Musica democratica, musicista proletario

L'industria discografica ha smantellato ogni corpo intermedio: niente più divisione funzionale tra genere di nicchia, circuito club e major, niente più strutture di tutela per l'esecutore. Al loro posto, un sistema neo-feudale in cui la piattaforma estrae valore a costo zero e il territorio occupa il vuoto lasciato dall'azienda. La drill newyorchese ne è il laboratorio più estremo, ma la logica vale per chiunque produca musica senza accesso all'iper-centro del pop globale.

Sullo stato mentale delle nuove generazioni

Il 59% dei giovani italiani tra 18 e 24 anni vive in uno stato di stanchezza emotiva o difficoltà attiva nel gestire il quotidiano, tredici punti sopra la media globale. L'uso di psicofarmaci tra bambini e adolescenti è più che raddoppiato in quattro anni. Il 38% degli under 35 si fida più di un chatbot che di uno psicologo. Dietro questi numeri c'è una società che ha smantellato i legami comunitari e ridotto ogni persona a ingranaggio del mercato.

La rivoluzione woke è compiuta

Alexandria Ocasio-Cortez che liquida il primo ciclo woke come "folle" segue un antichissimo copione, di una logica secolare. Da sempre lo Stato assorbe le radicalizzazioni e le ufficializza, poi le svuota e le restituisce addomesticate. I Democratici non hanno cambiato rotta per convinzione, ma perché questo meccanismo politico ha ormai compiuto il suo corso.

La nuova musica nasce morta

Ogni giorno vengono caricate 106.000 nuove tracce sulle piattaforme digitali, ma l'algoritmo promuove i cataloghi storici perché sono gli unici provvisti di quella densità simbolica che la sovrapproduzione del presente ha reso impossibile costruire. La socializzazione degli strumenti di produzione prometteva di liberare l'artista, ma lo ha invece dissolto nell'anonimato del flusso.

A Mosca i bambini dicono "six seven"

Oltre la cortina di ferro si cantano ancora le band inglesi, i cinema si riempiono di blockbuster piratati e McDonald's ha cambiato nome ma non i panini. Il Cremlino sa che il dominio culturale occidentale è incontrastato. L'industria americana sforna meme, popstar e format televisivi senza fermarsi un giorno, e nessun sistema di potere ha ancora trovato il modo di resisterle davvero.

La spia che vinse la guerra di Troia

Mentre Achille combatteva e Odisseo tramava, fu un soldato sconosciuto a decidere le sorti di Troia. Sinone si fece catturare, si sfigurò il volto, rinnegò il suo stesso nome e resistette alle torture pur di sembrare credibile. Il film di Nolan l'ha riportato all'attenzione del grande pubblico, ma la sua lezione va ben oltre il mito: le guerre non le vincono i più forti, le vincono quelli che fanno credere al nemico di aver già vinto.

Lo strano caso delle agenzie d'informazione

Tra la fine degli anni Sessanta e i primi Novanta, Roma pullulava di bollettini dattiloscritti dalle tirature irrisorie, ma con lettori selezionatissimi. Erano destinati a funzionari, politici e uomini dei servizi. Li finanziavano correnti democristiane, socialiste, lobby economiche e apparati di intelligence. Erano strumenti di ricatto e canali per far circolare veline. Un sistema di potere parallelo, quasi invisibile, che ha accompagnato tutta la Prima Repubblica.

Il prezzo dell'arte russa

Due milioni di euro revocati da Bruxelles alla Biennale di Venezia per aver riaperto il padiglione russo. L'Europa ha sempre accolto la cultura russa a una condizione implicita: che si presentasse come dissidenza, non come rappresentanza della madrepatria. Chiudere il padiglione per decreto non lascia spazio nemmeno a quel gesto - e restituisce involontariamente il monopolio della voce russa a chi controlla i visti e i fondi da Mosca.

Immigrazione, accettazione, collasso

Ceuta è il luogo in cui il continente europeo misura la propria capacità di difendersi. La recente crisi mostra ancora una volta come l’immigrazione possa essere trasformata in un’arma asimmetrica: pressione demografica, ricatto geopolitico, saturazione delle strutture di sicurezza e sfruttamento dei vincoli giuridici e del moralismo politico europeo. Mentre Rabat converte i flussi in strumento di potenza e Madrid paga il prezzo della propria debolezza ideologica, l’Italia tenta una risposta preventiva, ma parziale. La vera questione è se il continente europeo possieda ancora la volontà di difendere sé stesso.

Infinite identità in cerca di un io

La mente racconta di comprendere ciò che fa, ma i processi che ci governano funzionano senza di lei: emergono dal caso, dall’errore riuscito, da adattamenti ciechi che solo dopo chiamiamo “pensiero”. L’incomprensione non è una mancanza: è l’architettura nascosta dell’intelligenza, il suo principio operativo. Riconoscerlo non libera: toglie l’ultimo alibi alla nostra idea d'identità.

Il declino inarrestabile dei gattopardi

Il romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa rimane una fondamentale lezione per la politica moderna. Il Principe Fabrizio Salina sa che la modernità travolgerà tutto, rifiuta il seggio senatoriale, lascia che gli sciacalli prendano il suo posto, e resta fedele a sé stesso fino alla fine. In un'epoca che premia chi si adatta a qualsiasi vento, l'insegnamento del Gattopardo è ancora il più difficile da apprendere.

La Cina rallenta la Terra

Esiste un momento preciso in cui la materia si ribella al tempo. È quello in cui ventisette trilioni di tonnellate di cemento e acciaio, compattate nella forma di una diga, rallentano impercettibilmente la rotazione terrestre. Sei centesimi di microsecondo: una frazione di eternità che la NASA ha misurato come tributo involontario che l'umanità paga alla hybris cinese. Le Tre Gole sono un'opera di ingegneria idraulica che dichiara guerra alla fisica stessa, e annuncia una visione del futuro ben precisa.
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