattivo dal 2020. I ministri degli Esteri dei rispettivi paesi, in modo diverso tra loro, esprimono il loro interesse al possibile ritorno di tale formato. In ambito commerciale e politico sarebbe un grande balzo in avanti, ma rimane la criticità nei rapporti bilaterali tra Pechino e Nuova Delhi che, nonostante il miglioramento, sono ancora in uno stato grigio. Le tariffe aggressive di Trump hanno senza dubbio favorito il ritorno di questa opzione, che nelle intenzioni dei tre paesi rappresenterebbe un ulteriore avanzamento per arrivare a costruire un sistema geopolitico multipolare.

Lo sfondamento nel Donbass

L’11 agosto 2025 le forze armate russe hanno ottenuto un successo tattico di vasta portata sul fronte orientale, sfondando le difese ucraine a nord-est di Pokrovsk, città strategica nel Donbass. L’avanzata su un fronte di oltre 13 chilometri e la rapida penetrazione per almeno 15 chilometri in profondità hanno interrotto le principali vie logistiche delle truppe ucraine, determinando un accerchiamento operativo di Pokrovsk e compromettendo la tenuta dell’intero settore.

Ferragosto in Alaska

Il vertice tra Donald Trump e Vladimir Putin previsto per il 15 agosto 2025 in Alaska rappresenta uno spartiacque simbolico e strategico nella ridefinizione dei rapporti di forza globali. Più che un vero tavolo di pace sull’Ucraina, è un evento mediatico e geopolitico che consente a entrambi i leader di rilanciare le rispettive agende.
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