Taiwan è in vendita

Decenni di equilibrio diplomatico attorno allo Stretto di Taiwan reggevano su un'ambiguità studiata e preservata con cura: Washington riconosceva Pechino ma garantiva Taipei. Oggi Trump sembra disposto a usare quell'equilibrio come merce di scambio, trattenendo forniture di armi e rifiutando di rassicurare l'isola in caso di attacco. Il capolavoro della diplomazia americana rischia di diventare la sua prima concessione strategica a Xi Jinping.

Lo Stato dentro le macchine

Cloud militari, satelliti privati, piattaforme sanitarie e infrastrutture dati mostrano una trasformazione già in corso: lo Stato non scompare, ma funziona sempre più attraverso sistemi progettati e gestiti da grandi aziende tecnologiche. La sovranità resta pubblica nella forma, ma le sue condizioni materiali diventano ogni giorno più ibride e difficili da controllare.

Passeggiando per Sochi

Si parte da Yerevan e si arriva a Sochi, la città che Stalin amava, che Pushkin celebrò e che le Olimpiadi del 2014 resero celebre al mondo. Si passeggia sotto un radar affacciato sul lungomare , si mangia da Rostic's - il KFC che non si chiama più così - si beve oolong in una sala da tè diventata centro di gravità del viaggio. Poi suonano le sirene, e le atmosfere da eterna vacanza si spezzano. La città però non smette di vivere: palpitante e con lo sguardo fisso sull'orizzonte in attesa di onde che non siano solo quelle del mare.

Hormuz è una questione mediterranea

Nel Medio Oriente acceso dal triangolo di fuoco composto da Stati Uniti, Israele e Iran, l’Italia deve fare la propria parte per preservare il suo interesse nazionale. La visita di Rubio riapre per Roma la possibilità di proporsi come terreno diplomatico della crisi. Per l’Italia, Hormuz, Bab el-Mandeb, Suez e Mediterraneo appartengono allo stesso apparato circolatorio: se gli stretti si chiudono, noi soffochiamo dentro il Mare nostrum. La pace ci serve per evitare l’asfissia.

La guerra cognitiva si combatte con il Fentanyl

Dal papavero sumero al soma di Huxley, dall'eroina usata dai servizi di intelligence negli anni Settanta al Fentanyl dei cartelli messicani: il rapporto tra potere e sostanze che alterano la mente è antico quanto la civiltà. Ogni epoca ha il suo veleno. La nostra ne ha trovato uno che arriva a domicilio come un pacco Amazon e colpisce la volontà prima ancora del corpo.

Tutti gli Occidenti possibili

Il solco aperto da Trump con tutti gli alleati europei, e infine anche con l’Italia, invita ad una riflessione più profonda. Sulle due sponde dell’Atlantico, diverse idee di Occidente, diverse idee di Europa. Meloni cerca di tenere assieme le due anime, mostrandosi contemporaneamente europeista e filoamericana, sebbene in patria la vorrebbero nazionalista. Un equilibrismo fra estremi difficile da mantenere. All’indomani del fallimentare bilaterale con Rubio è venuta la Giornata dell’Europa: un invito a scoprire e confrontare i molteplici percorsi paralleli che la Premier cerca di abbracciare simultaneamente.

Leone XIV, un anno dopo

Dalla politica estera ai fronti interni, l’eredità di Francesco non si annunciava di facile gestione. E così è stato, nonostante la tempra (inaspettata) di un Pontefice inedito. Il primo anno di Robert Prevost è stato tutt'altro che un rodaggio tranquillo. Il Papa americano, salito al soglio di Pietro l'8 maggio 2025, che molti immaginavano inoffensivo, si sta rivelando il più scomodo degli interlocutori.

L'America dopo Israele

Cresce oltreoceano la disaffezione per Tel Aviv ed il suo sodalizio con Washington: tra frustrazione, cambiamenti demografici e complotti, l’America di domani non sarà più il “fratello maggiore” di Israele.

Il piatto piange

Metà dell'umanità si nutre grazie ai fertilizzanti azotati di sintesi. E quasi la metà dell'export mondiale di urea transita da un pugno di paesi del Golfo Persico, gli stessi che la crisi di Hormuz ha paralizzato. Così quarantacinque milioni di persone si ritrovano sull'orlo di una crisi alimentare. Una filiera costruita per funzionare in tempi di pace, diventa, in tempi di guerra, un moltiplicatore di problemi.

Teoria del partigiano Vannacci

Capire Roberto Vannacci attraverso Carl Schmitt rivela qualcosa che il dibattito corrente non coglie: non è un politico con un programma, ma una figura tellurica che si nutre dell'identificazione del nemico interno. La remigrazione, di conseguenza, non è una proposta percorribile, ma un grido di battaglia. Il 3,5% di sostenitori che, stando ai sondaggi, lo voterebbe cerca proprio questo: pura appartenenza.

La morte dell'OPEC

Il primo maggio gli Emirati Arabi Uniti sono usciti dall’OPEC, indebolendo fortemente le strutture economiche e finanziarie che sorreggono il Golfo. Questa decisione però non è solo frutto di un calcolo prettamente industriale e commerciale, ma deve essere osservata all’interno del ragionamento strategico di Abu Dhabi, che intende distanziarsi dall’Arabia Saudita e dal GCC, scrollandosi di dosso l’etichetta di partner junior, mirando a diventare un attore chiave delle dinamiche geopolitiche globali.

Non c'è più un piano per il 2027

La sconfitta nel referendum è stata il vero spartiacque di questa legislatura. Così ora Giorgia Meloni naviga a vista verso il 2027, mentre nei palazzi dell’opposizione circolano già le liste dei ministri. Donald Trump ha fatto saltare il banco: Conte vuole scalzare Schlein, D’Alema e Renzi vogliono fare i kingmaker, mentre l’unica ancora di salvezza si chiama Jordan Bardella.
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