Cosa rimane della guerra fra Israele e Iran

Con la fine dello scontro diretto con l’Iran lo Stato ebraico vince l’ennesima battaglia ma rischia di perdere la guerra più lunga della sua breve esistenza. Con la cessazione delle ostilità entrambi i contendenti adesso possono prendersi una pausa per leccarsi le ferite, sistemare le proprie vulnerabilità e prepararsi al prossimo, inevitabile, conflitto.

Rapire un Dio

Tibet, 1995. All’età di sei anni Gedhun Choekyi Nyima viene riconosciuto come reincarnazione del Panchen Lama, figura di primaria importanza nel mondo tibetano e strettamente legata al Dalai lama. Il governo cinese, temendo di perdere controllo e legittimità, rapisce il bambino. A trent’anni da quel giorno, un intero popolo attende ancora il ritorno della sua guida spirituale.

Il teatro invisibile della guerra

Giugno 2025 ha segnato una nuova fase del confronto israelo-iraniano, caratterizzata non da una guerra tradizionale ma da una forma di conflitto sospesa, verticale, asimmetrica e fortemente tecnologica. Il campo di battaglia non è la terra, ma il cielo – e, sempre più, il cyberspazio e lo spazio dell’informazione. Droni, missili di precisione e operazioni di guerra elettronica sostituiscono le truppe; la deterrenza si manifesta non con invasioni ma con dimostrazioni psicologiche calibrate al millimetro.

Dopo l'Iran c'è la Turchia

Le recenti dichiarazioni di Erdogan testimoniano la chiara intenzione turca di non volersi limitare ad osservare dall’esterno gli scontri che stanno avvenendo nella regione mediorientale, ma di volersi inserire con prontezza nella diatriba, cercando di scongiurare un’ulteriore escalation e la conseguente distruzione della potenza iraniana.

Il controspionaggio come forma di dialogo

Oltre le alleanze ideologiche, Mosca e Pechino celebrano un matrimonio di necessità sotto il sipario multipolare. Tra brindisi e contro-spionaggio, costruiscono una diplomazia fatta di dissimulazione e calcolo. L’asse sino-russo non nasce dalla cieca fiducia, ma dall’equilibrio tra dipendenza e controllo. Non è da leggersi come una rottura che incombe, si tratta di una sfida: rendere stabile una cooperazione imperfetta.

L'escalation incontrollabile

La designazione da parte di Putin del governo ucraino come "terrorista" apre a nuovi scenari operativi e indebolisce le possibilità di negoziato. Parallelamente, gli Stati Uniti, apparentemente in fase di ridimensionamento in Europa, sono in realtà impegnati in una ricalibratura strategica contro la Cina. Il rischio di una crisi di fiducia tra potenze nucleari potrebbe minare l’equilibrio MAD e alimentare dinamiche tutt'altro che desiderabili.

Israele è sempre più un ostacolo

Nel cuore di un Medio Oriente in trasformazione, le crescenti divergenze tra Stati Uniti e Israele minacciano di bloccare la regione, mettendo a rischio sia la stabilità locale che la costruzione di un nuovo ordine globale.

La terza guerra dell'oppio

Il disavanzo commerciale alle origini del conflitto anglo-cinese e la nascita della sinofobia, a distanza di 150 anni, sembrano ancora influenzare i rapporti tra Cina e Occidente. Non è un caso che la guerra dei dazi e la guerra al Fentanyl siano così strettamente collegate.

Speculazioni sulla via della seta

Due nazioni un tempo unite nella “Madre India”, come la chiamava Gandhi. Antichi rancori religiosi, risalenti ai tempi delle incursioni e dei sultanati, poi saturati dall’era Moghul. Un piccolo Pakistan che si fa forte grazie alla competizione del suo avversario con veri e propri giganti, che non vedono l’ora di superare il Bharat nella corsa all’oro, ora che i suoi vecchi alleati si fanno più vulnerabili.

Breve storia trentennale degli Houthi

La situazione nello Yemen è calda, anzi caldissima. L’Operazione Aspides viene prorogata, e ci sono stati ulteriori attacchi e contrattacchi tra i ribelli Houthi e Israele. La regione rimane affacciata su un crocevia di primaria importanza per l’intero commercio navale internazionale, e quindi tutte le potenze con interessi nella regione sono in allerta. La crisi umanitaria è tragica, e non sembra esserci abbastanza spazio per una risoluzione nel breve termine.

La Libia è fondamentale

Fra la presenza di migranti pronti a lasciare il Paese per partire verso l’Europa e una forte crisi politico-economica, la Libia diventa terra fertile per i progetti delle grandi potenze, che mirano a sfruttare le debolezze delle élite politiche dell’area per insediarsi nelle dinamiche di potere dello spazio nordafricano. In questo quadro l'Italia rimane a guardare, in una stasi frutto della propria impotenza.

Uno spazio di guerra permanente

Il Kashmir è di nuovo al centro delle tensioni internazionali, si teme una possibile escalation a seguito di un attentato terroristico che ha portato alla morte di almeno 26 turisti a Pahalgam, avvenuto il 22 aprile nella parte indiana della regione. Questa notizia fa eco alle sanguinose guerre indo-pakistane del passato. Una delle maggiori preoccupazioni è che i paesi interessati, ad oggi, possiedono l’atomica, ed entrambi non aderiscono al trattato di non proliferazione nucleare (TNP). La suddetta zona è ricca di risorse naturali ed è strategicamente un avamposto naturale per la supremazia regionale.
Pagina 8 di 29