L'epoca dei protocolli

Pandemia, guerra, terrorismo: a ogni crisi rispondiamo con procedure sempre più rigide. Ma i protocolli rassicurano più di quanto preparino. Funzionano in condizioni normali, falliscono quando la realtà devia, lasciando sistemi efficienti ma fragili.

La guerra civile repressa

Il conflitto interno ad una società si sviluppa come struttura biologica e cosciente delle collettività: dalla paura ontologica di Carl Schmitt alla guerra civile come crisi necessaria, virus e anticorpo del corpo politico, fino alla sua trasformazione biopolitica e repressiva nell’epoca del capitalismo globale, dove il collasso non scompare ma si interiorizza, si disperde e si riproduce ciclicamente.

Dai libretti rossi al male di vivere

La Cina sempre più mostra fratture interne che indeboliscono il legame tra Partito e società. I giovani smettono di credere nel futuro promesso e si ritirano dalla competizione economica e sociale. Il potere risponde con controllo e retorica mobilitante ma senza una visione capace di rigenerare fiducia. Ne risulta un sistema formalmente stabile che però consuma capitale umano, motivazione collettiva e capacità di adattamento nel medio periodo.

Contro la tossicità

Un percorso tra etimologie fraintese, teorie psicologiche dimenticate e categorie morali usate come strumenti diagnostici. Per comprendere come la parola “tossicità” abbia contaminato il discorso pubblico fino a dissolvere la distinzione tra aggressività e violenza, lasciando il maschile senza orientamento e la cultura senza una grammatica capace di leggere le proprie forze.

La performance non s'interrompe mai

La generazione che vive nei social non ha più un “fuori scena” dove spogliarsi del proprio personaggio. Il ruolo coincide con l’identità, la performance sostituisce la presenza. Il rito non serve più a ricordare la finzione del genere, ma a trasformarla in verità. La parodia non libera: incolla. E la distanza diventa l’unica forma accettabile di relazione.

L'inconscio di vetro

In un mondo che ha trasformato l’inconscio da abisso segreto a vetrina luminosa, esibiamo ciò che un tempo era nascosto senza davvero comprenderlo. Liberi dai tabù ma prigionieri dello spettacolo del sé, smarriamo la via della consapevolezza e alimentiamo nuove nevrosi: mostrate al pubblico, ma mai davvero curate.

A cosa servono le città

Le città (e in particolare le metropoli contemporanee) non sono realmente il frutto di pure necessità sociali, storiche e tecniche, il cui sviluppo è gestito dagli uomini. Le città sono delle entità viventi inorganiche, che tramite la loro accumulazione e gestione di informazioni, dati, codici, simulazioni, speculazioni e controllo sugli uomini stessi rendono questi ultimi dei meri componenti della programmazione urbana e del loro sostentamento.

La natalità come ideologia

Dalla biopolitica della razza ai bonus del consenso: il potere continua a misurare la vita come variabile economica e simbolica, trasformando la maternità in dispositivo di appartenenza più che di generazione. Il calo delle nascite non è una crisi demografica, ma una crisi d’immaginazione: abbiamo moltiplicato i modi di sopravvivere, dimenticando il significato del nascere.

La grande allucinazione

Secondo una lettura psicanalitica freudiana, le recenti proteste e tensioni sociali riflettono una forma di allucinazione collettiva: la sostituzione dei desideri reali, irraggiungibili, con surrogati simbolici. Frustrazione economica e disagio sociale spingono le masse a cercare sollievo in illusioni politiche e ideologiche, dove l’Es vince sull’Io e la realtà cede alla percezione emotiva.

La modernità è una televendita

La modernità, raccontata dai paesi più avanzati, sembra ridursi a un’eterea televendita: consumi scintillanti, schermi che invitano a comprare, città illuminate come centri commerciali a cielo aperto. Tutto è spettacolo, tutto è acquisto, persino la paura viene sterilizzata in spot patinati. L’umanità, inseguita dall’ossessione del nuovo, confonde progresso con marketing. Così il futuro appare: un eterno catalogo, sfogliato con l’illusione che basti pagare per vivere.

Il crepuscolo degli officianti

La ristrutturazione della burocrazia americana, l’acquisizione aggressiva degli interstizi culturali messa in moto dalla Tecnodestra sotto la seconda amministrazione Trump detta una linea che il resto della destra globale osserva con attenzione. È il primo contrattacco concreto rivolto contro le élites, ma nel lessico di quest’area le élites non sono quelle comunemente intese. Sono un ceto, la Professional-Managerial Class, il cui consenso culturale sembra destinato inesorabilmente al tramonto.

Le contraddizioni dell'Italia balneare

Il mare italiano, da sempre specchio sociale e culturale, oggi rivela la crisi della villeggiatura, la contrazione del turismo balneare e la perdita di centralità strategica. Tra erosione industriale, capitali stranieri e vulnerabilità mediterranee, l’Italia rischia di ridursi a cartolina turistica, incapace di trasformare memoria e narrazione in autentica proiezione geopolitica.
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