Il potere liquido dell'Interregno

L’Europa si trova sospesa tra potestas e auctoritas, in un nuovo interregno dove le categorie classiche sembrano riemergere come fantasmi retorici. Il giornalismo alimenta semplificazioni, presentando l’autoritarismo come nemico universale, ma la realtà rivela scenari più fluidi, dove il potere agisce nella sospensione, nella confusione e nella personalizzazione tecnica. Pasolini e Agamben forniscono strumenti per comprendere questa fase storica: un potere liquido, che non reprime soltanto, ma seduce e omologa, dissolvendo passioni e cancellando il caos vitale.

La grande illusione del progresso

Una sottile illusione pervade la modernità: la persuasione che la storia proceda inesorabilmente verso forme sempre più alte di civiltà, come se il progresso fosse ormai destino e non conquista. Proprio questa sicurezza, però, anestetizza la vigilanza e ci lascia esposti, ancora una volta, al ritorno degli orrori della storia.

Il sonno dell'Europa e il risveglio delle civiltà. Le prospettive di Sergio Vento sul rapporto transatlantico e l'ordine internazionale

«Viviamo in un'epoca in cui molte leadership politiche sono contraddistinte da debolezze estreme che vengono mascherate da roboante velleitarismo. Una impostazione a cui spesso si aggiunge un alto grado di improvvisazione e impreparazione delle élites globali.»

Giuseppe De Rita

Grande esponente di quella silenziocrazia italiana e ricercatore sociale tra i più acuti, capace di auscultare le mutazioni e fibrillazioni delle tante oligarchie italiane: Giuseppe De Rita è il maggior conoscitore della fenomenologia delle fisiologie e patologie della società italiana. Un maestro di pensiero e metodo che nella sua attività di fondatore e presidente del Censis ha raccontato e mostrato come nessun altro il nostro Paese tramite le considerazioni generali dei suoi rapporti, oltre che tramite testi straordinari (di Francesco Latilla e Francesco Subiaco)

La modernità è una televendita

La modernità, raccontata dai paesi più avanzati, sembra ridursi a un’eterea televendita: consumi scintillanti, schermi che invitano a comprare, città illuminate come centri commerciali a cielo aperto. Tutto è spettacolo, tutto è acquisto, persino la paura viene sterilizzata in spot patinati. L’umanità, inseguita dall’ossessione del nuovo, confonde progresso con marketing. Così il futuro appare: un eterno catalogo, sfogliato con l’illusione che basti pagare per vivere.

Il crepuscolo degli officianti

La ristrutturazione della burocrazia americana, l’acquisizione aggressiva degli interstizi culturali messa in moto dalla Tecnodestra sotto la seconda amministrazione Trump detta una linea che il resto della destra globale osserva con attenzione. È il primo contrattacco concreto rivolto contro le élites, ma nel lessico di quest’area le élites non sono quelle comunemente intese. Sono un ceto, la Professional-Managerial Class, il cui consenso culturale sembra destinato inesorabilmente al tramonto.

Sestino Giacomoni

Dotato di grande competenza e rigore, Giacomoni conserva però una profonda umanità. La sua attenzione alle persone, alle famiglie e al merito non è retorica, ma scelta concreta: un segno di stile. Uno stile che ha portato anche in Consap grazie alla sua capacità di essere oratore carismatico, ma anche attento uomo del silenzio.

Lamberto Dini: «Penso che in Ucraina più che una pace avremo un armistizio sul modello coreano. Ma Zelensky segua Trump.»

«Credo che Kiev dovrebbe agire in sintonia con l’azione del presidente USA senza contrastare i suoi orientamenti, ma dotandosi di sano realismo. Anche perché senza Washington la stessa azione dell’Ucraina non ha futuro.»

Le contraddizioni dell'Italia balneare

Il mare italiano, da sempre specchio sociale e culturale, oggi rivela la crisi della villeggiatura, la contrazione del turismo balneare e la perdita di centralità strategica. Tra erosione industriale, capitali stranieri e vulnerabilità mediterranee, l’Italia rischia di ridursi a cartolina turistica, incapace di trasformare memoria e narrazione in autentica proiezione geopolitica.

Il realismo offensivo di John Mearsheimer

Stretti tra le maglie di una volontà idilliaca di vedere il mondo organizzato secondo legittime aspirazioni di pace, con una tempesta in corso e sempre più avvolgente intorno al ventre molle e pacifico del globo, nessuno degli Stati europei occidentali ha oggi più contezza della tragedia insita nelle relazioni internazionali. In un simile contesto, il realismo offensivo di Mearsheimer sembra disvelare tale spettro. Rendendoci edotti della falla di un sistema per sua natura soggetto agli umani mutamenti. Anarchico, perché privo di una guida globale, che forse mai esisterà.

Le origini della violenza

La violenza affonda le sue radici nella pretesa umana di interpretare e dominare il mondo. Ogni atto di interpretazione separa l’essere dalla sua eternità, generando conflitto. Solo la testimonianza del destino, che rinuncia al dominio, disinnesca la volontà violenta e apre all’eterno.

Oltre la Libia

Le dinamiche di potere sono mosse da un nuovo modo di concepire lo stato, il suo essere e il modo in cui deve agire, che potremmo definire “marketing di stato”. È questo concetto, in costante relazione alle vecchie impostazioni settecentesche, che modella i rapporti fra i membri della comunità internazionale. L'attuale situazione libica rappresenta un caso studio emblematico.
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