La vittoria della realpolitik

La politica, così come il pensiero politico stesso, sono stati caratterizzati, in quest'ultimo ventennio, da una prospettiva e un agire dettati non già da principi, idee, visioni e narrazioni, bensì dalla necessità di soddisfare unicamente necessità contingenti. Un processo, questo, non frutto della casualità degli eventi o persino della volontà degli uomini, ma conseguenza di una forte ingerenza, da parte della storia, nelle vicende umane.

La nuova sfida Balcanica

Dalla fine del 2024, la Serbia è attraversata da un’ondata di proteste studentesche che si sono trasformate in un movimento nazionale di opposizione al presidente Aleksandar Vučić e alla sua linea politica. In un contesto segnato da profonde fratture interne, ambizioni europee in stallo, e legami strategici con Russia e Cina, i giovani guidano una mobilitazione senza precedenti.

L'America Party alla ricerca di un'identità

Il sogno centrista di Elon Musk e del suo America Party rischia di infrangersi contro la realtà politica del trumpismo, che ha già occupato – e deformato – il voto moderato. Tra i visti H1B e la retorica nativista, l’equilibrio si gioca sull’immigrazione come sintomo e come leva.

Smettiamola di morire di quorum

L’Italia in maggioranza ha smesso di scegliere da anni. Vuole solo essere lasciata in pace e spesso in panciolle, accettando anche di subire in silenzio. E se è vero, come ci hanno insegnato, che l’individuo è sacro, autonomo, responsabile delle proprie azioni e di quelle dei propri consimili, non è scritto da nessuna parte che queste ultime debbano ispirarsi ai più nobili intenti. Né che un’azione sia sempre preferibile, per convenienza, a una non-azione.

L'accelerazionismo frena

Elon Musk rompe con Trump e abbandona formalmente il DOGE. Dalla tecnocrazia alla deflagrazione: la faida si fa pubblica, e non si torna indietro. L’egemonia MAGA non è più unitaria, le fazioni si cannibalizzano. Musk lancia accuse gravi: Trump ha legami oscuri. È la fine dell’alleanza più ambigua del decennio.

La Polonia decide il proprio futuro

Mentre il Primo Ministro polacco Donald Tusk va a Kiev per incontrare Zelensky, la Polonia si prepara per le elezioni presidenziali del 18 maggio, e sono molte le incognite sull’approccio che verrà adottato dal futuro Capo di Stato che ne uscirà, specialmente in termini di politica estera. Le formazioni storiche si scontrano mentre nuovi attori si aggirano nell’elettorato acquisendo sempre più popolarità, e anche in queste elezioni gli Stati Uniti si trovano tirati in mezzo più o meno indirettamente.

Il Vaticano non è l'America

La scomparsa di Papa Francesco riaccende di colpo speculazioni e speranze della destra transatlantica intorno ad un possibile alleato pontificio. Ma il Vaticano segue logiche tutte sue, anche — e soprattutto — in politica.

Mélenchon, la creolizzazione e quel popolo che non c’è 

Nel suo manifesto politico, Mélenchon individua un protagonista: il popolo. Ma nella Francia contemporanea, cosa sia questo popolo e quali coordinate lo costituiscano è un interrogativo che aleggia sulla teoria del filosofo impegnato. Nella sua ostinata fede nella sovranità assoluta, fino alla difesa paradossale dell’avversaria Le Pen, emerge la cifra di un repubblicanesimo sui generis. La proposta più controversa di Mélenchon, la “creolizzazione”, contiene in sé tutto il paradosso di una teoria che vuole salvare la Repubblica smantellandola e rilanciando il populismo senza popolo.

Una critica all'idea di "tecnodestra"

La tecnica non ha colore, è uno strumento di potere, che non può costitutivamente avere alcuna connotazione politica poiché è il contrario della verità e della scienza. La tecnica assume il moto della macchinazione dell’esattezza, che riduce costantemente la libertà umana, quest'ultima, presupposto di qualunque verità. La macchinazione ha unicamente il neoliberismo quale terreno fertile; nessuna “destra” è ad essa necessaria.

L'eredità di un democristiano anomalo

Atipico, sensibile al mercato e con spirito europeista, la morte di Filippo Maria Pandolfi priva l’Italia di un protagonista delle istituzioni, a Roma e a Bruxelles, che ha saputo individuare in anticipo i grandi mali che affliggevano (e che affliggono) il Paese.

Rossi e neri non sono tutti uguali

La magra affluenza alle europee (49 punti percentuale scarsi) fa il paio con il sempre maggiore distacco degli elettori dai partiti della “democrazia mafiosa” come scriveva Panfilo Gentile alludendo allo scadere dei regimi rappresentativi in oligarchie elitarie scollate dalle ragioni popolari. Il crollo della partecipazione alle istituzioni spinge ad interrogarsi sulla natura della classificazione politica degli schieramenti e sull’attualità di categorie da mettere alla prova rispetto al proprio tempo. Ha ancora senso parlare di destra e sinistra?

Un Cancelliere di passaggio

Con un'affluenza alle urne senza precedenti negli ultimi trent'anni, la Germania ha scelto Friedrich Merz come suo nuovo Cancelliere. Ormai quasi settantenne, un'età molto vicina a quella di Konrad Adenauer quando prese le redini del Paese, la parabola di Merz, che non sarà certo paragonabile a quella di suoi illustri predecessori, rischia invece di essere persino più caduca di quanto preventivato.
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