Il ruolo del sionismo cristiano

Israele scommette sul sostegno evangelico americano, trasformando la fede in geopolitica. Ma questa dipendenza rischia di isolare lo Stato ebraico, intrappolato tra profezie bibliche e un realismo strategico che si sgretola sotto il peso di una violenza inarrestabile.

L’impero visibile

Un tempo impero silenzioso, oggi gli Stati Uniti riscrivono le regole con brutalità trasparente. Trump accelera il passaggio da un dominio sfumato a una supremazia esplicita, tra diplomazia ridotta a business e strategie di potere senza più infingimenti. L’egemonia non sfuma, si trasforma: meno soft power, più colpi diretti. E mentre il mondo si americanizza, l’America si ridefinisce.

L'America Party alla ricerca di un'identità

Il sogno centrista di Elon Musk e del suo America Party rischia di infrangersi contro la realtà politica del trumpismo, che ha già occupato – e deformato – il voto moderato. Tra i visti H1B e la retorica nativista, l’equilibrio si gioca sull’immigrazione come sintomo e come leva.

Hezbollah alla conquista dell'America Latina

I bombardamenti sul Libano e l’uccisione del leader storico Hassan Nasrallah sembrano aver fiaccato Hezbollah. Ma il Partito di Dio ha sempre saputo reinventarsi nelle avversità. Ora, facendo leva sulla diaspora libanese, si muove dove i suoi nemici non possono colpirlo: l’America Latina, tra narcotraffici e nuove opportunità.

L'accelerazionismo frena

Elon Musk rompe con Trump e abbandona formalmente il DOGE. Dalla tecnocrazia alla deflagrazione: la faida si fa pubblica, e non si torna indietro. L’egemonia MAGA non è più unitaria, le fazioni si cannibalizzano. Musk lancia accuse gravi: Trump ha legami oscuri. È la fine dell’alleanza più ambigua del decennio.

L’arte di diventare qualcun altro

Scrittrice, studiosa d’arte e polemista, Susan Sontag (1933-2004) è stata testimone di un tempo nel quale l’intellettuale poteva ancora stabilire dei precisi confini tra vita pubblica e vita privata. Nella monumentale biografia scritta dal premio Pulitzer Benjamin Moser, Sontag (Rizzoli, 2024), emergono i tanti perché di una scelta del genere. Così come le contraddizioni di una donna tutt’altro che pacificata, disposta a fare qualunque cosa pur di battagliare. La sua lezione, oggi che gli intellettuali sono indefessi narcisi, è più che mai viva e attuale.

Dopo la globalizzazione

E se sotto il caos voluto del Presidente americano si celasse una certa chiarezza, dimostrata dalle ultime iniziative dell’Amministrazione, sulla metamorfosi indispensabile nella strategia e sul divario tecnologico americano che in un futuro più o meno prossimo possa garantire l’egemonia? La politica americana spasima di capire cosa avverrà dopo la globalizzazione classica. E il mondo con essa. Cercare di fare un bilancio di questi primi mesi di nuova amministrazione statunitense, dunque, non è solo utile, è anche fondamentale per capire dove andrà l'Italia.

Harvard è un campo di battaglia

Tra le mosse dei primi cento giorni trumpiani spicca l’aver gettato benzina sul fuoco del conflitto culturale che spacca gli Stati Uniti: una nazione divisa tra una fetta di popolazione fortemente politicizzata negli atenei e un ceto medio progressista contrapposti ad un’America profonda desiderosa d'inseguire narrazioni alternative di rivincita in un sistema sociale ormai cigolante. Mettere le mani sui settori chiave della ricerca in questo senso più che un mero segno di incipiente autoritarismo può esprimere (se la scommessa avrà buon esito) il bisogno del presidente di asservire - con tutti i mezzi - il campo accademico di costruzione dei saperi e di formazione delle nuove élite.

Washington non fa scuola

Il taglio di fondi e del personale al Dipartimento dell’Istruzione non fa altro che peggiorare una situazione complessa per la scuola pubblica statunitense, contraddistinta da un sempre maggiore assenteismo da parte degli studenti e da scarsi risultati nei test valutativi.

Una critica all'idea di "tecnodestra"

La tecnica non ha colore, è uno strumento di potere, che non può costitutivamente avere alcuna connotazione politica poiché è il contrario della verità e della scienza. La tecnica assume il moto della macchinazione dell’esattezza, che riduce costantemente la libertà umana, quest'ultima, presupposto di qualunque verità. La macchinazione ha unicamente il neoliberismo quale terreno fertile; nessuna “destra” è ad essa necessaria.

Il 2025 è un nuovo 1971

Gli Stati Uniti scelgono di riscrivere le regole prima che siano le regole a travolgerli, riaprendo con i dazi una fase di riordino industriale e riequilibrio macroeconomico. Trump, voce del disagio produttivo, traduce il malcontento in un cambio di rotta che mette in discussione il libero scambio come dogma.

«L'alleanza angloamericana è in corso di revisione»: Luca Mainoldi e la decodificazione delle mosse di Donald Trump

«Gli USA vogliono ritagliarsi una sfera di influenza esclusiva nell'emisfero occidentale (una specie di rivalutazione della dottrina Monroe allargata alle regioni artiche). Questo anche a scapito del tradizionale alleato britannico.»
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