Il possibile "effetto domino" dopo Caracas

La cattura di Nicolás Maduro pone importanti interrogativi sulla tenuta degli Stati nemici degli USA. Iran e Cuba appaiono come i casi più esposti: crisi economiche, proteste ricorrenti e isolamento internazionale mettono sotto pressione sistemi sempre più fragili, con possibili conseguenze su sicurezza energetica, stabilità regionale e sugli equilibri strategici tra Washington, Mosca e Pechino.

La fine della cristianità

Dal tramonto della cristianità al ritorno del paganesimo: Chantal Delsol racconta la lunga ritirata della Chiesa e il nuovo orizzonte spirituale dell’uomo contemporaneo, tra nostalgie perdute e silenziosi testimoni del Vangelo.

L'epoca dei protocolli

Pandemia, guerra, terrorismo: a ogni crisi rispondiamo con procedure sempre più rigide. Ma i protocolli rassicurano più di quanto preparino. Funzionano in condizioni normali, falliscono quando la realtà devia, lasciando sistemi efficienti ma fragili.

È l'energia che muove il mondo

Dietro conflitti e retorica morale si muove una logica strutturale: l’energia come infrastruttura dell’ordine globale. Stati Uniti, Russia e Venezuela sono nodi di un sistema che può essere governato solo includendo gli attori che ne rendono possibile la stabilità.

Hugo Chávez nel mirino

I bombardamenti statunitensi del 3 gennaio non rispondono solo a logiche militari, ma colpiscono deliberatamente l’eredità politica e simbolica di Hugo Chávez. L’attacco al suo mausoleo segnala la volontà di Washington di chiudere definitivamente la stagione chavista, riaffermando la propria egemonia in America Latina attraverso un’azione di forza dal forte valore storico e ideologico.

L’ombra lunga di Chávez sul tramonto venezuelano

Il Sud America, terra di rivoluzioni e carismi, trova nell’eredità di Hugo Chávez e nel suo successore Nicolás Maduro un esempio di come il populismo possa evolversi in autoritarismo. Dal sogno bolivariano al socialismo del XXI secolo, la leadership chavista ha alternato nazionalizzazioni e politiche economiche instabili, portando il Venezuela a una crisi economica e politica senza precedenti. Il regime di Maduro, tra repressione e sanzioni internazionali, continua a dividere il paese e a sconvolgere l’intera regione.

Vincere le guerre, perdere l'Impero

Dalla distruzione sistematica degli Stati ostili a Israele all’illusione di una sicurezza ottenuta con la forza, la strategia israelo-americana ha prodotto un Medio Oriente frammentato, avversari più compatti e alleanze sempre più instabili. A distanza di vent’anni, le vittorie militari si rivelano politicamente sterili, mentre l’egemonia occidentale si consuma.

Il complotto come religione del vuoto

Quando la scienza ha dissolto il mistero e la politica ha fallito nel sostituirlo, il bisogno di senso è rimasto orfano. Il complotto riempie quel vuoto: una mitologia dell’eccesso informativo, nata dal desiderio di ritrovare un disegno in un mondo ormai privo di autore.

La guerra civile repressa

Il conflitto interno ad una società si sviluppa come struttura biologica e cosciente delle collettività: dalla paura ontologica di Carl Schmitt alla guerra civile come crisi necessaria, virus e anticorpo del corpo politico, fino alla sua trasformazione biopolitica e repressiva nell’epoca del capitalismo globale, dove il collasso non scompare ma si interiorizza, si disperde e si riproduce ciclicamente.

Dai libretti rossi al male di vivere

La Cina sempre più mostra fratture interne che indeboliscono il legame tra Partito e società. I giovani smettono di credere nel futuro promesso e si ritirano dalla competizione economica e sociale. Il potere risponde con controllo e retorica mobilitante ma senza una visione capace di rigenerare fiducia. Ne risulta un sistema formalmente stabile che però consuma capitale umano, motivazione collettiva e capacità di adattamento nel medio periodo.

Le Olimpiadi che non abbiamo voluto

La candidatura binazionale Cortina–Innsbruck non è stata scartata per limiti tecnici o politici, ma perché metteva in crisi il modo in cui l’Italia usa i grandi eventi: come strumenti di centralizzazione simbolica, sospensione di regole e produzione di consenso. Non un’occasione sportiva mancata, ma il rifiuto di un diverso rapporto con il territorio, il confine e la continuità europea, fondato su misura, cooperazione e governance condivisa. Un progetto respinto perché troppo coerente con un futuro non interamente possibile.

Richard Slotkin

«Da presidente, Trump agisce d’impulso, spinto da un bisogno narcisistico di autoaffermazione, da risentimenti profondi, da un’avidità insaziabile e da un animus identitario. Non riconosce alcuna realtà al di là dei propri pregiudizi e delle proprie preferenze: è vero ciò che lui afferma come vero. Le sue manifestazioni di rabbia hanno rispecchiato l’umore di una vasta base di sostenitori appartenenti alla classe lavoratrice e alla classe media, soprattutto quando erano dirette contro le minoranze razziali e di genere e contro le élite culturali.»
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