Anatomia di due rivoluzioni novecentesche

Lenin e Khomeini furono fra i pochi, nel corso della storia, qualificati per porsi al timone di quelle rivoluzioni che nella spinta delle classi «subalterne» della società trovarono la loro ragion d’essere.

La vittoria della realpolitik

La politica, così come il pensiero politico stesso, sono stati caratterizzati, in quest'ultimo ventennio, da una prospettiva e un agire dettati non già da principi, idee, visioni e narrazioni, bensì dalla necessità di soddisfare unicamente necessità contingenti. Un processo, questo, non frutto della casualità degli eventi o persino della volontà degli uomini, ma conseguenza di una forte ingerenza, da parte della storia, nelle vicende umane.

Il costo della mediazione

L’8 agosto del 2025 segna un punto di svolta nelle relazioni fra Azerbaijan ed Armenia. L’intesa raggiunta fra i due Stati sembra porre finalmente fine al conflitto del Nagorno Karabakh, che incessantemente dal 1988 ha tenuto i due in aperta ostilità. A mediare le richieste e le pretese è Donald Trump, o meglio: gli Stati Uniti. Il prezzo della mediazione è caro per tutta la regione: è in atto una trasformazione che modificherà radicalmente gli assetti geopolitici del Caucaso meridionale.

Pechino è pronta

Per la Cina, la parata militare ha un duplice obiettivo: mostrare le proprie capacità militari e la compattezza del suo popolo, così come la possibilità di far affidamento su partner strategici per sviluppare il progetto geopolitico orientale, che mira a creare un nuovo sistema internazionale in cui l’Occidente sarà costretto a subire la storia, invece di farla.

Una successione contesa

Con l’avvicinarsi della fine della vita di Tenzin Gyatso, 14° Dalai Lama, la questione della sua successione riapre uno dei fronti più delicati della geopolitica asiatica. Il recente annuncio del leader spirituale, che ha riaffermato l’autonomia della sua reincarnazione dal controllo cinese, ha sollevato nuove tensioni tra Pechino e la diaspora tibetana.

L'Est è il nuovo mondo

Viene riaperto il dialogo riguardante il RIC, meccanismo trilaterale tra Russia-India-Cina ormai inattivo dal 2020. I ministri degli Esteri dei rispettivi paesi, in modo diverso tra loro, esprimono il loro interesse al possibile ritorno di tale formato. In ambito commerciale e politico sarebbe un grande balzo in avanti, ma rimane la criticità nei rapporti bilaterali tra Pechino e Nuova Delhi che, nonostante il miglioramento, sono ancora in uno stato grigio. Le tariffe aggressive di Trump hanno senza dubbio favorito il ritorno di questa opzione, che nelle intenzioni dei tre paesi rappresenterebbe un ulteriore avanzamento per arrivare a costruire un sistema geopolitico multipolare.

L'Ankara consensus alla prova

Negli ultimi anni la Turchia ha ricalibrato le proprie ambizioni geopolitiche proiettandosi su due fronti principali: la mediazione nel conflitto russo-ucraino e la crescente influenza nel Corno d’Africa, in particolare in Somalia. Recep Tayyip Erdoğan, sfruttando la postura ambigua tra NATO e Russia, tenta di rafforzare il proprio ruolo di mediatore globale, nonostante le tensioni con Washington per l’acquisto dei sistemi russi S-400. Parallelamente, Ankara ha costruito in Somalia un laboratorio strategico di proiezione militare, economica e diplomatica, presentandosi come alternativa credibile all’Occidente e alla Cina.

Lo sfondamento nel Donbass

L’11 agosto 2025 le forze armate russe hanno ottenuto un successo tattico di vasta portata sul fronte orientale, sfondando le difese ucraine a nord-est di Pokrovsk, città strategica nel Donbass. L’avanzata su un fronte di oltre 13 chilometri e la rapida penetrazione per almeno 15 chilometri in profondità hanno interrotto le principali vie logistiche delle truppe ucraine, determinando un accerchiamento operativo di Pokrovsk e compromettendo la tenuta dell’intero settore.

Il realismo offensivo di John Mearsheimer

Stretti tra le maglie di una volontà idilliaca di vedere il mondo organizzato secondo legittime aspirazioni di pace, con una tempesta in corso e sempre più avvolgente intorno al ventre molle e pacifico del globo, nessuno degli Stati europei occidentali ha oggi più contezza della tragedia insita nelle relazioni internazionali. In un simile contesto, il realismo offensivo di Mearsheimer sembra disvelare tale spettro. Rendendoci edotti della falla di un sistema per sua natura soggetto agli umani mutamenti. Anarchico, perché privo di una guida globale, che forse mai esisterà.

Ferragosto in Alaska

Il vertice tra Donald Trump e Vladimir Putin previsto per il 15 agosto 2025 in Alaska rappresenta uno spartiacque simbolico e strategico nella ridefinizione dei rapporti di forza globali. Più che un vero tavolo di pace sull’Ucraina, è un evento mediatico e geopolitico che consente a entrambi i leader di rilanciare le rispettive agende.

Cronache di un'invasione annunciata

L'annuncio del piano di occupazione totale a Gaza rivela quanto Israele voglia una guerra in Medio Oriente infinita. L'applicazione degli stereotipi occidentali è fallace. Tutto si basa sulla consapevolezza della necessità dell'incutere timore, perché chi perde, perde tutto.

L’impero visibile

Un tempo impero silenzioso, oggi gli Stati Uniti riscrivono le regole con brutalità trasparente. Trump accelera il passaggio da un dominio sfumato a una supremazia esplicita, tra diplomazia ridotta a business e strategie di potere senza più infingimenti. L’egemonia non sfuma, si trasforma: meno soft power, più colpi diretti. E mentre il mondo si americanizza, l’America si ridefinisce.
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