Il poliziotto del mondo va in pensione

Le conseguenze dell'aggressione all'Iran conducono inevitabilmente a scelte dolorose per Washington, nessuna delle quali pare sostenibile per la sopravvivenza dell'amministrazione Trump, che ora si trova in una situazione d'impasse, dove ogni mossa sembra non avere più senso. La questione iraniana rischia così di rivelarsi l'errore strategico in grado di accelerare il tramonto di un impero già in crisi.

La via per l'Armageddon

La guerra contro l’Iran viene presentata pubblicamente come una scelta finalizzata a contenere il suo programma nucleare e, indirettamente, indebolire la Cina. Ma questa non è l’unica dimensione in gioco. In una parte rilevante della società americana, il Medio Oriente è letto attraverso una griglia escatologica che lega Israele, Armageddon e il ritorno di Cristo.

Scacco all'egemone

Fallita la guerra-lampo in Iran inizia il conto alla rovescia sul reciproco logoramento. La nomina a Guida Spirituale del figlio di Khamenei dimostra la volontà di non cedere mentre Teheran tiene saldamente il controllo dell’escalation. Una pessima notizia per gli strateghi del Pentagono.

Frediano Finucci: «La negoziazione non si fa "contro" qualcuno, ma "con" qualcuno, anche se si tratta di un soggetto estremamente ostile»

«Il vero negoziatore non è un manipolatore né un oratore aggressivo. Deve possedere grande capacità di ascolto, autocontrollo, capacità di sospendere il giudizio e leggere il contesto. Deve saper raccogliere informazioni, comprendere la psicologia dell’interlocutore, distinguere tra posizione dichiarata e interesse reale»

Perché l'Iran attacca il Golfo

L’attacco sferrato dal duo Washington-Tel Aviv rischia di trasportare l’intero Medio Oriente in un conflitto regionale. Teheran risponde colpendo basi statunitensi e infrastrutture critiche nei paesi del Golfo Persico. L’impressione è che si stia configurando uno scontro dal quale tutti gli attori potrebbero uscirne sconfitti sul piano strategico.

L'importanza dello Stretto di Hormuz

Nel crocevia infuocato tra Teheran e Tel Aviv, lo Stretto di Hormuz assume un ruolo cruciale: leva simbolica e minaccia strategica, capace di ridefinire gli equilibri globali. Con l’ombra lunga del conflitto e il peso della diplomazia, Pechino si trova stretta tra dottrina e necessità. È qui che l’Iran scommette sul caos per guadagnare centralità, mentre il mondo assiste all’emergere di un nuovo asse di tensione planetaria.

Ora o mai più

L’attacco israelo-americano all’Iran ha neutralizzato il suo obiettivo primario. Ma la morte dell’Ayatollah Ali Khamenei sarà sufficiente a innescare il “regime change”? Il futuro è nelle mani degli iraniani: la partita vera si gioca nelle piazze, in queste ore si capirà se gli Ayatollah potranno ancora contare sul supporto del loro popolo o se il 2026 sarà l'anno del crollo di un sistema di potere nato quasi mezzo secolo fa.

The Line non si fa più

Il progetto saudita di una città-muro lunga 170 km nel deserto, di cui vi parlavamo già nel 2023, rischia di non completarsi mai. Ma non importa: i suoi rendering virali sui social l'hanno già resa reale come simulacro digitale. Mentre tre membri della tribù Howeitat sono stati condannati a morte per essersi opposti alle espropriazioni, il glamour architettonico del loop prevale sui fatti, incarnando il trionfo definitivo dell'immagine sulla realtà.

Un po' di numeri sull'arsenale iraniano

Il gruppo d’attacco della portaerei USS Abraham Lincoln scivola tra le acque azzurre del Golfo Persico, carica di siluri e aerei pronti al decollo, un promemoria costante della presenza americana nella regione. Donald Trump segue ogni mossa, alternando segnali di apertura e minacce pubbliche all’Iran. Ma la Repubblica Islamica è caparbia. Teheran e Washington misurano la propria deterrenza in un confronto che intreccia arsenali, alleanze e tecnologia, con il rischio concreto che la diplomazia venga superata dalla logica della saturazione e della rappresaglia.

Ankara non può permettersi caos in Iran

La mediazione turca tra gli Stati Uniti e l’Iran risponde direttamente alla logica di contenimento nei confronti di Israele, il quale potrebbe verosimilmente approfittare del vuoto di potere per espandere la propria influenza geopolitica nello spazio persiano. Con la potenziale caduta del regime degli ayatollah avrebbe origine una sostanziale trasformazione sistemica dell’ordine regionale mediorientale, prospettiva che Ankara desidererebbe scongiurare ad ogni costo.

Bomba o non bomba

Di fronte all’Iran si impone un dilemma: agire o non agire. È facile immaginare il susseguirsi di valutazioni, simulazioni e contro-simulazioni nelle stanze riservate degli apparati statunitensi, dove ogni opzione viene soppesata in base ai costi, ai rischi e alle conseguenze indirette. Nel mosaico della rivoluzione globale non poteva mancare il ritorno del dossier iraniano.

Aldous Huxley a Teheran

Con un'ideologia esausta e una società che non si riconosce più nella rivoluzione, l’Iran degli ayatollah entra nel suo crepuscolo storico. La teocrazia sopravvive per inerzia, puntellata da repressione e mito identitario, mentre i pilastri di stabilità crollano. In un Medio Oriente riconfigurato, il tempo diventa il nemico più letale del Nezam, aprendo scenari di competizione regionale incontrollata e di fine dell’ordine post-rivoluzionario iraniano.
Pagina 2 di 9