Alvise Pozzi, laureato in Comunicazione presso IULM è scrittore e sceneggiatore. Già collaboratore de L'Intellettuale Dissidente, ha firmato "Boom: il miracolo economico nella Commedia all'italiana" ed è autore televisivo per Byoblu.

Fine primo tempo

Mentre gli allarmi antiaerei risuonavano già in tutta la regione iraniana, la mediazione pachistana riesce a trovare un cessate il fuoco di due settimane. Lo Stretto di Hormuz verrà aperto durante le trattative. Uno spiraglio di pace che dà respiro ai mercati anche se l'accordo duraturo rimane una chimera.

Il poliziotto del mondo va in pensione

Le conseguenze dell'aggressione all'Iran conducono inevitabilmente a scelte dolorose per Washington, nessuna delle quali pare sostenibile per la sopravvivenza dell'amministrazione Trump, che ora si trova in una situazione d'impasse, dove ogni mossa sembra non avere più senso. La questione iraniana rischia così di rivelarsi l'errore strategico in grado di accelerare il tramonto di un impero già in crisi.

Scacco all'egemone

Fallita la guerra-lampo in Iran inizia il conto alla rovescia sul reciproco logoramento. La nomina a Guida Spirituale del figlio di Khamenei dimostra la volontà di non cedere mentre Teheran tiene saldamente il controllo dell’escalation. Una pessima notizia per gli strateghi del Pentagono.

Ora o mai più

L’attacco israelo-americano all’Iran ha neutralizzato il suo obiettivo primario. Ma la morte dell’Ayatollah Ali Khamenei sarà sufficiente a innescare il “regime change”? Il futuro è nelle mani degli iraniani: la partita vera si gioca nelle piazze, in queste ore si capirà se gli Ayatollah potranno ancora contare sul supporto del loro popolo o se il 2026 sarà l'anno del crollo di un sistema di potere nato quasi mezzo secolo fa.

L'ultima fase della guerra in Ucraina

A quattro anni dall'invasione, l'Operazione Militare Speciale ha smesso di essere uno scontro territoriale per diventare il laboratorio della guerra del futuro. Tre fasi distinte - manovra, trincea, digitale - hanno ridisegnato ogni paradigma bellico: droni al posto dei carri armati, algoritmi al posto dei generali, fuoco indiretto al posto dei fucili. Una trasformazione che nessun esercito al mondo potrà più ignorare.

Béla Tarr, l’anti-Hollywood

Il regista ungherese, con il suo “cinema medioevale” dall’estetica austera e solenne, ha cercato tutta la vita d'indagare la condizione umana, senza mai scendere a patti con l’industria cinematografica.

Vincere le guerre, perdere l'Impero

Dalla distruzione sistematica degli Stati ostili a Israele all’illusione di una sicurezza ottenuta con la forza, la strategia israelo-americana ha prodotto un Medio Oriente frammentato, avversari più compatti e alleanze sempre più instabili. A distanza di vent’anni, le vittorie militari si rivelano politicamente sterili, mentre l’egemonia occidentale si consuma.

Il complottismo secondo Lanthimos

Il film del regista greco è una accurata riflessione su come funziona una “mente cospirazionista” e su come una fake news vecchia di secoli - la bugonía - possa celare un briciolo di verità.

La dinastia Marcos al capolinea

Dopo la fuga a Madrid del faccendiere Zaldy Co, anche la Iglesia ni Christo ritira l’appoggio al Presidente delle Filippine, rendendo il finale di legislatura sempre più teso e problematico.

Il tratto messianico dei conflitti odierni

Nel Medio Oriente si combatte un conflitto privo di razionalità politica e guidata da visioni religiose e punitive. Trump, Netanyahu e Khamenei ne incarnano i protagonisti, ciascuno spinto da una missione ideologica o divina. I loro centri di potere, pur consapevoli dei rischi di un conflitto totale, sembrano destinati allo scontro, sospinti da fanatismi, calcoli di potere e profezie apocalittiche che minacciano l’equilibrio mondiale.

Cosa rimane della guerra fra Israele e Iran

Con la fine dello scontro diretto con l’Iran lo Stato ebraico vince l’ennesima battaglia ma rischia di perdere la guerra più lunga della sua breve esistenza. Con la cessazione delle ostilità entrambi i contendenti adesso possono prendersi una pausa per leccarsi le ferite, sistemare le proprie vulnerabilità e prepararsi al prossimo, inevitabile, conflitto.

La terza guerra dell'oppio

Il disavanzo commerciale alle origini del conflitto anglo-cinese e la nascita della sinofobia, a distanza di 150 anni, sembrano ancora influenzare i rapporti tra Cina e Occidente. Non è un caso che la guerra dei dazi e la guerra al Fentanyl siano così strettamente collegate.
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