Non si scappa dai social media

Il KIDS Act presentato dalla Commissione europea chiude i social ai minori di tredici anni e li tratta come fossero una sostanza tossica, da dosare con cura. Sono invece un luogo, il primo in cui si vive fra milioni di sconosciuti come in una metropoli, ma con il controllo e la memoria di un paese. Lì il riserbo, che per Simmel rendeva libero chi l’abitava, non protegge più, e chi, come le nuove generazioni, ci cresce non ha una città alternativa in cui trasferirsi.

Parigi contro i social

La Francia è diventata il primo paese europeo a vietare i social network agli under 15. La legge è approvata, ma rimane irrisolto il nodo centrale: come verificare l'età senza raccogliere documenti d'identità, senza violare la privacy e senza spingere gli adolescenti verso piattaforme non regolamentate. Dietro la misura c'è una partita più grande, la stessa in cui l'Europa prova a trasformare la regolazione da limite in strumento di pressione sui giganti digitali americani e cinesi.

La performance non s'interrompe mai

La generazione che vive nei social non ha più un “fuori scena” dove spogliarsi del proprio personaggio. Il ruolo coincide con l’identità, la performance sostituisce la presenza. Il rito non serve più a ricordare la finzione del genere, ma a trasformarla in verità. La parodia non libera: incolla. E la distanza diventa l’unica forma accettabile di relazione.

Censura selettiva

Il dominio dell’uomo sull’uomo trova la sua forza nel filtrare di quali contenuti si può liberamente god. Neanche l'ordine democratico ha cambiato le cose.

Nessuno sorveglia i sorveglianti

Nell'epoca delle notizie false, è emerso con forza il ruolo dei fact-checkers, custodi della verità oggettiva. Anche se molte critiche possono essere sollevate sulla loro presunta imparzialità.