Il vuoto dietro Epstein

Jeffrey Epstein viene spesso raccontato come il custode di un segreto inconfessabile. Ma i files mostrano altro: non un burattinaio, bensì un sistema opaco di relazioni senza regia. Il complotto emerge allora come una risposta simbolica al disordine, un modo per restituire intenzionalità a un potere che produce effetti senza dichiarare fini né assumere un volto.

La mitologia della pace in crisi

L'illusione illuminista della pace perpetua si scontra con la realtà geopolitica contemporanea: il fallimento del diritto internazionale e l'incapacità europea di abbandonare ideali progressisti ormai svuotati di significato, permettono l'emersione della verità schmittiana di una guerra che non è mai cessata, ma solo mascherata dietro retoriche umanitarie e moralismi autoassolutori.

L'incidente Vela

Una notte di fine 1979, il buio compatto dell’Oceano Indiano veniva interrotto dal bagliore delle stelle sopra le Isole del Principe Edoardo. Improvvisamente, un lampo accecante squarciò il cielo, seguito da un secondo, più breve, che sembrò dissolversi nell’aria salmastra. Nessuna nave mercantile testimoniò l’accaduto, nessuna stazione costiera registrò anomalie. Eppure, a centomila chilometri di distanza, gli occhi elettronici di un satellite statunitense classe Vela Hotel catturarono senza batter ciglio quell’enigmatico “doppio flash”, che tradiva la firma inconfondibile di una detonazione nucleare.

Sui sogni come antidoto al nichilismo 

Pensato come irreale, il sogno viene misconosciuto. Eppure esso sospende le strutture interpretative della veglia e rende sensibile l’impossibilità del nulla. Non rivelazione diretta della verità, ma esperienza che indebolisce il controllo dell’Io, il sogno testimonia una dimensione dell’essere sottratta al tempo e alla produzione tecnica.

Forza del diritto e diritto della forza

Il declino della cultura occidentale e delle sue élite coincide con il ritorno della forza come principale strumento di regolazione dei rapporti internazionali, mentre diritto e politica perdono capacità di contenimento e mediazione.

Béla Tarr, l’anti-Hollywood

Il regista ungherese, con il suo “cinema medioevale” dall’estetica austera e solenne, ha cercato tutta la vita d'indagare la condizione umana, senza mai scendere a patti con l’industria cinematografica.

Parlare senza comandare

Dalla parola vuota del capo nelle società senza Stato descritte da Pierre Clastres alla politica contemporanea, in cui il discorso pubblico sopravvive mentre il potere si sposta altrove: un confronto antropologico per comprendere perché oggi si parla così tanto quando decidere non è più possibile.

Il suicidio spettacolarizzato

La morte dello streamer catalano Sergio Jimenez, consumata in diretta davanti a follower paganti, diventa un caso emblematico della società dello spettacolo digitale: fama di massa, profilazione, nichilismo e mercificazione delle identità si intrecciano fino a trasformare il corpo in contenuto e il sacrificio in intrattenimento, rivelando le derive antropologiche del tardo-capitalismo mediatizzato.

L'epoca dei protocolli

Pandemia, guerra, terrorismo: a ogni crisi rispondiamo con procedure sempre più rigide. Ma i protocolli rassicurano più di quanto preparino. Funzionano in condizioni normali, falliscono quando la realtà devia, lasciando sistemi efficienti ma fragili.

Il complotto come religione del vuoto

Quando la scienza ha dissolto il mistero e la politica ha fallito nel sostituirlo, il bisogno di senso è rimasto orfano. Il complotto riempie quel vuoto: una mitologia dell’eccesso informativo, nata dal desiderio di ritrovare un disegno in un mondo ormai privo di autore.

La guerra civile repressa

Il conflitto interno ad una società si sviluppa come struttura biologica e cosciente delle collettività: dalla paura ontologica di Carl Schmitt alla guerra civile come crisi necessaria, virus e anticorpo del corpo politico, fino alla sua trasformazione biopolitica e repressiva nell’epoca del capitalismo globale, dove il collasso non scompare ma si interiorizza, si disperde e si riproduce ciclicamente.

Le Olimpiadi che non abbiamo voluto

La candidatura binazionale Cortina–Innsbruck non è stata scartata per limiti tecnici o politici, ma perché metteva in crisi il modo in cui l’Italia usa i grandi eventi: come strumenti di centralizzazione simbolica, sospensione di regole e produzione di consenso. Non un’occasione sportiva mancata, ma il rifiuto di un diverso rapporto con il territorio, il confine e la continuità europea, fondato su misura, cooperazione e governance condivisa. Un progetto respinto perché troppo coerente con un futuro non interamente possibile.
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