Morto un Orbán se ne fa un altro

La vittoria di Péter Magyar in Ungheria determina la conclusione del governo di Orbán, che dopo sedici anni è stato vittima della condizione di isolamento politico in Europa nella quale è finito rimanendo fedele al fronte sino-russo. Il destino di Budapest è destinato a cambiare, con un allineamento a Bruxelles promesso (sinora a parole) e un allontanamento da Mosca.

Il caso delle spie ungheresi

L’eliminazione della rete di spionaggio in Transcarpazia costruita dall’intelligence ungherese ha alimentato le tensioni con l’Ucraina, contribuendo ad incrinare un rapporto difficile, caratterizzato da profonde differenze culturali e rivalità geopolitiche.

Uno e trino

La solitudine di Viktor Orbán.

L'asse Tel Aviv-Budapest-Roma

Giorgia Meloni rimane indietro rispetto a Viktor Orban e Benjamin Netanyahu in termini di autonomia strategica, e fortemente allineata alla linea dura inglese. Ma i Midterm potrebbero ribaltare la sua narrativa sul conflitto.

Ungheria bicipite

Laboratorio socio-culturale dei conservatori americani, prolungamento industriale della Germania, sponda diplomatico-religiosa per la Russia, partner commerciale della Turchia, e adesso terminale della Nuova Via della Seta. Questa è la politica estera multilaterale di Viktor Orbàn.

Sui pieni poteri di Viktor Orbán

La colpa dell’Ungheria non è nello scostamento dallo Stato di diritto, il quale pacificamente può assumere diverse forme di governo, ma nell’abbondanza di asserzioni che contraddicono gli idola propri della cultura politica dominante in Europa da alcuni anni a questa parte.

Nella mente di Erdogan

Il motivo per cui gli analisti politici occidentali non riescono a capire Erdogan è semplice: tentano di spiegare ogni azione riferendosi al neo-ottomanesimo, trascurando e ignorando completamente altre logiche.