Sulla natura informale del potere

Il potere non coincide né con la fantasia paranoica di una regia onnisciente né con la rappresentazione rassicurante di un sistema trasparente. Opera più spesso in una zona intermedia, fatta di ambienti, linguaggi, accessi, selezioni e conformismi che non devono comandare apertamente per orientare il plausibile e delimitare il dicibile.

Una società senza adulti

L'Australia ha bandito i social ai minori di sedici anni e in tanti hanno indicato questa misura come modello per bloccare pericolose derive tecnologiche. Ma censurare non equivale ad introdurre qualcuno alla vita adulta, che ad oggi non esiste. Il rito di passaggio non c'è, l'approdo verso la maggiore età è un vuoto che nessun filtro potrà mai colmare.

Il nemico necessario

Nel momento in cui Bruxelles invoca de-escalation e riapertura diplomatica ma rafforza anche la postura di sicurezza, emerge una dinamica più profonda della contingenza geopolitica. Quando la sicurezza diventa la grammatica dominante della politica, l’insicurezza non appare più come il suo fallimento, ma come la sua diretta conseguenza.

Governare l'onda

La nuova Relazione dell'intelligence e il report NATO sulla guerra cognitiva riconoscono che la stabilità delle democrazie dipende sempre più dall’ambiente informativo. Piattaforme, polarizzazione e competizione politica hanno generato un’onda che gli attori politici hanno imparato a sfruttare. Quando gli Stati cercano di governarla come un problema di sicurezza, la distinzione tra difesa e controllo diventa incerta.

Minacce esistenziali ovunque

Dalla guerra in Ucraina alla competizione tra Stati Uniti e Cina, dal riarmo europeo alla retorica israeliana sull’Iran, sempre più scelte vengono presentate come questioni di sopravvivenza. Ma quando tutto diventa “esistenziale”, il conflitto smette di essere negoziabile e la politica si riduce a mobilitazione permanente.

Il vuoto dietro Epstein

Jeffrey Epstein viene spesso raccontato come il custode di un segreto inconfessabile. Ma i files mostrano altro: non un burattinaio, bensì un sistema opaco di relazioni senza regia. Il complotto emerge allora come una risposta simbolica al disordine, un modo per restituire intenzionalità a un potere che produce effetti senza dichiarare fini né assumere un volto.

Palantir e l’architettura invisibile del potere

L’intelligenza artificiale sta ristrutturando lo Stato attorno a sistemi tecnici che calcolano priorità, orientano decisioni e ridisegnano la sovranità, trasformando la politica da spazio di scelta e conflitto sui fini in architettura operativa che sa sempre più “come” ma sempre meno “perché”.

La morale del biscotto

Quando i valori smettono di essere universali e diventano segnali di appartenenza. Mark Carney a Davos ammette la fine dell'ordine basato sulle regole. Dal laboratorio infantile alla geopolitica: i valori non promettono il bene, ma decidono chi siede al tavolo.

Parlare senza comandare

Dalla parola vuota del capo nelle società senza Stato descritte da Pierre Clastres alla politica contemporanea, in cui il discorso pubblico sopravvive mentre il potere si sposta altrove: un confronto antropologico per comprendere perché oggi si parla così tanto quando decidere non è più possibile.

L'epoca dei protocolli

Pandemia, guerra, terrorismo: a ogni crisi rispondiamo con procedure sempre più rigide. Ma i protocolli rassicurano più di quanto preparino. Funzionano in condizioni normali, falliscono quando la realtà devia, lasciando sistemi efficienti ma fragili.

Il complotto come religione del vuoto

Quando la scienza ha dissolto il mistero e la politica ha fallito nel sostituirlo, il bisogno di senso è rimasto orfano. Il complotto riempie quel vuoto: una mitologia dell’eccesso informativo, nata dal desiderio di ritrovare un disegno in un mondo ormai privo di autore.

Le Olimpiadi che non abbiamo voluto

La candidatura binazionale Cortina–Innsbruck non è stata scartata per limiti tecnici o politici, ma perché metteva in crisi il modo in cui l’Italia usa i grandi eventi: come strumenti di centralizzazione simbolica, sospensione di regole e produzione di consenso. Non un’occasione sportiva mancata, ma il rifiuto di un diverso rapporto con il territorio, il confine e la continuità europea, fondato su misura, cooperazione e governance condivisa. Un progetto respinto perché troppo coerente con un futuro non interamente possibile.
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