Teoria del partigiano Vannacci

Capire Roberto Vannacci attraverso Carl Schmitt rivela qualcosa che il dibattito corrente non coglie: non è un politico con un programma, ma una figura tellurica che si nutre dell'identificazione del nemico interno. La remigrazione, di conseguenza, non è una proposta percorribile, ma un grido di battaglia. Il 3,5% di sostenitori che, stando ai sondaggi, lo voterebbe cerca proprio questo: pura appartenenza.

Piccola missione marziana

Mentre Stati Uniti e Cina si contendono il primato sulla colonizzazione di Marte a colpi di miliardi, l'Italia prova una strada diversa: il progetto "Small Mission to Mars" non punta sulla scala, ma sulla specializzazione. Costruire materiali direttamente sul pianeta usando la regolite marziana, ridurre i costi strutturali della permanenza umana, diventare fornitore indispensabile della futura economia extraterrestre. Una scommessa che vale più del suo nome.

Il campo largo non è un progetto politico

La politica italiana ha sempre dimostrato una capacità di adattamento sconfinata: coalizioni incoerenti tenute insieme dal magnetismo del potere, una classe dirigente occasionata più che edificata, vincoli esterni che definiscono a priori il perimetro del praticabile. Modalità di gestione del potere che hanno garantito stabilità finché anche il contesto lo era. Ora che l'ordine internazionale cambia struttura, quella stessa resilienza rischia di diventare il moltiplicatore della sua rigidità.

Il senso della Lega Nord

Umberto Bossi non inventò il malcontento del nord: lo trovò già pronto, lo tradusse in linguaggio politico e lo portò fin dentro le istituzioni che aveva giurato di distruggere. Gianfranco Miglio gli aveva fornito l'architettura teorica, ovvero il federalismo, le macroregioni, la critica dello Stato unitario. Ma quando si trattò di scegliere tra riformare il sistema ed entrarvi, Bossi scelse il potere. Fu l'origine dei suoi problemi e di quelli della sua creatura.

La scelta di Marina Berlusconi

Dalle parole della primogenita del fondatore di Forza Italia si evince l’esigenza di cambiamento. Al di là delle celebrazioni di rito per il lavoro svolto da Antonio Tajani, è chiaro che Forza Italia si trova ad un bivio: essere guidata da un profilo che ricordi da vicino Silvio Berlusconi o lasciarsi trasportare dalla necessità di voltare pagina? Il futuro è nelle mani di Marina, che è chiamata ad una presa di posizione, anche in tempi piuttosto brevi.

L'Italia galleggia, la politica affonda

Un referendum che avrebbe dovuto misurare il Paese ha misurato invece la sua paralisi: tutto si trasforma in voto politico, ogni riforma in campo di battaglia ideologico, ogni questione strategica in propaganda. In un paese che ha fatto di tutto politica, il dibattito pubblico si è ridotto a macchietta - e il quieto vivere è diventato l'unica vera ideologia trasversale.

Garlasco, o della coazione a ripetere

La cronaca nera come dispositivo narrativo permanente della televisione italiana. Il caso Garlasco diventa il paradigma di una macchina mediatica incapace di fermarsi. Come nella teoria freudiana della coazione a ripetere, il mezzo televisivo replica all’infinito lo stesso racconto, trasformando il vuoto informativo in intrattenimento e sacrificando verità, complessità e creatività sull’altare dell’audience.

Marzio G. Mian: «Normalizzare i rapporti con i russi non è ancora possibile, ma in Italia c’è voglia di cambiare»

«Io viaggio con poche certezze. Forse una: quella di portare a casa la pelle»

Indecisione all'italiana

L’allargarsi del conflitto mediorientale oltre i suoi confini mette a nudo una volta di più il più grande limite dell’Italia: l’incapacità di scegliere. In preda a timori di ogni sorta, si rimane immobili di fronte al caos. In queste condizioni, il problema non è quale decisione prendere, ma se si sia ancora disposti a prenderne una.

Governare l'onda

La nuova Relazione dell'intelligence e il report NATO sulla guerra cognitiva riconoscono che la stabilità delle democrazie dipende sempre più dall’ambiente informativo. Piattaforme, polarizzazione e competizione politica hanno generato un’onda che gli attori politici hanno imparato a sfruttare. Quando gli Stati cercano di governarla come un problema di sicurezza, la distinzione tra difesa e controllo diventa incerta.

Separare le carriere è cosa giusta

Dall’ideale platonico alla ragion di Stato machiavelliana, la questione resta la stessa: come costruire un sistema giusto in una realtà imperfetta. Il referendum diventa così un passaggio per riflettere su terzietà, fiducia pubblica e assetto dei poteri.

Luciano Violante: «Il vero problema della democrazia italiana non è come vincere, ma come far votare. Quando vota meno del cinquanta per cento degli elettori, la legittimità si indebolisce. La politica deve ripensarsi, affrontare i problemi dei cittadini, offrire speranza.»

«Se la politica non è una comunità pensante e diventa un ascensore, un meccanismo di carriera, allora le persone si disinteressano e restano i più ambiziosi, o comunque quelli che non hanno interesse a riflettere sul futuro. Serve ricostruire luoghi di incontro e discussione, comunità che elaborano idee e non semplici comitati elettorali.»
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